Foto del 15 aprile 2024
Torniamo a fare una visita alla dorsale che separa le valli di Secchia e Tresinaro. Torniamo sulla cresta che ospita il suggestivo Castello delle Carpinete e lo facciamo con questo scatto aereo di Giuseppe Coliva.
Alla creazione del primo baluardo difensivo di ciò che oggi si conosce come Castello delle Carpinete, gli annalisti attribuiscono l'origine al periodo decimo per l'opera di Atto Adalberto, l'intraprendente avo di Matilde di Canossa. Successivamente all'ampliamento delle proprietà dei Canossa, la fortezza trovò collocazione nel cuore delle loro terre, fungendo assieme ad altre piazzeforti del regno come parte integrante del sistema di protezione di un vasto territorio. I castelli dell'arrangiamento difensivo matildico, per l'appunto, erano situati su tre livelli d'altitudine e variavano nelle loro funzioni. Al primo livello erano posti i bastioni nella zona compresa tra Albinea e Casalgrande, tra cui i 4 baluardi di Bianello che svolgevano la funzione di presidio difensivo. Sul secondo livello, nella regione tra Baiso e Canossa, spiccavano i castelli di Canossa e Rossena, costituendo una linea centrale di estrema resistenza. Il terzo livello, il più inaccessibile, comprendeva la Fortezza di Carpineti, posta su un'altura di 805 metri, massiccia e difficilmente raggiungibile, fiancheggiata dalle numerose fortificazioni circostanti con le quali manteneva un contatto visivo.
Durante il dominio di Matilde, la roccaforte di Carpineti fu ulteriormente rafforzata e nel corso del tempo divenne la dimora prediletta della contessa, la quale vi risiedeva per lunghi periodi amministrando le sue terre da dietro le sue impenetrabili mura. Dopo la morte di Matilde, il controllo della fortezza passò attraverso diverse famiglie aristocratiche, tra cui i Torelli, i Da Fogliano, per un breve periodo il celebre bandito Domenico Amorotto e infine gli Estensi. Durante il governo di Nicolò III d'Este, nel quindicesimo secolo, la Fortezza delle Carpinete subì i primi interventi di ristrutturazione. Nel diciassettesimo secolo passò nuovamente di proprietà insieme al feudo di Carpineti, diventando dapprima possesso dei Giannini (1704) e successivamente dei Valdrighi (1775), i quali ne furono i detentori fino al diciannovesimo secolo, quando abbandonarono la struttura a causa di numerosi cedimenti strutturali. La fortezza subì ulteriori danni nel 1944, quando fu bersaglio di diversi bombardamenti da parte dell'artiglieria tedesca a causa di sospetti di essere un rifugio partigiano. Nel 1978 fu acquistata dalla provincia di Reggio Emilia che intraprese urgenti lavori di conservazione e restauro, specialmente della torre principale, in collaborazione con la Sovrintendenza ai Beni Culturali e Ambientali dell'Emilia e con le Sovrintendenze ai Monumenti e all'Archeologia di Bologna. Negli anni '90 un secondo intervento ha comportato scavi che hanno riportato alla luce numerose strutture e reperti, celati sotto pietre e terra.