Il Pirocumulonembo
In questo scatto che ci arriva da un Canada devastato dagli incendi nella zona di Manitoba, vediamo un immenso "Cumulonimbus flammagenitus" (CbFg), chiamato anche Pirocumulonembo.
Si tratta di una nube temporalesca generata dal calore estremo di un grande incendio. Quando un rogo è particolarmente vasto e intenso, rilascia un’enorme quantità di energia termica che riscalda violentemente l’aria sovrastante, facendola salire con forza verso l’alto. Se ci sono sufficienti vapore acqueo e instabilità atmosferica, questa corrente ascensionale può dare origine a un vero e proprio cumulonembo, come quelli associati ai temporali estivi, ma alimentato… dal fuoco.
Quando il Pirocumulonimbus raggiunge l’alta troposfera o perfino la stratosfera, si comporta come un piccolo vulcano atmosferico: può iniettare fumo, ceneri e aerosol fino a 15–20 km di quota, ben al di sopra della normale altezza delle nuvole.
Caratteristiche principali?:
- Altezza: può superare i 10–15 km di sviluppo verticale.
- Contenuto: contiene fuliggine, particolato carbonioso, aerosol organici e solfati.
- Forma: presenta una classica incudine temporalesca, ma di colore più scuro per l’elevato contenuto di fumo.
- Fulmini: può generare attività elettrica autonoma — veri e propri temporali con fulmini — innescando nuovi incendi.
- Pioggia?: a volte scarica pioggia, ma spesso in quantità troppo esigua per spegnere gli incendi sottostanti.
- Impatti atmosferici: può perturbare il clima locale e globale, immettendo particelle in quota che si diffondono su vaste aree.
Quali conseguenze possono scatenare?
-> Trasporto a lungo raggio del fumo
I PyroCb riescono a iniettare il particolato in strati atmosferici molto alti, dove i venti sono più veloci e stabili. Questo permette al fumo di percorrere migliaia di chilometri. È il motivo per cui, ad esempio, il fumo dagli incendi canadesi può arrivare fino all’Europa, come sta avvenendo proprio in questi giorni.
-> Effetti sulla qualità dell’aria
Anche se le particelle emesse viaggiano ad alta quota, parte di esse può ricadere negli strati bassi, peggiorando la qualità dell’aria e creando cieli lattiginosi o tramonti anomali.
-> Influenza sul clima
Le particelle possono riflettere o assorbire la radiazione solare, modificando temporaneamente il bilancio radiativo e portando a raffreddamenti locali o riscaldamenti della troposfera superiore.
-> Autoalimentazione degli incendi
Il vento e i fulmini generati da un Pyrocumulonimbus possono alimentare ulteriormente gli incendi, rendendo la situazione ancora più grave.
La foto presa dal web ci mostra con nitidezza la struttura torreggiante di un "Cumulonimbus flammagenitus" in pieno sviluppo. Si osserva il fungo di fumo e cenere, la parte superiore ad "incudine", e la spessa nube che si espande lateralmente. Sulla destra si notano già zone oscurate dal particolato denso.
Curiosità scientifica!
Il primo Pirocumulonimbus mai osservato dallo spazio risale al 2003, ma da allora il numero è in costante aumento, specialmente in zone soggette a mega-incendi come l’Australia, l’Alaska, la Siberia e il Canada.
Nel 2019, un Cumulonimbus flammagenitus prodotto in Australia iniettò particelle nella stratosfera che rimasero in circolazione per oltre un anno, influenzando temporaneamente la temperatura globale. Questi fenomeni stanno diventando oggetto di studio nel contesto del cambiamento climatico.