Foto del 16 ottobre 2025
La foto del giorno di oggi è un fantastico tributo alle nuvole riprese dalla Signora delle nostre vette, Rosanna Bandieri che si spinge con lo sguardo oltre il nostro muro di montagne, mettendo il naso verso sud.
Dalle creste del crinale appenninico reggiano, nelle giornate limpide e ventose, il panorama si apre verso sud fino a sfiorare l’orizzonte lontano del Golfo degli Aranci, che nelle ore più terse sembra quasi affiorare oltre la foschia marina. In questa immagine, scattata in quota, la scena è dominata da un cielo spettacolare, graffiato da nuvole di diversi livelli che raccontano la complessità dell’atmosfera in movimento.
In alto, a grande quota, si osservano sottili cirri, filamenti di ghiaccio sospesi a oltre 7.000 metri di altezza. Sono le prime avvisaglie del passaggio di masse d’aria umida in quota e spesso precedono l’arrivo di un sistema perturbato. Le scie più lineari, invece, sono contrails, ovvero scie di condensazione lasciate dagli aerei: si formano quando il vapore acqueo dei motori incontra aria molto fredda, trasformandosi in minuscoli cristalli di ghiaccio.
Più in basso si distinguono altostrati e altocumuli, che si dispongono in strati o piccoli batuffoli medi, intorno ai 3.000–5.000 metri, dove le correnti d’aria si intrecciano creando giochi di luce e trasparenze.
Sotto, quasi a lambire le cime, un banco di cumulus congestus — nuvole dense e torreggianti, spinte verso l’alto dalle correnti termiche — si muove rapido, con la base grigia e la sommità illuminata dal Sole. Queste nubi di media altezza nascono spesso in condizioni di instabilità e, se l’energia disponibile è sufficiente, possono evolvere in cumulonembi, i giganti temporaleschi dell’estate.
Tra le nubi e la luce, il paesaggio si rivela in tutta la sua profondità atmosferica: strati d’aria, umidità e vento che dialogano tra loro in un equilibrio dinamico. Un cielo come questo è un vero atlante meteorologico a occhio nudo, dove ogni sfumatura, ogni forma e ogni luce raccontano un diverso livello dell’atmosfera — e l’incessante danza che la modella sopra le nostre montagne.