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Foto del 05 settembre 2024

Questa mattina torniamo a far visita al nostro Crinale, portandoci a confine con la Toscana per andare con Rosanna Bandieri alla scoperta della vetta più alta di quella Regione. Già, perchè se il monte Cusna (più arretrato rispetto al confine con la Toscana) è la vetta più alta della nostra provincia, il Monte Prado posto sul confine è proprio la vetta più alta dell'ex Gran Ducato. Anch'esso scolpito dalla forza dei ghiacciai che un tempo dominavano su tutta la zona, al giorno d'oggi presenta ancora un clima freddino tipico del crinale tosco-emiliano, con una temperatura media annuale di circa 5 °C e precipitazioni medie annue che raggiungono i 2000 mm. Le precipitazioni, prevalentemente nevose, sono più abbondanti tra novembre e aprile. La neve tende a sciogliersi da maggio fino all'inizio dell'estate, variando in base all'altitudine e all'esposizione dei versanti. Il substrato geologico del Monte Prado è caratterizzato da spessi strati sedimentari, con una tipica alternanza di arenarie e marne. Il versante settentrionale del monte presenta delle evidenti tracce glaciali, come circhi e depositi morenici, che risalgono al periodo würmiano. La morfologia glaciale è molto evidente: il circo glaciale è caratterizzato da pareti ripide e rocciose, mentre la base è piatta e attraversata da tre serie di depositi morenici, probabilmente formatisi durante le diverse fasi di ritiro dei ghiacci. Questi depositi racchiudono piccole zone umide, incluso il Lago della Bargetana. Sul lato destro del circo glaciale, tra i 1850 e i 1900 metri di quota, è presente una piccola nicchia glaciale dove la neve tende a persistere fino alla fine di luglio. È accessibile da Ligonchio tramite una strada che sale dalla località "Presa Alta" e conduce ai rifugi Bargetana e Battisti, situati ai piedi del monte. È raggiungibile anche da Civago, risalendo dal rifugio Segheria. Flora del Monte Prado Il Monte Prado è riconosciuto come una delle aree più ricche dal punto di vista floristico dell'Appennino Reggiano, al punto da essere definito in passato un vero e proprio "paradiso botanico". Le esplorazioni botaniche del Monte Prado sono tra le più antiche dell'Appennino Tosco-Emiliano: già a metà del XIX secolo, Filippo Calandrini effettuò raccolte botaniche i cui risultati furono pubblicati da Teodoro Caruel tra il 1860 e il 1864. A Calandrini si devono le prime segnalazioni di specie interessanti come Senecio incanus e Lychnis alpina. Dal punto di vista vegetazionale, sono state individuate sette principali tipologie di vegetazione: boschi di latifoglie decidue dominati dal faggio, vegetazione ad arbusti nani con prevalenza di mirtilli (vaccinieti), praterie soprasilvatiche, vegetazione di valletta nivale caratterizzata da ambienti a lungo innevamento, vegetazione litofila su detriti e rupi, e vegetazione acquatica e palustre che si sviluppa in ambienti di ruscellamento, torbiere e pozze stagionali.
Foto del 05 settembre 2024

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