Foto del 17 agosto 2025
Con questo magico scatto di Alessandro Bertucci torniamo a fare un giro nel nostro Appennino. Più precisamente siamo nella valle dell'Ozola tra i boschi di faggio e l'umidità dei piccoli anfratti della valle.
Terra di faggi, si, ma anche di muschi.
Il muschio, a differenza delle piante più evolute (come alberi e fiori), appartiene al gruppo delle briofite, che sono piante molto antiche e “primitive”. La loro struttura spiega bene perché abbiano bisogno di vivere in ambienti molto umidi.
In primis i muschi non hanno radici sviluppate come le altre piante, ma dei piccoli filamenti chiamati rizoidi, che servono più ad ancorarsi che ad assorbire acqua. Quindi l’acqua non viene “pescata” dal terreno, ma assorbita direttamente dall’intera superficie della pianta.
Non possiedono un vero sistema vascolare (come lo xilema e il floema nelle piante superiori). Senza questi “tubi” interni, l’acqua non può essere trasportata a distanza: ogni cellula deve riceverla direttamente dall’esterno. Ecco perché il muschio ha bisogno di un ambiente costantemente umido.I gameti maschili del muschio (gli spermatozoidi) si muovono grazie a flagelli e devono “nuotare” fino alla cellula uovo femminile. Senza acqua libera (pioggia, rugiada o almeno un velo d’umidità), non può avvenire la fecondazione.
I muschi non hanno cuticola spessa come le piante più evolute, quindi perdono facilmente acqua per evaporazione. Per non seccarsi, hanno bisogno di trovarsi in ambienti freschi, ombrosi e umidi.
Alcuni muschi, però, hanno sviluppato la capacità di andare in criptobiosi: quando si seccano sembrano morti, ma appena ricevono acqua “si risvegliano” e tornano verdi in poche ore. Per questo motivo si trovano anche su rocce, muri o tetti, dove l’umidità è temporanea.