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Foto del 08 giugno 2025

Lo scatto, opera di Valerio Benevelli, vuole rendere omaggio a quell'insetto che rende magiche queste serate di inizio estate: le lucciole.

La provincia di Reggio Emilia, come buona parte della Pianura Padana e dell'Appennino settentrionale, ospita varie specie di lucciole (insetti dell’ordine dei Coleotteri, famiglia Lampyridae).
In provincia di Reggio Emilia abbiamo principalmente tre specie:
Luciola italica → pianura e collina
Lampyris noctiluca → collina e Appennino
Luciola lusitanica → collina e Appennino

Le lucciole emettono luce dal loro addome grazie a un fenomeno chiamato bioluminescenza.
Si tratta di un adattamento evolutivo che svolge soprattutto una funzione di comunicazione tra gli individui, in particolare durante il corteggiamento e l’accoppiamento.

Perché lo fanno? il motivo principale è riproduttivo. I maschi volano in cerca delle femmine e usano segnali luminosi specifici (diversi per ogni specie) per richiamarsi a vicenda. Le femmine rispondono con un proprio segnale luminoso, visibile dai maschi. In alcune specie, la luce funge anche da avvertimento, segnalando un cattivo sapore o la presenza di sostanze tossiche che scoraggiano i predatori.

Nel loro addome, le lucciole hanno degli organi specializzati detti lanterne, formati da cellule che contengono particolari sostanze chimiche.

La reazione chimica che produce luce coinvolge principalmente:

Luciferina (una molecola organica)
Luciferasi (un enzima che catalizza la reazione)
Ossigeno
ATP (adenosina trifosfato, la "benzina" cellulare)

La reazione è la seguente:

Luciferina + Ossigeno + ATP -> Ossiluciferina + CO₂ + Luce

Questa reazione è altamente efficiente: quasi tutta l'energia viene trasformata in luce fredda, con pochissima dispersione in calore.
Per questo la luce delle lucciole non è calda (a differenza, ad esempio, di quella di una lampadina a incandescenza).

Foto del 08 giugno 2025