Rossena al tramonto
Foto del 02/07/2026
Il magico e suggestivo scatto di Antonio Bruno ci regala una splendida veduta aerea del Castello di Rossena, uno dei baluardi difensivi più spettacolari e intatti dell'intero panorama matildico. Arroccato su una rupe di rossiccio tufo vulcanico che ne accentua il fascino e il nome, il maniero domina la val d’Enza circondato dalle luci dorate del crepuscolo e dalle prime luci del borgo sottostante.
📜 Una sentinella di pietra a difesa di Canossa
Le origini della fortezza risalgono presumibilmente intorno al 950, quando la costruzione prese forma a partire da una struttura fortificata preesistente che oggi costituisce il mastio centrale, una torre isolata del tutto paragonabile per tipologia alla vicina torre di Rossenella.
A differenza del vicino Castello di Canossa, fulcro politico e spirituale del feudo, Rossena nacque con una vocazione puramente militare: era la principale fortezza d'avanguardia, concepita strategicamente per intercettare e arrestare sul nascere eventuali aggressioni nemiche provenienti dalla valle dell'Enza prima che potessero minacciare il cuore del potere matildico. Per assolvere a questo compito, l'impianto difensivo venne strutturato in modo formidabile: si organizza infatti su tre livelli successivi ed è protetto da ben tre distinte cinte murarie.
🔄 Dai Canossa ai giorni nostri
Inizialmente di proprietà della potente famiglia dei Canossa, il castello ha attraversato i secoli cambiando pelle e dominazioni. Passò successivamente sotto il controllo della famiglia Da Correggio, che lo mantenne fino al 1612, anno in cui entrò a far parte dei possedimenti del Ducato di Parma.
In epoca recente, in occasione del Giubileo del 2000, la struttura è stata sottoposta a un imponente e meticoloso intervento di restauro scientifico. Questo recupero non solo ha salvaguardato la possente architettura medievale, ma ha permesso di rifunzionalizzare gli spazi interni per scopi ricettivi e culturali, offrendo oggi la possibilità di soggiornare tra le sue mura millenarie.
Un immenso ringraziamento ad Antonio Bruno per aver immortalato questo frammento di storia reggiana sospeso tra cielo e terra.