Foto del 14 gennaio 2026
Questa fotografia di Luca Covezzi cattura l’essenza malinconica e operosa della Pianura Reggiana, in particolare quel lembo di terra tra Rubiera e il confine modenese, dove il paesaggio è un palinsesto di storia agricola e trasformazioni naturali.
In questa zona, la corte non era solo una casa, ma una cittadella autosufficiente. Caratteristica tipica è la separazione netta tra l'abitazione padronale, le case dei coloni, la stalla e il fienile (spesso sormontato da grandi arcate). La loro disposizione attorno a un'area centrale (l'aia) serviva alla battitura del grano e alla gestione del bestiame. Molte di queste corti risalgono al XVIII e XIX secolo, nate sulle fondamenta di possedimenti monastici o nobiliari.
L'elemento più prezioso di queste corti era la stalla. Tra Rubiera e Bagno, la ricchezza di acqua ha sempre favorito i prati stabili. La corte era il luogo dove il latte veniva raccolto prima di essere portato al caseificio sociale. Ancora oggi, osservando i ruderi come quello in foto, si possono notare le ampie finestre dei fienili, progettate per garantire la ventilazione naturale necessaria a conservare il foraggio secco, l' "oro verde" della zona.
Oltre alle grandi corti, il paesaggio di Rubiera (e non solo) è punteggiato da piccoli edifici isolati: i caselli. Erano i luoghi di produzione del formaggio. Spesso, le corti più importanti avevano il proprio casello interno, rendendo la filiera cortissima e legando indissolubilmente l'architettura al sapore del prodotto.
Con l'abbandono della mezzadria negli anni '50 e '60, molte di queste strutture (come quella ritratta) sono diventate troppo grandi e costose da mantenere. Tuttavia, oggi c'è un forte movimento di recupero: molte corti tra Rubiera e Bagno sono state trasformate in agriturismi o residenze di pregio, mantenendo intatte le facciate in mattoni a vista che caratterizzano questa fetta di pianura.