Il Monte Ventasso è un vulcano spento?
Il Monte Ventasso è un vulcano spento? Sfatiamo un falso mito della geologia reggiana
La risposta breve è no, assolutamente no. Nonostante sia una voce che circola con sorprendente frequenza — sentita persino tra i banchi di scuola —, il Monte Ventasso (1.727 m s.l.m.) non ha mai eruttato una singola goccia di lava, né in tempi storici né in ere geologiche remote.
L'immagine catturata dalla webcam di Cerreto Laghi questa mattina alle 05:36 (26 agosto 2026) potrebbe trarre in inganno i più suggestionali: la silhouette del Ventasso stagliata contro il primo bagliore dell'alba, sormontata da una scia scura che sembra vapore o fumo vulcanico. In realtà si tratta semplicemente di una pittoresca nube cumuliforme modellata dai venti di crinale, illuminata dai primissimi raggi di sole sottostanti.
Come si è formato davvero il Monte Ventasso?
L'origine del Ventasso è interamente sedimentaria e tettonica, condivisa con la genesi della catena appenninica:
Scontro tra placche: decine di milioni di anni fa, la spinta della placca africana contro quella euroasiatica ha iniziato a sollevare i fondali dell'antico oceano della Tetide.
Flysch di Monte Ventasso: la montagna è costituita prevalentemente da rocce sedimentarie (arenarie, marne e argilliti) formatesi per stratificazione di sedimenti sottomarini.
Modellamento glaciale: la caratteristica forma piramidale del Ventasso, con l'incantevole conca che oggi ospita il Lago Calamone, è stata scolpita dall'azione modellatrice dei ghiacciai durante le ultime glaciazioni del Quaternario, non da un cratere vulcanico!
Le uniche vere rocce magmatiche nel Reggiano: le Ofioliti
Se cercate tracce di attività vulcanica o magmatica nella nostra provincia, non dovete guardare alle grandi vette del crinale, ma a specifici affioramenti isolati: le Ofioliti (o "pietre verdi").
Antichi fondali oceanici: le ofioliti non sono vulcani terrestri, bensì porzioni di crosta oceanica e mantello terrestre (risalenti a oltre 150 milioni di anni fa) che sono state incorporate nelle catene montuose durante il sollevamento degli Appennini.
La Rupe di Campotrera: l'esempio più famoso e spettacolare in provincia di Reggio Emilia è la Rupe di Campotrera (Canossa), un massiccio blocco di basalti e roccia magmatica sottomarina che costituisce una vera e propria e propria rarità geologica e paesaggistica. Altri piccoli blocchi di serpentiniti e basalti ofiolitici si trovano sparsi in modo discontinuo lungo la fascia collinare e della media val d'Enza e Secchia.
Il Monte Ventasso resta quindi una delle montagne più affascinanti e rappresentative del nostro Appennino: un gigante sedimentario scolpito dal ghiaccio, non dal fuoco!