Foto del 12 luglio 2025
Torniamo a parlare di biodiversità con questo magico scatto di Maurizio Berni che ci mostra una famiglia di Pipistrelli colti di sorpresa mentre riposavano a testa in giù.
I pipistrelli visibili in questa foto appartengono al genere Rhinolophus, e più precisamente alla specie Rhinolophus ferrumequinum, noto come "ferro di cavallo maggiore". Questo pipistrello è facilmente riconoscibile per la complessa struttura nasale a forma di ferro di cavallo, che utilizza per l'ecolocalizzazione.
Ha un'apertura alare mediamente di 35–40 cm ed un corpo lungo tra i 5,7–7,1 cm per un peso piuma di 17–34 g. Il suo manto vira dal marrone al grigiastro con un ventre più chiaro.
Guai a maltrattarlo! Si tratta di una specie strettamente protetta a livello europeo e nazionale come tutti i Chirotteri.
I pipistrelli, infatti, sono alleati fondamentali per l’ambiente, e in particolare controllano le popolazioni di insetti, nutrendosi ogni notte di migliaia di zanzare, falene, coleotteri e altri artropodi. Contribuiscono a mantenere l’equilibrio degli ecosistemi agricoli limitando i parassiti delle colture. Mentre in alcune aree tropicali (non questo caso), pipistrelli frugivori e nettarivori sono impollinatori e disseminatori di semi.
Parliamo, chiaramente, di un animale notturno che caccia di notte usando l’ecolocalizzazione, mentre durante il giorno si riposa in grotte, sottotetti, vecchi edifici, gallerie abbandonate.
Va in letargo nei mesi freddi, in ambienti freschi e umidi. Mentre nei mesi caldi vive spesso in colonie numerose. Le femmine si riuniscono in colonie maternali, dando alla luce un solo piccolo all’anno. I pipistrelli hanno una longevità sorprendente per le loro dimensioni: alcuni esemplari superano i 20 anni!
Si attaccano ai capelli?
Assolutamente no! È una leggenda popolare infondata. I pipistrelli non sono attratti dai capelli umani e non hanno alcun interesse a “impigliarvisi”. Se mai volano vicino alle persone, è perché stanno inseguendo insetti (come zanzare) attirati dal calore corporeo o dalla luce.
Oppure perché hanno percepito qualcosa di interessante tramite ecolocalizzazione, quindi, l’idea che si attacchino ai capelli deriva da superstizioni antiche.