Foto del 17 febbraio 2025
Abitato che si erge a spartiacque tra le valli del Secchia e del Tresinaro, incastrata tra le argille varicolori del "Mélange" omonimo. Terra di barzigole bizantine e il dolcissimo croccante alle madorle.
La prima menzione di Bagisium risale al 954, ed è attestata nella Vita Mathildis di Donizone, in riferimento all'assedio di Canossa. In quel periodo, la storia di Baiso era strettamente legata alla famiglia Baisi, che prese il nome proprio dalla località. I membri di questa famiglia furono fedeli sostenitori della contessa Matilde di Canossa e parteggiarono sempre per la Chiesa nelle varie contese politiche e militari. Grazie a questa alleanza, ottennero in feudo dai vescovi di Reggio Emilia l'intero territorio della Pieve di Baiso, ampliando poi i loro possedimenti nel 1144 fino all'abbazia di Marola, estendendo il controllo su entrambe le sponde del fiume Secchia.
Nel 1174, tuttavia, la compattezza del feudo si spezzò e i Baisi persero la giurisdizione sulle terre situate oltre il Secchia. Il loro dominio si ridusse alle località di Baiso, San Romano, Lorano Maiatica e Canicchia. Nel 1256, il territorio passò sotto il controllo della famiglia Fogliani e nel 1315 Baiso risultava registrato nel Libro dei fuochi come comune autonomo, con 37 famiglie proprietarie e 46 residenti.
Il castello di Baiso fu spesso conteso e cambiò più volte padrone tra i Fogliani, i Baisi e le forze di Reggio Emilia, fino a quando i Fogliani ne consolidarono il possesso nel 1472, mantenendolo fino alla confisca di tutti i loro beni in montagna. Successivamente, il feudo passò sotto il dominio degli Estensi, che lo tennero fino al 1553. Dopo varie vicissitudini, nel 1641 il feudo venne assegnato ai Levizzani, già titolari di Levizzano. Con la caduta del sistema feudale nel 1796, Baiso divenne comune, ma nel 1807 perse la propria autonomia, venendo accorpato a Carpineti. Solo nel 1859, con il decreto Farini, Baiso tornò a essere un comune autonomo, poco prima della nascita del Regno d'Italia.
Nel periodo del boom economico, come avvenne in altri centri dell'Appennino reggiano, Baiso fu interessato da un forte fenomeno migratorio verso le città della pianura, come Reggio Emilia, Modena e Milano. A partire dagli anni Sessanta, nel fondovalle del Secchia iniziarono a svilupparsi aree industriali, che trasformarono parzialmente l’economia locale, fino ad allora basata prevalentemente su agricoltura e allevamento.
L'abitato di Baiso si trova nel cuore di un paesaggio modellato dai calanchi del geosito "Mélange di Baiso", una formazione geologica complessa e affascinante. Questo territorio è caratterizzato da un mélange tettonico, ossia un insieme eterogeneo di rocce di diversa origine, caoticamente mescolate a seguito di antichi movimenti della crosta terrestre.
Le argille scagliose, predominanti nella zona, si alternano a blocchi di rocce più resistenti, come calcari, arenarie, testimoniando l'antico fondale oceanico che circa 90-30 milioni di anni fa si trovava in quest’area. L’azione dell’erosione ha modellato i calanchi, creando un paesaggio suggestivo di dorsali argillose brulle e ripidi pendii franosi, che contrastano con le zone più stabili dove sorgono insediamenti e aree coltivate.
Questo ambiente, geologicamente dinamico, rappresenta una delle aree più significative dell’Appennino reggiano per la comprensione dell’evoluzione geologica della regione e della complessa storia tettonica che ha dato forma al nostro paesaggio.