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Foto del 13 settembre 2025

Con questo scatto magico di Mirco Trivellato ci prepariamo ad uno dei momenti più fantastici del nostro Appennino, quello del foliage dei Faggi.

Ma perché i faggi (Fagus sylvatica) crescono spontaneamente quasi solo in montagna sul nostro Appennino emiliano?

Ovviamente è questione di clima, il faggio è un albero che ama climi freschi e umidi. Ha bisogno di temperature moderate poiché soffre il caldo eccessivo delle pianure. Importante anche avere un'umidità costante: cresce bene dove non mancano precipitazioni e l’aria è più fresca. Adora l'estate non troppo secca, in pianura padana il caldo estivo e la scarsità di piogge rendono difficile la sua sopravvivenza naturale.

Per questo motivo lo troviamo spontaneo dai 900-1000 metri di quota in su, dove le estati sono più fresche e l’acqua non scarseggia.

Il faggio preferisce terreni profondi, freschi e ricchi di sostanza organica. Nei boschi appenninici, grazie al clima e alla maggiore piovosità, i suoli riescono a trattenere più umidità e garantiscono le condizioni ideali. Inoltre, è una specie che tollera bene l’ombra e forma boschi fitti e ombrosi, a differenza di altre latifoglie più “eliofile”.

In passato, dopo l’ultima glaciazione, i faggi erano diffusi anche più in basso. Con il riscaldamento climatico naturale post-glaciale e, più tardi, con le attività umane (disboscamenti, pascoli, coltivazioni), il faggio si è ritirato nelle zone montane, dove ha trovato rifugi più stabili.

In Emilia i boschi di faggio segnano spesso il passaggio tra la fascia del castagno e quella delle conifere: salendo in quota, prima trovi castagneti e querce, poi subentrano i faggi, e oltre i 1600-1700 metri lasciano spazio ad abetine e praterie d’alta quota.
Sono quindi una specie “sentinella” dell’ambiente montano.

Foto del 13 settembre 2025