Foto del 13 febbraio 2026
Facciamo un po' di umorismo storico con questo poetico scatto di Giorgio Petri che gioca di prospettiva con i faggi dell'Abetone.
Abetone, ma non ci sono abeti! Perché non Faggione allora?
Umorismo da "Cucciolone" a parte, oggi, attraversando i tornanti dell'Abetone, lo sguardo si perde tra migliaia di faggi. Sembra quasi un controsenso, ma il nome non è un errore geografico, bensì la memoria di un "gigante" scomparso.
Il nome deriva da un esemplare monumentale di abete bianco talmente grande che non poteva passare inosservato. Si diceva fosse così imponente che sei persone, tenendosi per mano, non riuscivano a circondarne il tronco.
Questo albero divenne un punto di riferimento fondamentale nel 1766, quando iniziarono i lavori per la costruzione della strada collinare che doveva collegare il Granducato di Toscana al Ducato di Modena (la Via Giardini-Ximenes). L'abete si trovava proprio sul confine e, purtroppo, dovette essere abbattuto per far passare la carreggiata. Tuttavia, la sua fama era tale che il valico rimase per sempre "l'Abetone".
Il paesaggio attuale è dominato dal faggio. Questo cambiamento è dovuto a tre fattori principali:
-> Sfruttamento intensivo: per secoli, l'abete bianco è stato il legno preferito per l'edilizia e la cantieristica navale. I tagli massicci hanno ridotto drasticamente la sua presenza.
-> Dinamiche naturali: il faggio è una specie molto "aggressiva" e resiliente. Una volta tagliati gli abeti, i faggi hanno occupato rapidamente lo spazio, togliendo luce ai nuovi germogli di conifera.
-> Cambiamenti climatici e gestione: in passato, il bosco veniva gestito per produrre carbone di legna, attività per cui il faggio è perfetto.
Quindi il nome è un omaggio postumo a un albero che non esiste più, un gigante che ha dato il nome a un intero comprensorio prima di cedere il passo alla strada e alla successiva avanzata dei faggi.