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Foto del 01 dicembre 2024

Torniamo ad arrampicarci sul nostro Appennino, per raggiungere i piedi delle alte montagne che ci separano dalla Toscana. Risaliamo la Statale 63 in direzione Passo del Cerreto con Roberto Zappaterra che ci mostra una delle innumerevoli meraviglie geologiche del reggiano: gli Schiocchi del Secchia.

Il nome "Schiocchi" si riferisce probabilmente ai suoni prodotti dall'acqua che scorre con forza attraverso le strette pareti rocciose della gola, un fenomeno comune in luoghi simili

La gola si sviluppa in un ambiente dominato da rocce arenarie, tipiche dell'Appennino settentrionale. Queste rocce, resistenti ma suscettibili all'erosione fluviale, hanno dato origine a ripide pareti a strapiombo e a un letto fluviale irregolare. La formazione della gola è il risultato di millenni di erosione causata dalle acque del Secchia, che qui scorre con caratteristiche torrentizie. Il fiume, alimentato da diversi affluenti, ha scavato profondamente nel substrato roccioso, creando salti, scivoli e strette rapide.
Sono la testimonianza geologica di quanta acqua è scesa nel corso dei milleni dai ghiacciai che dominavano sulle nostre alte vette. Uno scorrere impetuoso che ha inciso solchi di centinaia di metri.

È presente un sentiero, il “Sentiero degli Schiocchi,” che consente di ammirare dall’alto la gola e il suo ambiente naturale. Questo percorso non raggiunge il greto del fiume ma offre viste panoramiche spettacolari

Foto del 01 dicembre 2024