Torna il Gruccione
Ogni anno, tra la fine di aprile e i primi giorni di maggio, i cieli del Reggiano si animano di colori vivaci e richiami melodiosi: è il momento in cui tornano i gruccioni (Merops apiaster), uccelli migratori tra i più affascinanti dell'avifauna europea. Il loro arrivo, atteso dagli appassionati di natura e fotografia, segna simbolicamente l'inizio della bella stagione.
Con il petto verde-azzurro, il dorso bruno-rossiccio, la gola gialla e la mascherina nera sugli occhi, il gruccione sembra uscito da un sogno esotico. Ma è un ospite abituale delle nostre campagne, che sceglie ogni anno proprio l'Emilia, e in particolare la provincia di Reggio, come luogo privilegiato per la nidificazione.
Originari dell'Africa subsahariana, dove trascorrono l'inverno, i gruccioni intraprendono in primavera una lunga migrazione verso nord, spinti dal bisogno di riprodursi e trovare aree ricche di cibo. La Pianura Padana e le nostre colline offrono un habitat ideale: calda, soleggiata, abbondante di insetti volanti come api, vespe e libellule – di cui i gruccioni sono ghiotti – questa zona garantisce le condizioni perfette per allevare la prole.
I gruccioni nidificano in colonie, scegliendo preferibilmente pareti sabbiose o argillose lungo fiumi, calanchi, cave abbandonate o scarpate. Qui scavano a colpi di becco lunghe gallerie, anche di due metri, che terminano in una camera dove depongono le uova. Questo comportamento li rende particolarmente sensibili alle modifiche del paesaggio: la sparizione delle pareti naturali e il disturbo umano possono compromettere seriamente le loro possibilità di riproduzione.
Ma perché il gruccione è così speciale? Oltre al suo aspetto sgargiante, possiede abitudini affascinanti. Prima di nutrirsi, elimina con precisione il pungiglione delle prede pericolose strofinandole su un ramo. Inoltre, ha un comportamento sociale spiccato: vive in gruppi, si muove in stormi chiassosi e nidifica in vere e proprie comunità. I suoi richiami – una sorta di "prrriù" liquido e flautato – si sentono da lontano e rendono inconfondibile la sua presenza.
Chi lo osserva per la prima volta, non può restare indifferente. Il gruccione è uno spettacolo di biodiversità e un indicatore importante della salute degli ecosistemi rurali e fluviali. La sua presenza è un segno di equilibrio, ma anche un invito a proteggere gli ambienti che frequenta.
Nel Reggiano, le aree del Secchia e dell'Enza, le colline calanchive tra Scandiano, Viano e Baiso, ma anche vecchie cave e scarpate stradali nei pressi di Castellarano e Rubiera, sono tra i luoghi preferiti per la nidificazione. Osservarli senza disturbare, magari con un binocolo e tanto silenzio, è un'esperienza che riempie gli occhi e il cuore.
Ogni estate, a fine stagione riproduttiva, i giovani gruccioni lasciano l'Italia per affrontare la loro prima migrazione verso l'Africa. Solo l'anno successivo torneranno, se sopravvissuti, a cercare il loro posto nel coro di colori e richiami che ogni primavera torna a risuonare anche nei cieli dell'Emilia.