Mazze di Tamburo
Foto del 07/10/2026
Baciati dai raggi del sole che filtrano tra gli alberi, questi spettacolari funghi immortalati da Jessica Peruzzo sono tra i più scenografici e conosciuti dei nostri boschi: si tratta della Mazza di tamburo (Macrolepiota procera), un vero e proprio monumento della micologia.
🥁 Origine del nome e morfologia
Il nome comune "Mazza di tamburo" descrive perfettamente il fungo nella sua prima fase di crescita. Quando il cappello è ancora chiuso, ha una forma sferica ed è sorretto da un gambo lungo, dritto e slanciato, ricordando in tutto e per tutto le bacchette usate per percuotere i tamburi:
Il cappello: crescendo, si apre come un ombrello (raggiungendo anche i 30-40 cm di diametro!), rivelando una superficie nocciola coperta da squame brune concentriche.
L'anello scorrevole: sul gambo presenta un caratteristico doppio anello fibroso che, a maturazione, si stacca e può scorrere liberamente lungo il gambo (importante tratto di riconoscimento).
🍳 Qualità gastronomiche e attenzione in cucina
È un ottimo fungo commestibile, apprezzatissimo impanato e fritto come una cotoletta o cotto alla griglia. Tuttavia, richiede due importanti accortezze:
Solo il cappello: il gambo è molto fibroso e coriaceo, per cui non si consuma (può essere essiccato e polverizzato per insaporire i piatti).
Cottura obbligatoria: va consumato esclusivamente ben cotto, poiché da crudo o poco cotto risulta tossico.
⚠️ Curiosità e sicurezza
Appartiene ai funghi "saprofiti", cioè nutre la terra decomponendo sostanza organica. Attenzione alle somiglianze: non raccogliere mai esemplari di piccole dimensioni (sotto i 10 cm), che potrebbero appartenere al genere Lepiota, contenente specie velenose o mortali.
Un grazie a Jessica Peruzzo per questa inquadratura ricca di luce e magia boschiva!
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