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Foto del 11 gennaio 2024

Torniamo a scoprire un po' delle curiosità del nostro territorio e lo facciamo con questo raffronto fotografico proposto da Eugenio Da San Polo. Si tratta di una costruzione molto "curiosa" e sconosciuta a molti reggiani. Osservandola salta subito all'occhio la forma che ricorda un acquedotto romano... ed infatti di un acquedotto stiamo parlando, ma non di un acquedotto romano, ma "romanico". E c'è una bella differenza: sono due strutture idrauliche che appartengono a epoche diverse e presentano differenze significative nei materiali utilizzati e gli scopi. Siamo a Castellarano, l'acquedotto romanico venne fatto costruire dal Marchese Carlo Filiberto II d'Este (1732-1752) per portare l'acqua da una sorgente collinare posta in località "La Valle" alle fontane del giardino del Castello. In origine era sorretto da tredici archi per superare un rio, poi proseguiva fino all'Aia del Mandorlo. Nei primi anni del 1900, la realizzazione di nuove vie di comunicazione causò la distruzione di alcune arcate, mentre altre finirono parzialmente interrate a causa delle opere di sostegno per la costruzione della nuova strada. Nonostante ciò, l'acquedotto rimane un elemento distintivo nel panorama del paese, come evidenziato dalle numerose cartoline d'epoca che lo ritraggono come protagonista. La costruzione fu realizzata impiegando materiali di recupero e sassi provenienti dal fiume Secchia, rendendola così poco resistente all'erosione del tempo. Di conseguenza, si resero necessari costosi e continui lavori di restauro. Questo problema, unito alla fine dell'epoca feudale e alla conseguente scomparsa della famiglia Este San Martino, portò all'abbandono dell'opera e all'inizio di un rapido e progressivo degrado. Oggi, dell'originario manufatto sono visibili solo alcune arcate e basamenti, localizzati in Via San Francesco all'ingresso sud-ovest del Centro Storico.
Foto del 11 gennaio 2024

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