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Foto del 10 ottobre 2023

Prosegue la nostra settimana dedicata ai rapaci reggiani. Oggi vi presentiamo il rapace notturno più conosciuto di tutti, il Gufo comune (Asio otus), altro abitante notturno della nostra Provincia. Predilige la Pianura e la fascia Collinare, mentre frequenta molto più sporadicamente le zone sopra i 1.000 metri. Caratteristica inconfondibile sono i "ciuffi auricolari" e gli occhi arancioni/gialli penetranti. Da adulto arriva a misurare 35-40 cm, con un'apertura alare di 86-96 cm, il suo piumaggio è perfetto per il mimetismo tra gli alberi dove riposa durante il giorno. Solitamente nidifica in "una vecchia torre traballante del più pericolante vecchio castello dell'intera cristianità" (Cit.), ma se non la trova si accontenta di sfruttare nidi già costruiti da altri rapaci o scoiattoli. In assenza anche di questa opzione può nidificare ai piedi degli alberi. Il verso è un gradevole "Gu..." ripetuto, ma quando di cattivo umore può emettere uno stizzito "Quisquilie e pinzillacchere!". Dopo queste due citazioni tratte da Anacleto ne "La spada nella Roccia" torniamo seri. Cosa particolare del nostro Gufo comune è che è l'unico rapace notturno che, durante l'inverno, si riunisce in compagnia di altri Gufi in dormitori (chiamati Roost), preferibilmente su alberi che possono trovarsi anche in zone urbane. Da dicembre a febbraio, questi gufi passano il giorno sullo stesso albero dal quale si alzano in volo la sera per cacciare. I gufi in un dormitorio provengono principalmente dai dintorni, ma alcuni possono essere migratori invernali provenienti da altre regioni. Con l'arrivo della primavera, si disperdono per accoppiarsi e nidificare, abbandonando il dormitorio. Trovare e contare i gufi in un dormitorio è il modo migliore per monitorare gli individui svernanti. Questi uccelli tendono a restare sullo stesso ramo per tutta l'inverno e, a volte, anche negli anni successivi, suggerendo che questo comportamento sociale potrebbe servire sia per la protezione reciproca che per scambiarsi informazioni sui luoghi migliori per cacciare, ma è tutto ancora in fase di studio. Nella tradizione popolare il Gufo comune è associato alle creature oscure e maligne, per via delle loro abitudini notturne, verso cupo e la natura schiva. Da qui il termine in uso comune "gufare". Fortunatamente ci pensa la Disney a ridare dignità al nostro strigiforme che spesso lo utilizza come personaggio di indubbia onniscienza e cultura (Anacleto, Uffa, Grandma, ...), forse per via del piumaggio della testa a forma di "occhiali"che dona loro l'aspetto della saggezza e della conoscenza. Il Gufo era un animale sacro per i Tartari e veniva rappresentato sui vessilli dei re, narra la leggenda che salvò la vita al grande Gengis Khan. Questi lo salvò da un imboscata nella quale stava per cadere con il suo esercito durante uno spostamento notturno. Per gli indiani d'America il gufo protegge gli uomini durante la notte e viaggiando nell'oscurità diventa messaggero del mondo dei defunti. E qui ci fermiamo, da dire sul Gufo ce ne sarebbe ancora tantissimo. L'esemplare nella fotografia è stato raccolto ferito, curato presso il Centro di Recupero di Fauna Selvatica "Rifugio Matildico" e liberato quest'estate nei pressi della Chiesa di Visignolo a Baiso.
Foto del 10 ottobre 2023