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Raggi Anticrepuscolari e vento di Favonio

La sera si è tinta di magia sull'Appennino reggiano, regalando uno scenario meteorologico e ottico di grande impatto. Al calar del sole, una grande nuvola si è stagliata maestosa all'orizzonte, catturando l'attenzione di chi volgeva lo sguardo verso sud-ovest. La sua formazione è strettamente legata alla dinamica atmosferica locale: l'Appennino ha agito da "trampolino" naturale. In particolare, il monte Ventasso ha costretto le correnti, probabilmente spinte dal vento di Favonio (un vento caldo e secco, spesso noto come Garbino o Föehn, in questo caso in arrivo dal parmense), a un sollevamento forzato. Questo processo ha generato la nuvola, un vero e proprio pennacchio simile a quelli tipici di un Cumulonembo. L'evento però è distaccato, la nuvola sfumava verso nord-est e si appiattiva perché agganciava correnti del vento a 7.000/9.000 metri . Ma lo spettacolo non è terminato con la sola imponente presenza della nube. Essendosi presentata al tramonto, la nuvola ha intercettato gli ultimi raggi solari proiettando una serie di ombre e luci sbalorditive nel cielo sopra la Pianura Padana. Il fenomeno più affascinante è stato quello dei raggi anticrepuscolari. Queste sono, in realtà, le ombre allungatissime e parallele della nuvola proiettate attraverso l'atmosfera rarefatta sul lato opposto del cielo rispetto al sole (ovvero verso nord-est). L'illusione ottica della prospettiva le fa sembrare convergenti in un punto "antisolare". Questi raggi lunghissimi erano ben visibili, con lo sfondo del cielo che mostrava la delicata striscia rosata della "Cintura di Venere" poco sopra l'orizzonte. Un'istantanea perfetta che unisce meteorologia e ottica atmosferica.
Raggi Anticrepuscolari e vento di Favonio

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