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Foto del 16 luglio 2025

Con questo stupendo scatto di Elena Tondelli andiamo a far visita ad uno dei punti panoramici sicuramente più iconici del nostro Appennino.

Un vero e proprio balcone sulla storia geologica dell’Appennino reggiano.

All’incrocio tra le strade provinciali 59 e 108, nel cuore dell’Appennino reggiano, si apre uno degli scorci paesaggistici e geologici più suggestivi dell’intera area. Da questo punto panoramico, lo sguardo abbraccia per intero la valle del torrente Sologno, un solco verde che si insinua tra due rilievi dalle origini antiche e profonde.

A sinistra (nascosto dall'albero) si staglia il Monte Carù (857 m), mentre a destra si erge il Monte Cafaggio (853 m) con l'abitato di Sologno: entrambi sono modellati su rocce di gesso triassico, un materiale che racconta di mari tropicali evaporati oltre 200 milioni di anni fa, quando l’Emilia non era che un fondale sommerso in un clima caldo e arido. Il gesso triassico, con le sue caratteristiche falesie chiare e friabili, è una vera rarità geologica e rappresenta una delle formazioni più antiche affioranti in tutto l’Appennino.

In fondo alla valle si nota il rilievo del Monte Rosso, anch’esso formato dallo stesso gesso, che chiude la scena con una nota chiara e imponente.

Ma a dominare lo sfondo, maestosa e inconfondibile, è la Pietra di Bismantova: un’imponente rupe piatta di biocalcarenite, roccia sedimentaria di origine marina più giovane rispetto ai gessi sottostanti. Questa formazione è un importante riferimento geologico e culturale, citata persino da Dante nella Divina Commedia.

Questo punto panoramico non è solo un luogo di sosta e contemplazione: è una vera e propria finestra sulla storia della Terra, che permette di leggere le antiche vicende geologiche scolpite nei rilievi e nei materiali che li compongono. Un’occasione preziosa per comprendere quanto il paesaggio che ci circonda sia il frutto di processi lenti, profondi e straordinari.

Foto del 16 luglio 2025