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Foto del 15 aprile 2025

Ecco uno spettacolare scorcio della zona dei Gessi Triassici catturata dall'alto da Antonio Bruno. Uno scatto suggestivo che cattura il ponte di Pianello che attraversa il letto del Secchia, con alle spalle il monte Merlo e sullo sfondo l'inconfondibile Pietra di Bismantova.

Uno scorco che cattura la massima espressione del "carsismo" reggiano. Ma cos'è il carsismo?

Il carsismo è un processo naturale di dissoluzione chimica delle rocce solubili da parte dell’acqua, che col tempo modella il paesaggio creando grotte, doline, inghiottitoi, risorgive e altri ambienti spettacolari. Il termine deriva dalla regione del Carso, tra Italia e Slovenia, ma il fenomeno si trova in molte zone del mondo, comprese le colline reggiane.

Quando questo processo avviene nei gessi (e non nei calcari), si parla di carsismo gessoso, che ha caratteristiche uniche: si sviluppa più velocemente, genera ambienti fragili e in continua trasformazione, ed è fortemente influenzato dal clima e dalla vegetazione.

Il gesso che vediamo nell'immagine è una roccia evaporitica, formata per lo più da solfato di calcio idrato (CaSO₄·2H₂O), e si è originato circa 200 milioni di anni fa, nel Triassico, quando il mare copriva vaste zone dell’attuale Emilia-Romagna. In alcune aree, come nell’Appennino reggiano, questi depositi affiorano in superficie: sono i famosi Gessi Triassici, visibili in blocchi spettacolari nella valle del Secchia nei pressi delle fonti di Poiano.

Il gesso è molto più solubile del calcare: basta acqua leggermente acida (come quella piovana) per iniziare il processo di dissoluzione. In breve tempo geologico, l’acqua scava pozzi verticali, tunnel, cunicoli e vere e proprie grotte, alcune ancora inesplorate!
Il paesaggio carsico dei gessi è dinamico e instabile. Doline e cavità possono collassare improvvisamente, modificando il territorio. Le acque piovane, penetrando nel sottosuolo, generano reti idriche complesse, con fiumi che scompaiono e riemergono chilometri dopo. Tutto ciò crea un ecosistema particolare, con specie adattate a vivere al buio e nella scarsità di nutrienti.

Nel territorio reggiano, i Gessi Triassici sono un patrimonio geologico unico, tanto da essere parte integrante del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano e riconosciuti come geositi di rilevanza internazionale. Grotte come quella del Tanone della Gaggiolina o la zona di Monte Rosso raccontano una storia lunga milioni di anni, che si legge nelle forme della roccia e nella loro fragilità.

Questi ambienti sono anche importanti dal punto di vista storico e culturale: in alcune cavità sono stati rinvenuti reperti archeologici, testimonianze di un'antica frequentazione da parte dell’uomo.

I Gessi Triassici dell’Appennino settentrionale, compresi quelli messiniani tra Scandiano, Borzano e Vezzano sul Crostolo, sono stati riconosciuti come Patrimonio Mondiale dell’UNESCO nel 2023, all’interno del sito seriale intitolato: "Evaporitic Karst and Caves of Northern Apennines" (in italiano: Carsismo Evaporitico e Grotte dell’Appennino Settentrionale).

Questo inserimento nella lista UNESCO significa che il carsismo gessoso dell’Appennino viene ora protetto e valorizzato a livello globale: un patrimonio che parla della storia geologica della Terra, ma anche della relazione tra uomo e natura.

Foto del 15 aprile 2025