Foto del 01 ottobre 2025
Uno scatto che racchiude l'essenza discreta del nostro alto Appennino, quello catturato in modo così suggestivo da Simone Lugarini... ma andiamo per ordine:
Il Monte Ravino (1.652 m) si erge come una cima appartata ma affascinante dell’alto Appennino reggiano, poco distante dal più noto Monte Cusna. È una vetta erbosa, dalla sagoma dolce e tondeggiante, che offre un colpo d’occhio privilegiato sull’intera dorsale e sulla vicina Toscana. La sua posizione isolata la rende un punto panoramico notevole: nelle giornate limpide lo sguardo spazia dall’Alpe di Succiso al crinale modenese, fino alle Apuane e al mare Tirreno.
Ai suoi piedi si apre la splendida vallata dell’Abetina Reale, uno dei luoghi più iconici del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano. Questa valle, incastonata tra il Cusna, il Prado e il Ravino, prende il nome dalla fitta foresta di abeti che un tempo rivestiva i suoi versanti e che ancora oggi caratterizza l’area, mescolandosi a faggete secolari di straordinaria bellezza. L’Abetina Reale fu per secoli una riserva di legname pregiato per il Ducato Estense: da qui partivano tronchi destinati ai cantieri navali di Livorno. Oggi è un ambiente protetto di grande valore naturalistico, ricco di biodiversità, con torrenti limpidi, praterie d’altitudine e una fauna che comprende cervi, caprioli, lupi e rapaci.
Sul margine meridionale della valle si trova il Passo di Valestrina (1.745 m), valico che collega l’Abetina Reale con il versante toscano e con il crinale che sale verso il Monte Prado, la cima più alta dell’Appennino settentrionale. È un passaggio storico, frequentato da pastori e viandanti, oggi percorso da escursionisti e amanti del trekking che desiderano immergersi nei paesaggi incontaminati del crinale. Il passo è anche una tappa strategica lungo l’Alta Via dei Parchi, regalando viste ampie sia verso la Garfagnana che verso la Pianura Padana.
Monte Ravino, Abetina Reale e Passo di Valestrina rappresentano tre volti complementari dello stesso paesaggio: la vetta panoramica, la valle boscosa e il valico di crinale. Insieme raccontano la storia geologica e culturale dell’Appennino reggiano, ma soprattutto la sua vocazione a essere terra di confine e di incontro, dove natura, memoria e cammino si intrecciano in un equilibrio prezioso.