Foto del 08/04/2026
Con questo scatto di Emilio Sirocchi celebriamo uno dei simboli della primavera, questo perché il ritorno delle rondini (Hirundo rustica) è da sempre il simbolo universale della primavera che si risveglia. In questi giorni, anche il cielo di Reggio Emilia torna a popolarsi di queste instancabili trasvolatrici, reduci da un viaggio epico di oltre 5.000 chilometri dai quartieri di svernamento nell’Africa subsahariana.
La rondine è un capolavoro di ingegneria naturale. Riconoscibile per la coda profondamente forcuta e il piumaggio blu scuro metallico sul dorso, presenta una caratteristica macchia rosso mattone sulla fronte e sulla gola. La sua sagoma affusolata le permette di cacciare insetti in volo con virate acrobatiche, agendo come un vero e proprio insetticida naturale: una sola coppia può consumare fino a 170.000 insetti (soprattutto mosche e zanzare) in una stagione.
A Reggio Emilia e nelle zone della provincia, la presenza delle rondini è storicamente legata alla civiltà contadina. I loro nidi, a forma di coppa aperta fatti di fango e paglia, si trovano spesso sotto i portici dei centri storici o nelle vecchie stalle della pianura.
Le rondini sono estremamente fedeli. Spesso tornano a nidificare esattamente nello stesso edificio dell'anno precedente, riparando il vecchio nido con incredibile precisione.
Nonostante la loro familiarità, le rondini sono in declino a causa dell'agricoltura intensiva e della ristrutturazione dei vecchi edifici che chiude i loro accessi preferiti. Vederle sfrecciare tra i tetti di Piazza Prampolini o lungo i canali della nostra bonifica non è solo uno spettacolo estetico, ma un segnale prezioso della salute del nostro ecosistema.
Accoglierle con rispetto significa preservare un pezzo fondamentale della nostra identità rurale e naturale. Bentornate a casa!