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Foto del 11 maggio 2025

Con questa soleggiata immagine di Patrizio Dini saliamo sulla vetta del monte più alto dell'Appennino settentrionale, il monte Cimone.

Abbiamo parlato di immagine soleggiata, ma attenzione! Salire di quota in montagna può diventare un rischio per la nostra pelle principalmente a causa dell’aumento dell’intensità dei raggi ultravioletti (UV). Più si sale, meno atmosfera c’è a schermare la radiazione solare: ogni 1000 metri di dislivello, l’intensità dei raggi UV aumenta del 10-12% circa.

Ma per quale motivo?
L’atmosfera agisce come un filtro naturale contro le radiazioni UV. Salendo di quota, lo strato d’aria che ci protegge si assottiglia e i raggi UV arrivano più intensi sulla pelle. Se presente, la neve fresca può riflettere fino all’80% dei raggi UV, intensificando notevolmente l’esposizione. Questo significa che ci si può scottare non solo dalla luce diretta del sole, ma anche da quella riflessa dal suolo.

In montagna l’aria è spesso più pulita e secca, con meno particelle di polvere o inquinamento che potrebbero filtrare i raggi solari. Questo aumenta ulteriormente la penetrazione della radiazione UV. Se poi parliamo di temperature, beh, anche con temperature fresche o fredde, il sole può essere molto aggressivo. Non percependo il calore, si rischia di sottovalutare l’intensità solare e quindi di esporsi troppo senza protezione.

E cosa si rischia?
In primis delle scottature anche dopo breve esposizione, per non parlare del fotoinvecchiamento precoce della pelle, di cheratosi attinica, una lesione precancerosa. Aumento anche i rischi di melanoma e altri tumori cutanei.

Insomma... bello il Sole, bella la montagna, ma mai sottovalutare i rischi!

Foto del 11 maggio 2025