Foto del 05 luglio 2025
Con Alberto Ghizzi Panizza torniamo ad apprezzare uno degli insetti più caratteristici di queste serate. Stiamo ovviamente parlando della Lucciola, che ancora è possibile osservare in tutto il suo "splendore" nelle campagne e nei boschi reggiani, specie in Collina.
Questa lucciola appartiene al genere Lampyris, e più precisamente si tratta di un maschio di Lampyris noctiluca, una delle specie di lucciola più diffuse in Europa. Le femmine sono spesso aptere (senza ali) e somigliano a larve, mentre i maschi volano e hanno ali ben sviluppate.
Sia le femmine che i maschi sono capaci di produrre luce, ma sono le femmine a brillare più intensamente per attirare i maschi durante il periodo riproduttivo.
La lucciola genera luce attraverso un processo chiamato bioluminescenza: una reazione chimica tra la luciferina (una molecola organica), l'enzima luciferasi, l'ossigeno e l'ATP (energia cellulare). Questo processo è estremamente efficiente: quasi tutta l'energia chimica viene convertita in luce, senza produrre calore percepibile, al contrario di una lampadina a incandescenza.
La luce delle lucciole è un linguaggio: ogni specie ha un proprio "ritmo" e "frequenza" di lampeggio, una specie di codice Morse naturale per riconoscersi e trovare il partner giusto. Le lucciole sono considerate indicatori di biodiversità: la loro presenza segnala un ambiente ancora sano e poco inquinato, dato che sono molto sensibili all'inquinamento luminoso e all'uso di pesticidi.
Negli ultimi decenni le popolazioni di lucciole sono in forte calo in molte regioni europee, a causa dell'inquinamento da illuminazione artificiale diffusa, che disturba il loro corteggiamento notturno. Ma anche per la perdita dei loro habitat naturali e l'utilizzo massiccio di pesticidi.