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Il Faggio

Come non rimanere ammaliati dal grande Faggio che domina i Prati di Sara? Poi con quella corince panoramica che si ritrova attorno ... non c'è escursionista che passando da quella zona non si sia fermato ad ammirarlo e chi non lo ha fatto mente. Scherzi a parte, il Faggio, è l'albero magico del nostro Appennino. Quello che tra qualche settimana colorerà di un giallo intenso i boschi d'alta quota con il suo "foliage". Nel reggiano (e più in generale in Italia), abbiamo la specie Fagus sylvatica che popola le zone al di sopra dei 900 metri di quota circa. L'albero dei boschi di montagna per antonomasia che spesso si accompagna ad abete bianco, abete rosso, castagno, cigliegio, ginepro, ... ecc. Questo albero può raggiungere altezze notevoli, spesso superando i 40 metri, con una chioma densa e ombrosa. Le foglie del faggio sono grandi, di forma ovale, con bordi dentellati e una caratteristica tonalità di verde brillante. Durante l'autunno, le foglie si trasformano in tonalità di rosso, arancione e marrone, creando uno spettacolo scenico. Il legno del faggio è duro e resistente, ed è utilizzato per la produzione di mobili di alta qualità, pavimenti e strumenti musicali. Inoltre, il faggio è una fonte importante di legna da ardere e carbone vegetale. Questo albero è anche di grande importanza ecologica, fornendo habitat per numerosi organismi, inclusi insetti, uccelli e mammiferi. Dal punto di vista ecologico, il faggio è una specie pioniera, in grado di colonizzare terreni disturbati e di preparare il terreno per altre piante. È anche una delle specie dominanti nelle foreste miste europee, spesso coesistendo con altre specie come querce, pini e abeti. Nell'ambito della mitologia e della cultura popolare, il faggio è spesso associato a significati simbolici come saggezza, protezione e longevità. Le sue foglie, con la loro forma distintiva, sono spesso utilizzate come simbolo in diverse tradizioni e possono essere riconosciute in molti contesti artistici e decorativi. Angelica ne l'Orlando furioso ne attraversa un bosco: «Fugge tra selve spaventose e scure, per lochi inabitati, ermi e selvaggi. Il mover de le frondi e di verzure, che di cerri sentia, d'olmi e di faggi, fatto le avea con subite paure trovar di qua di là strani vïaggi; ch'ad ogni ombra veduta o in monte o in valle, temea Rinaldo aver sempre alle spalle.» (Ludovico Ariosto, Orlando Furioso, Libro I XXXIII-XXXIV)
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