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In volo contro il gigante: la rotta dei migratori di fronte alla barriera del Cusna

Un imponente stormo di uccelli fende il cielo autunnale sopra la nostra montagna, regalandoci uno spettacolo naturale che si ripete da millenni: la grande migrazione.

Durante i loro lunghi viaggi stagionali, gli uccelli non seguono semplici linee rette sulla mappa, ma devono fare i conti con la geografia del territorio e con vere e proprie barriere orografiche. Nel nostro Appennino reggiano, rilievi imponenti come il Monte Cusna — con i suoi oltre 2.000 metri di altitudine — rappresentano un ostacolo imponente da superare, specialmente quando le vette vengono avvolte, come nello scatto, da una spessa coltre di nubi e turbolenze d'quota.
Come si comportano gli stormi di fronte alle montagne?

Valicare direttamente una catena montuosa così alta richiede un dispendio energetico enorme, oltre a esporre i volatili a venti contrari, nebbie e sbalzi termici improvvisi. Per questo motivo, la maggior parte delle specie adotta strategie di volo ben precise:

Molti stormi utilizzano i corsi d'acqua (come la val Secchia o la val d'Enza) come veri e propri "corridoi ecologici" e guide visive per risalire l'Appennino.

Piuttosto che puntare dritti oltre i 2.000 metri del gigante reggiano, gli uccelli virano lungo i fianchi delle montagne, costeggiando i rilievi principali.

Gli stormi incanalano le proprie rotte verso le sellate naturale della dorsale appenninica, dove le quote sono più dolci e le correnti d'aria consentono un passaggio più agevole verso il versante tirrenico.

Questo scatto cattura alla perfezione l'equilibrio della natura: la maestosità e la rigidità della roccia e delle nubi appenniniche opposte alla coordinazione fluida, quasi danzante, di centinaia di individui in viaggio verso le proprie mete invernali.

In volo contro il gigante: la rotta dei migratori di fronte alla barriera del Cusna