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Cosa può liberare nell'aria un incendio come quello di Mantova di venerdì?

L'incendio che ha colpito il magazzino dello stabilimento Versalis di Mantova ha interessato un'area di stoccaggio contenente polimeri stirenici (materie plastiche derivate dallo stirene, come il polistirene o polistirolo).

La combustione incompleta di grandi masse di materiali plastici di questo tipo genera una densissima colonna di fumo nero e rilascia in atmosfera una miscela complessa di sostanze chimiche.

In un rogo di queste proporzioni, le principali sostanze che potrebbero essersi sprigionate includono:

-> Macro-inquinanti della combustione (I costituenti del fumo nero)

  • Particolato Fine e Chiazze di Caduta (PM10 e PM2.5): la colonna nera è costituita principalmente da carbonio elementare sotto forma di fuliggine. Il particolato intrappola al suo interno altre sostanze tossiche ed è altamente irritante per le vie respiratorie.

  • Monossido di Carbonio (CO): prodotto in enormi quantità a causa della combustione incompleta (carenza di ossigeno all'interno dei cumuli di plastica che bruciano).

  • Biossido di Carbonio (CO2​): prodotto naturale della combustione, che in questo caso contribuisce in modo massiccio all'effetto serra locale a causa del volume del rogo.

-> Sostanze specifiche legate ai Polimeri Stirenici

Dato che il materiale coinvolto è a base di stirene, la degradazione termica della plastica rilascia composti organici volatili specifici:

  • Stirene monomero: il calore spezza le catene del polimero liberando lo stirene gassoso. Si tratta di un idrocarburo aromatico tossico per inalazione e irritante per occhi e mucose.

  • Benzene, Toluene e Xilene (composti BTX): sono idrocarburi aromatici che si formano comunemente quando i polimeri derivati dal petrolio subiscono una "pirolisi" (rottura molecolare dovuta al calore). Il benzene, in particolare, è un noto cancerogeno.

-> Microinquinanti organici complessi

  • Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA): una famiglia di composti (tra cui il benzo[a]pirene) che si originano sempre quando la plastica brucia a temperature non controllate da un inceneritore. Tendono a depositarsi al suolo insieme alla fuliggine.

  • Diossine e Furani (PCDD/PCDF): possono formarsi in percentuali variabili a seconda delle temperature del rogo e dell'eventuale presenza di additivi o cloro (anche in minime frazioni o impurità) nei materiali plastici o nei sistemi di imballaggio.

Il fattore altezza della nube e i rilievi ARPA

L'altezza della colonna di fumo, che ha superato i 1.000 metri, rappresenta un elemento cruciale per la gestione dell'evento:

  • Effetto Camino e Dispersione: una nube così alta e calda tende a spingere i fumi e le sostanze tossiche verso l'alto (nella media atmosfera), favorendone la diluizione e la dispersione a grande distanza anziché farle ricadere immediatamente al suolo nelle aree adiacenti allo stabilimento.

  • I Monitoraggi di ARPA Lombardia: i tecnici dell'ARPA, attivati subito dopo l'incendio, hanno posizionato campionatori ad alto volume per monitorare la qualità dell'aria. I primi rilievi effettuati con la strumentazione portatile nell'area circostante non hanno evidenziato valori critici o picchi acuti di inquinanti a terra, proprio grazie al forte effetto di dispersione atmosferica agevolato dalla colonna convettiva.

Le ordinanze cautelative dei sindaci della zona (come l'invito a tenere le finestre chiuse) sono state emanate a scopo precauzionale per evitare l'inalazione delle prime ricadute o l'esposizione all'odore acre della plastica bruciata.

METEOREGGIO.IT
Dott. Matteo Benevelli
Foto -> Gaia Marazzi da Coviolo

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