Vai al contenuto principale

Foto del 15 ottobre 2025

Con questo stupendo scatto di Diego Barbacini vogliamo parlarvi di uno dei "nuovi" arrivi nel nostro territorio.

Negli ultimi anni, anche in Emilia-Romagna e nella pianura reggiana, si registra la presenza sempre più frequente di un animale che molti confondono con una grande volpe: lo sciacallo dorato (Canis aureus). Si tratta di un canide selvatico di taglia media, originario dell’Europa orientale e dell’Asia, che ha saputo riconquistare spazi da cui era scomparso da secoli.

Lo sciacallo dorato si distingue per il mantello fulvo-dorato, la coda corta e folta e le orecchie appuntite. È un predatore opportunista, capace di adattarsi a molti ambienti: boschi collinari, zone agricole, argini fluviali e perfino aree periurbane. La sua dieta è molto varia — piccoli mammiferi, uccelli, insetti, frutta e carcasse — e questo lo rende un animale estremamente versatile e resistente.

La specie, presente stabilmente in Carniola e Slovenia già da decenni, ha iniziato una lenta espansione naturale verso ovest. Dalla Croazia e dall’area balcanica, ha raggiunto prima il Friuli Venezia Giulia, poi il Veneto e infine l’Emilia-Romagna, spinta dai cambiamenti ambientali e dalla riduzione dei grandi predatori, che in passato ne limitavano la diffusione.

Nel territorio reggiano e lungo il Po, lo sciacallo dorato trova un habitat favorevole: vaste zone boscate, abbondanza di fauna selvatica e margini agricoli ricchi di rifugi. Tuttavia, la sua presenza comporta anche rischi: molti esemplari sono rimasti vittime di incidenti stradali, soprattutto lungo le arterie di pianura.

Pur essendo un carnivoro, lo sciacallo non rappresenta un pericolo per l’uomo. È un animale schivo e notturno, che tende a evitare ogni contatto diretto. Il suo ritorno è, in realtà, un segno di equilibrio ecologico ritrovato: la natura che, passo dopo passo, si riappropria di spazi perduti.

Oggi la sua espansione continua, silenziosa ma costante, e la sua presenza nei dintorni di Reggio Emilia testimonia quanto la biodiversità del nostro territorio sia in continua evoluzione — un fenomeno da osservare e comprendere, prima ancora che da temere.

Foto del 15 ottobre 2025