Foto del 04 agosto 2025
Con questo scatto di Giovanni Fontanesi torniamo alla scoperta degli angoli del nostro territorio che hanno il sapore di montagna al primo sguardo.
Adagiato a 750 metri di altitudine lungo un crinale che separa il monte Stetta dal torrente Lucola, Sologno (chiamato localmente Sclògn) è un piccolo scrigno di storia e tradizioni, oggi frazione del comune di Villa Minozzo, nel cuore dell’Appennino reggiano. Con i suoi circa 300 abitanti, il borgo conserva un’atmosfera autentica, fatta di pietra, paesaggi aperti e memoria collettiva.
Nonostante le dimensioni contenute, Sologno ha avuto nei secoli un ruolo tutt’altro che marginale. Già nell’anno 1022 figurava come dipendenza del castello di Piolo ed era governato dalla famiglia nobiliare Da Dallo, potente casato feudale. Passò poi, nel 1373, sotto i Fogliani, e successivamente fu ceduto agli Estensi nel 1427, inserendosi così nelle trame politiche dell’Italia medievale.
Sologno è stato anche protagonista nel mondo della linguistica e dell’etnografia europea: negli anni ’20 del Novecento fu selezionato come punto d’osservazione privilegiato per l’Atlante Linguistico-Etnografico dell’Italia e della Svizzera Meridionale (AIS), uno dei più importanti progetti scientifici sull’identità culturale delle popolazioni alpine e appenniniche. Il borgo figura con il numero 453 nelle carte dell’atlante ed è ancora oggi consultabile online attraverso il sito NavigAIS e l’archivio dell’Università di Berna, dove si trovano anche le fotografie d’epoca scattate nel villaggio: volti, strumenti, scorci rurali ormai scomparsi.
Curiosità: il suo toponimo, Sclògn, è ancora oggi usato nel dialetto locale e testimonia una continuità linguistica con radici profonde, che resiste ai cambiamenti della modernità.
In bilico tra passato e presente, Sologno è un luogo da ascoltare: tra le pieghe del dialetto, tra le carte antiche e il silenzio dei suoi sentieri. Un piccolo mondo antico che continua a raccontare l’identità dell’Appennino reggiano.