Foto del 04 maggio 2025
La foto del giorno di oggi è un simpatico scatto di M. Giannotti ripreso da fuori provincia. Siamo sul monte Cimone e sullo sfondo vediamo ben distinta la sagoma del nostro Gigante dormiente.
Ma sicuramente protagonista dello scatto è la simpatica e sfuggente Marmotta.
La marmotta alpina (Marmota marmota) è effettivamente un animale che suscita grande fascino, anche perché la sua presenza sull'Appennino settentrionale è il frutto di un intervento umano mirato.
Le marmotte sono roditori di grossa taglia, sociali e adattati alla vita in ambienti alpini e subalpini, soprattutto sopra i 1500 metri di quota. Originariamente non erano presenti sull’Appennino tosco-emiliano, almeno negli ultimi millenni: la loro distribuzione naturale era limitata all'arco alpino.
Tuttavia, negli anni ’70-'80, in alcune aree dell’Appennino — tra cui il massiccio del Cimone, dell’Alpe di Succiso e del Cusna — furono avviati dei progetti di reintroduzione a scopo naturalistico e faunistico. Le marmotte furono liberate principalmente per aumentare la biodiversità degli ambienti montani e ricreare un equilibrio ecologico più ricco. Marginalmente hanno anche uno scopo più veniale, come quello di favorire il turismo naturalistico (la marmotta è un animale molto fotogenico e amato dagli escursionisti). Ma un altro aspetto è anche quello di supportare la presenza di predatori naturali (come aquila reale e volpe), fornendo una nuova fonte alimentare.
Le prime reintroduzioni furono fatte con esemplari provenienti dalle Alpi (soprattutto Trentino e Austria), e si sono rivelate molto efficaci: le marmotte si sono adattate perfettamente agli ambienti appenninici, formando colonie stabili.
Le marmotte contribuiscono alla salute del suolo scavando gallerie che favoriscono l'aerazione e la dinamica dei nutrienti. Sono anche importanti per la catena alimentare: aquile reali, volpi e altri carnivori ne sono predatori abituali.
La loro presenza è un esempio positivo di gestione faunistica responsabile, anche se — come ogni introduzione — richiede monitoraggio per evitare squilibri locali.