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Tempo di more.

Foto del 13/07/2026

Il dolcissimo e dettagliato scatto di Lorenza Torregiani ci porta tra i sentieri della nostra collina e della pianura per riscoprire uno dei simboli più autentici della fine dell'estate: le more di rovo (Rubus fruticosus). Protette da un fitto abbraccio di spine e foglie seghettate, queste piccole perle scure evocano subito i ricordi delle passeggiate d'infanzia alla ricerca del frutto perfetto.

🔬 Curiosità botanica: non è una bacca!

Anche se comunemente la chiamiamo "bacca", dal punto di vista botanico la mora è in realtà un frutto aggregato (o falsa bacca):

  • Un insieme di piccoli frutti: Quella che raccogliamo è composta da tante minuscole sfere lucide accostate, chiamate drupeole. Ognuna di esse contiene all'interno un piccolo seme.

  • La differenza con il lampone: A differenza del cugino lampone, quando stacchiamo una mora dal ramo il ricettacolo interno (il "torsolo" bianco) rimane attaccato al frutto, rendendolo pieno e compatto.

🩺 Un concentrato di benessere e importanza ecologica

Le more non sono solo deliziose, ma rappresentano una vera farmacia naturale. Sono ricchissime di antiossidanti (in particolare antociani, che conferiscono il tipico colore nero-violaceo), vitamine C e K, e fibre.

In natura, i rovi svolgono un ruolo ecologico cruciale. Spesso considerati infestanti a causa della loro crescita vigorosa e delle spine, costituiscono in realtà una fondamentale barriera protettiva per il sottobosco, offrendo rifugio sicuro a piccoli mammiferi e uccelli contro i predatori. Inoltre, i loro fiori sono tra i più amati dagli impollinatori, mentre i frutti sfamano tantissime specie di uccelli prima delle migrazioni autunnali.

Un immenso grazie a Lorenza Torregiani per aver catturato la lucida e invitante bellezza di questi piccoli, preziosi tesori spontanei della nostra terra!

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Tempo di more. — Flora dell'Appennino Reggiano — 13 luglio 2026