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Foto del 03 febbraio 2026

Con Fabio Vivalda torniamo a parlare di biodiversità e avifauna conoscendo da vicino un bell'esemplare di femmina di Occhiocotto.

Se passeggiando tra i cespugli di mirto o lentisco senti un grido improvviso, secco e gracchiante, come se qualcuno stesse scuotendo un mazzo di chiavi, hai appena incontrato l'Occhiocotto. Nonostante il nome possa far pensare a qualcosa di culinario, questo uccellino deve il suo appellativo al suo tratto estetico più ipnotico.

L'Occhiocotto è il prototipo del fascino mediterraneo. Il maschio è un vero dandy:

-> Il "Cappuccio": sfoggia una testa nero pece che arriva fin sotto l'occhio.
-> L'Occhio: qui sta il segreto del nome. L'iride è circondata da un anello carnoso di un rosso vivido, che spicca prepotentemente contro il nero della testa. Sembra quasi che l'uccellino abbia gli occhi arrossati per aver dormito poco o, appunto, "cotti".
-> Il Contrasto: il resto del corpo è grigio ardesia sul dorso e bianco candido sulla gola, creando un contrasto cromatico elegantissimo.

La femmina (che vediamo nello scatto), più discreta per ragioni di mimetismo, preferisce i toni del bruno e del grigio, con l'anello oculare rosso meno intenso, ma comunque visibile.

Non fatevi ingannare dalle dimensioni ridotte (circa 13-14 cm). L'Occhiocotto è un tipo territoriale e sospettoso. Raramente lo vedrete fermo in bella mostra sulla cima di un albero; preferisce muoversi freneticamente nel fitto della macchia, saltando tra i rami bassi con una rapidità impressionante.

La sua caratteristica più celebre è il canto di allarme: un tr-tr-tr-tr-tr rapido e insistente che usa per avvertire ogni intruso (te compreso!) che sta invadendo il suo spazio. È una sorta di piccolo guardiano della boscaglia che non smette mai di chiacchierare.

Da vero abitante del sud, ama il caldo. Lo trovate nei giardini, nelle vigne e soprattutto nella macchia mediterranea. La sua dieta è un mix di proteine (insetti e larve) e zuccheri: in autunno e inverno va ghiotto di bacche e piccoli frutti selvatici.

Foto del 03 febbraio 2026