Foto del 07 febbraio 2025
Con questi scatti di Antonio Mazzone restiamo alla destra del Secchia andiamo alla scoperta dell'ofiolite di Varana nelle colline modenesi alle spalle del comprensorio ceramico.
Il nostro Appennino non ha un passato vulcanico, tuttavia anche nel reggiano è possibile incontrare blocchi di queste pietre isolati come ad esempio la zona di Campotrera, di Minozzo, o Vezzano sul Crostolo ...
L'affioramento roccioso di Varana, situato a 470 metri di altitudine nel comune di Serramazzoni, è un'imponente formazione geologica che sovrasta le argille circostanti. La rupe è composta da due grandi ammassi di roccia: il primo, vicino alla chiesa del borgo, alto circa 5-6 metri, mentre il secondo, più grande, raggiunge i 10-12 metri.
La roccia principale che compone l'affioramento è la serpentinite, una pietra che varia di colore dal nero al verde scuro e che, quando esposta agli agenti atmosferici, assume tonalità ocra. Questa roccia proviene da strati profondi della Terra ed è strettamente legata alla storia geologica dell'Appennino. Simili affioramenti si trovano anche a Sassomorello e Pompeano.
Una caratteristica interessante della serpentinite è la sua struttura foliata, ovvero presenta strati ben visibili, formatisi a seguito di forti pressioni e deformazioni avvenute nelle profondità del mantello terrestre. Questa peculiarità si può notare chiaramente lungo la strada che porta al borgo di Varana.
Con il passare del tempo, la roccia ha subito un processo chiamato serpentinizzazione, che ha trasformato i minerali originali in nuovi composti. Uno dei pochi minerali rimasti inalterati è lo spinello di cromo, mentre altri, come l'olivina e il pirosseno, si sono modificati dando origine a nuove strutture minerali. In alcuni punti, la roccia è attraversata da vene bianche di carbonato, testimonianza di antichi passaggi d'acqua.
Dal punto di vista della sua composizione, la serpentinite di Varana si distingue per alcune peculiarità rispetto ad altre formazioni simili dell'Appennino. Contiene infatti minerali tipici delle peridotiti, rocce che provengono direttamente dal mantello terrestre, e alcune componenti insolite come il plagioclasio e l'anfibolo. Questo suggerisce che il materiale originario di questa roccia abbia subito processi di fusione parziale, contribuendo alla formazione di magmi basaltici nella zona modenese.
In conclusione, la serpentinite di Varana è un frammento del mantello terrestre che ha viaggiato nel tempo e nello spazio, registrando importanti informazioni sulla storia geologica della regione.
Le ofioliti presenti nell'Appennino settentrionale sono rocce di origine magmatica che, però, non derivano da attività vulcanica locale. La loro presenza è il risultato di un processo geologico molto più antico e complesso, legato alla formazione e alla chiusura di antichi oceani. Le ofioliti sono frammenti di crosta oceanica e mantello superiore che un tempo costituivano il fondo di un antico oceano, il cosiddetto Oceano Ligure-Piemontese, che esisteva tra 150 e 160 milioni di anni fa, durante il periodo Giurassico. Queste rocce si formavano nelle zone di espansione oceanica (dorsali medio-oceaniche), dove il magma risaliva dal mantello per creare nuova crosta terrestre.
L'Appennino non è mai stato un'area vulcanica, ma circa 30-40 milioni di anni fa, a seguito dello scontro tra la placca africana e quella eurasiatica, l'antico oceano si è chiuso, e i suoi resti sono stati spinti verso l’alto e inglobati nella catena montuosa in formazione. Questo processo ha portato le ofioliti a emergere in superficie, spesso mescolate con sedimenti marini e argille. Le ofioliti sono vere e proprie "finestre" sul mantello terrestre e sulla crosta oceanica antica. Studiare queste rocce ci aiuta a capire meglio i movimenti delle placche e la storia geologica dell'area. Spesso ricche di minerali interessanti come, appunto, le serpentiniti e cromiti.