Le Gonzedre e i Sastrugi
Prendiamo in prestito questo scatto di Gianna Casella che avevamo pubblicato a novembre 2023 per rispondere ad una quesito che vi avevamo posto nei giorni scorsi. Facciamo riferimento ad un video riguardate un mezzo sgombraneve in azione, il di cui autista ci segnalava la presenza di "gonzedre".
La domanda era: uno spalatore del nostro Appennino cosa intende per "gonzedre"?
Nell'Appennino reggiano, il termine "gonzedre" (o varianti dialettali) si riferisce agli accumuli di neve formati dal vento in specifiche aree, come crinali, avvallamenti o zone esposte. Si tratta di una parola dialettale che descrive i cumuli di neve modellati dall'azione del vento, un fenomeno comune nei paesaggi montani durante o dopo una nevicata.
Questi accumuli possono rappresentare un rischio in montagna, poiché la neve trasportata dal vento tende a depositarsi in modo disomogeneo, creando punti di instabilità nel manto nevoso. Questo termine, quindi, non solo descrive una formazione naturale, ma è anche una parte della cultura locale legata all'osservazione della neve e delle sue caratteristiche in ambienti montani.
In contesti come il crinale appenninico, "gonzedre" potrebbe anche essere usato figurativamente per descrivere un paesaggio trasformato dalla neve e dal vento, con rilievi e forme scolpite che riflettono le condizioni atmosferiche locali.
In italiano i cumuli di neve modellati dal vento sono noti come dune di neve o nevai eolici.
Le loro dimensioni e forme variano in base alla forza e alla direzione del vento, nonché alla quantità di neve disponibile.
Le righe o striature sulla superficie ghiacciata della neve, invece, sono chiamate sastrugi (dal russo "zastrugi"). Queste sono creste o ondulazioni sulla neve ghiacciata causate dall'azione costante del vento, che erode e ridistribuisce i cristalli di neve. I sastrugi possono essere morbidi e arrotondati o più appuntiti e rigidi, a seconda delle condizioni atmosferiche e del tipo di neve coinvolto. Essi influenzano anche il movimento in queste aree, in particolare per gli escursionisti o gli sciatori.
Questi fenomeni si osservano spesso in alta montagna, nelle regioni polari e sugli altipiani esposti a venti intensi.
Foto: Gianna Casella - Monte Ventasso
La domanda era: uno spalatore del nostro Appennino cosa intende per "gonzedre"?
Nell'Appennino reggiano, il termine "gonzedre" (o varianti dialettali) si riferisce agli accumuli di neve formati dal vento in specifiche aree, come crinali, avvallamenti o zone esposte. Si tratta di una parola dialettale che descrive i cumuli di neve modellati dall'azione del vento, un fenomeno comune nei paesaggi montani durante o dopo una nevicata.
Questi accumuli possono rappresentare un rischio in montagna, poiché la neve trasportata dal vento tende a depositarsi in modo disomogeneo, creando punti di instabilità nel manto nevoso. Questo termine, quindi, non solo descrive una formazione naturale, ma è anche una parte della cultura locale legata all'osservazione della neve e delle sue caratteristiche in ambienti montani.
In contesti come il crinale appenninico, "gonzedre" potrebbe anche essere usato figurativamente per descrivere un paesaggio trasformato dalla neve e dal vento, con rilievi e forme scolpite che riflettono le condizioni atmosferiche locali.
In italiano i cumuli di neve modellati dal vento sono noti come dune di neve o nevai eolici.
Le loro dimensioni e forme variano in base alla forza e alla direzione del vento, nonché alla quantità di neve disponibile.
Le righe o striature sulla superficie ghiacciata della neve, invece, sono chiamate sastrugi (dal russo "zastrugi"). Queste sono creste o ondulazioni sulla neve ghiacciata causate dall'azione costante del vento, che erode e ridistribuisce i cristalli di neve. I sastrugi possono essere morbidi e arrotondati o più appuntiti e rigidi, a seconda delle condizioni atmosferiche e del tipo di neve coinvolto. Essi influenzano anche il movimento in queste aree, in particolare per gli escursionisti o gli sciatori.
Questi fenomeni si osservano spesso in alta montagna, nelle regioni polari e sugli altipiani esposti a venti intensi.
Foto: Gianna Casella - Monte Ventasso