Piviere dorato.
Foto del 16/10/2026
La Foto del Giorno di oggi ci porta di nuovo negli ambienti umidi, con questo splendido Piviere dorato (Pluvialis apricaria) ripreso magistralmente da Lorenzo Zuntini, sul greto di un corso d’acqua, tra sassi coperti di alghe e una luce che dorata lo è quanto lui.
Perché “dorato”?
Basta guardare il dorso: ogni penna ha piccole macchie giallo oro su fondo scuro, e l’effetto è quello di un mantello punteggiato di pagliuzze d’oro. Il nome scientifico racconta altro. Pluvialis richiama la pioggia: secondo antiche credenze, questi uccelli si radunavano e arrivavano con le piogge, e per questo venivano considerati un segno di maltempo. Apricaria deriva invece dal latino e significa “che ama il sole”. Pioggia e sole nello stesso nome: per un sito di meteo, difficile chiedere di meglio!
Carta d’identità
È un limicolo di dimensioni medie: misura circa 26-29 cm, con un’apertura alare di quasi 70 cm, e pesa fra i 150 e i 200 grammi. Gli occhi grandi e scuri e il becco breve e dritto sono tipici dei piovieri. Nei mesi riproduttivi sfoggia una “maschera” nera su faccia e ventre, con un bordo bianco; in autunno e in inverno, come nella foto, la parte inferiore diventa chiara.
Un viaggiatore del Nord
Nidifica nelle brughiere e nelle tundre del Nord Europa, fra Islanda, Scandinavia, Scozia e Russia. Alla fine dell’estate si sposta verso sud e sverna in Europa occidentale e meridionale, area mediterranea compresa. In Italia lo si incontra soprattutto da autunno a inizio primavera, in campi arati, prati umidi e lungo i greti dei fiumi, spesso in gruppi numerosi.
Come caccia
Ha un modo di cercare cibo inconfondibile: corre per brevi tratti, si ferma di colpo, scruta il terreno con quegli occhioni e, se vede qualcosa, becca. Mangia insetti, lombrichi, molluschi e piccoli invertebrati.
Una curiosità da record
Questo piccolo uccello ha avuto un ruolo nella storia dei record. Nel 1951 Sir Hugh Beaver, direttore della birreria Guinness, partecipò a una battuta di caccia in cui si discuteva su quale fosse il volatile più veloce d’Europa fra il piviere dorato e il gallo forcello. Non riuscì a trovare la risposta in nessun libro, e da quel dubbio nacque l’idea del Guinness dei Primati, pubblicato per la prima volta nel 1955.