Il Daino
Oggi vi accompagnamo alla scoperta di uno degli animali più eleganti del nostro territorio.
Parliamo di un'animale terrestre, che si può incontrare sul nostro Appennino già dalla bassa Collina e dalle caratteristiche inconfondibili.
Parliamo del Daino (Dama dama), un cervide di grande fascino e poco timoroso dell'uomo. A livello di comportamento tende ad evitarci, o comunque a mantenere le distanze, ma se vi capita di passare dalla Pinetina di Vezzano vi sarà facile incontrarlo. Sono i maschi anziani (brontoloni e polemici) che tendono ad essere più schivi e diffidenti.
Scherzi a parte, il Daino è inconfondibile per il suo grande "palco" sulla testa dei maschi. Definirle corna non è corretto, poiché questi cadono ogni anno, mentre un corno è per sempre. Il palco dei maschi inizia a crescere a forma di "pala" dal secondo anno di vita e in fase anziana non è difficile che si sviluppi una seconda pala rivolta in avanti (un po' come nelle Renne).
I palchi cadono fra la fine di marzo e l'inizio di giugno, per essere rapidamente sostituiti da un nuovo paio più grosso e forte: inizialmente i nuovi palchi sono ricoperti da un "velluto" e riccamente vascolarizzato (come nelle fotografie), ma con il tempo il velluto si secca ed a partire dal mese di agosto l'animale comincia a strofinarli contro tronchi e rocce per liberarli da tale rivestimento ed essere così pronto per i combattimenti della stagione degli amori.
I maschi sono distinguibili anche per un pronunciato "pomo d'Adamo", proprio come per l'uomo. Anche i palchi sono un'altra caratteristica che condividiamo con loro, anche se i nostri non cadono mai ed è corretto definirle corna.
Molti di noi hanno difficoltà a distinguere un Cervo da un Daino, o da un Capriolo. Ovviamente per un esperto stiamo dicendo qualcosa di aberrante, ma questi ungulati in effetti si possono confondere se non siamo dei bravi naturalisti.
I Cervi sono molto più grandi, si trovano sul nostro alto Appennino (alle volte si spingono anche in Collina), ed hanno un palco molto ramificato.
I Caprioli sono i più piccolini dei tre ed hanno un "lato B" completamente bianco.
I Daini hanno una vistosa coda nera che svetta rispetto allo sfondo bianco del resto del posteriore, andando a formare una vistosa forma ad "ancora" nera.
La sua livrea durante l'estate è rossiccia-marrone e maculata (pomellata) di bianco sui fianchi. In inverno il manto diviene grigio-nerastro sul dorso, mentre quello ventrale diventa di colore grigio-cenere.
Il periodo degli amori dura tra la metà di ottobre e l'inizio di novembre. In questo periodo i maschi incrociano i palchi per combattere tra loro per il diritto all'accoppiamento. Gli scontri sono meno cruenti rispetto a quelli dei Cervi, poiché le pale sono meno aguzze e più arrotondate.
Le femmine hanno solitamente un cucciolo (ma può capitare anche un parto gemellare) e partoriscono al margine del branco, nella boscaglia, al riparo dai predatori. Il cucciolo entrerà nel branco circa una decina di giorni dopo la nascita.
Questo erbivoro solitamente non arreca danni ingenti ad un territorio, anche se è inevitabile che qualche piantina o germoglio non protetto venga mangiato volentieri. Si nutre principalmente di erba, frutta, fogliame e germogli teneri. Dieta che condivide con il Cervo e per tale ragione tendono ad occupare areali diversi al fine di non entrare in competizione con il cugino più grande e robusto. Non parliamo, però, di predatori ... quindi questo discorso non è da estremizzare o da vedersi come una lotta per il territorio.
In Italia, purtroppo, il Daino si estinse alla fine dell'era glaciale, per fare il suo ritorno (reintrodotto) nel periodo medioevale.
Parliamo di un'animale terrestre, che si può incontrare sul nostro Appennino già dalla bassa Collina e dalle caratteristiche inconfondibili.
Parliamo del Daino (Dama dama), un cervide di grande fascino e poco timoroso dell'uomo. A livello di comportamento tende ad evitarci, o comunque a mantenere le distanze, ma se vi capita di passare dalla Pinetina di Vezzano vi sarà facile incontrarlo. Sono i maschi anziani (brontoloni e polemici) che tendono ad essere più schivi e diffidenti.
Scherzi a parte, il Daino è inconfondibile per il suo grande "palco" sulla testa dei maschi. Definirle corna non è corretto, poiché questi cadono ogni anno, mentre un corno è per sempre. Il palco dei maschi inizia a crescere a forma di "pala" dal secondo anno di vita e in fase anziana non è difficile che si sviluppi una seconda pala rivolta in avanti (un po' come nelle Renne).
I palchi cadono fra la fine di marzo e l'inizio di giugno, per essere rapidamente sostituiti da un nuovo paio più grosso e forte: inizialmente i nuovi palchi sono ricoperti da un "velluto" e riccamente vascolarizzato (come nelle fotografie), ma con il tempo il velluto si secca ed a partire dal mese di agosto l'animale comincia a strofinarli contro tronchi e rocce per liberarli da tale rivestimento ed essere così pronto per i combattimenti della stagione degli amori.
I maschi sono distinguibili anche per un pronunciato "pomo d'Adamo", proprio come per l'uomo. Anche i palchi sono un'altra caratteristica che condividiamo con loro, anche se i nostri non cadono mai ed è corretto definirle corna.
Molti di noi hanno difficoltà a distinguere un Cervo da un Daino, o da un Capriolo. Ovviamente per un esperto stiamo dicendo qualcosa di aberrante, ma questi ungulati in effetti si possono confondere se non siamo dei bravi naturalisti.
I Cervi sono molto più grandi, si trovano sul nostro alto Appennino (alle volte si spingono anche in Collina), ed hanno un palco molto ramificato.
I Caprioli sono i più piccolini dei tre ed hanno un "lato B" completamente bianco.
I Daini hanno una vistosa coda nera che svetta rispetto allo sfondo bianco del resto del posteriore, andando a formare una vistosa forma ad "ancora" nera.
La sua livrea durante l'estate è rossiccia-marrone e maculata (pomellata) di bianco sui fianchi. In inverno il manto diviene grigio-nerastro sul dorso, mentre quello ventrale diventa di colore grigio-cenere.
Il periodo degli amori dura tra la metà di ottobre e l'inizio di novembre. In questo periodo i maschi incrociano i palchi per combattere tra loro per il diritto all'accoppiamento. Gli scontri sono meno cruenti rispetto a quelli dei Cervi, poiché le pale sono meno aguzze e più arrotondate.
Le femmine hanno solitamente un cucciolo (ma può capitare anche un parto gemellare) e partoriscono al margine del branco, nella boscaglia, al riparo dai predatori. Il cucciolo entrerà nel branco circa una decina di giorni dopo la nascita.
Questo erbivoro solitamente non arreca danni ingenti ad un territorio, anche se è inevitabile che qualche piantina o germoglio non protetto venga mangiato volentieri. Si nutre principalmente di erba, frutta, fogliame e germogli teneri. Dieta che condivide con il Cervo e per tale ragione tendono ad occupare areali diversi al fine di non entrare in competizione con il cugino più grande e robusto. Non parliamo, però, di predatori ... quindi questo discorso non è da estremizzare o da vedersi come una lotta per il territorio.
In Italia, purtroppo, il Daino si estinse alla fine dell'era glaciale, per fare il suo ritorno (reintrodotto) nel periodo medioevale.