Foto del 08 marzo 2024
Con lo scatto panoramico di Massimo Campani andiamo alla scoperta dell'ennesimo "tesoro nascosto" del nostro territorio. Una delle zone più amate dai naturalisti reggiani, in grado di contendersi il titolo con altri luoghi ben più rinomati. Ma forse è proprio questo anonimato a rendere più magico questo angolo della nosta Provincia importante.
Stiamo parlando della valle del Rio Rocca tra i Comuni di Castellarano e Casalgrande. Un'area che ha risentito pesantemente dell'attività e presenza antropica, ad un solo calanco dalle più grandi industrie ceramiche del triangolo Casalgrande-Sassuolo-Castellarano.
Un oasi di pace e tranquillità disturbata solo in parte dalla presenza del famoso crossodromo, dove si svolgono gare di notevole importanza.
In passato l'area è stata molto sfruttata anche come cava, ma ora la Natura sta riconquistando il terreno perso. L'attività estrattiva è cessata da decenni ed ora la fama della zona è legata alla Balena "Valentina".
I calanchi che circondano la valle, infatti, sono super-ricchi di fossili marini. Tantissime conchiglie possono essere rinvenute nei canali che scendono nel rio dal lato orientale e proprio da questi calanchi agli inizi del 2000 è stata estratta dai Musei Civici di Reggio Emilia la famosa Balena "Valentina", un cetaceo di almeno 10 metri che abitava le calde acque calme del mare che arrivava a bagnare la località di San Valentino.
Ma se non bastasse l'interesse archeologico, la zona vale bene un'escursione. Gli anfiteatri scavati dall'erosione sono di una bellezza che riempiono gli occhi, così come la ricchezza di flora che spazia dai tipici ambienti collinari emiliani fino alla flora tipica del Mediterraneo (Elicriso, Finocchietto selvatico, Cisto a foglie di Salvia e la Tuberaria guttata, ...).
Un'altra chicca nascosta tra i boschi di quercia, frassino e robinie è la "Tana dell'uomo selvatico".
Quali segreti paleoambientali cela questa regione? Una delle indicazioni più evidenti è che nel periodo del Pliocene medio (Piacenziano), questa zona era indubbiamente sommersa dal mare. L'analisi dei fossili e della litologia, principalmente composta da argilla, può fornire preziose informazioni su questo antico mare.
Le conchiglie fossili raccontano la storia: la costa di quel tempo doveva assomigliare vagamente a quelle adriatiche attuali, poiché le associazioni di organismi presenti sono simili, tranne per alcune specie con caratteristiche sub-tropicali. Ad esempio, Aspa marginata è ancora presente lungo le coste atlantiche africane fino al Senegal e alle Canarie, mentre il genere Terebra è associato a temperature più elevate, così come lo sono gli Strombus bubionus. Queste associazioni suggeriscono un clima più caldo rispetto a quello attuale.
Le argille e i resti di balena forniscono ulteriori indizi sulla profondità del mare: è evidente che queste acque erano tranquille e relativamente profonde, data la presenza di balene e la deposizione delle argille, che richiede un ambiente calmo e lontano dalle onde. Anche se molti dei molluschi ritrovati non indicano una profondità eccezionalmente grande, è probabile che siano stati spostati post-mortem dalle correnti e dalla gravità, mescolandosi con le argille del fondale oceanico. Attualmente, si stima che la massima profondità dell'area fosse di alcune decine di metri, secondo gli attuali studi disponibili.