Con l'alta pressione la nebbia non è un evento peculiare della sola Pianura Padana
Con l'arrivo della stagione fredda il nostro territorio è spesso preda della terribile "inversione" termica, complice la conformazione del terriotorio, complice l'alta pressione, ma non dobbiamo pensare che olo noi facciamo i conti con questo spiacevole fenomeno.
Come si vede dall'immagine satellitare in questi giorni gran parte dell'Europa è attanagliata da questo problema. La potente alta pressione che giorno dopo giorno si è affermata sulle nostre teste è veramente dura da scalfire e la nebbia è uno dei prodotti che meglio esprime gli "effetti collaterali" di un evento che solitamente dovrebbe produrre cieli sereni.
In meteorologia, l’alta pressione favorisce la formazione della nebbia al suolo per una serie di fattori specifici. Le condizioni di alta pressione sono generalmente associate a cielo sereno e venti deboli, entrambi elementi ideali per il raffreddamento notturno del suolo, che è cruciale per la formazione della nebbia.
Ma in che modo ne favorisce la formazione?
-> Raffreddamento notturno: l’alta pressione porta a cieli sereni durante la notte, e senza la copertura nuvolosa, il calore terrestre si disperde nello spazio, raffreddando l’aria vicina al suolo.
-> Condensazione dell'umidità: L'aria che si raffredda rapidamente vicino al suolo raggiunge il punto di rugiada, cioè la temperatura alla quale il vapore acqueo inizia a condensare. Questo provoca la formazione di minuscole goccioline sospese nell'aria, ovvero nebbia.
-> Aria stabile e stagnante: La pressione alta crea una massa d'aria stabile e impedisce la formazione di correnti ascensionali che disperderebbero l'umidità. Senza vento o movimenti verticali, l’aria fredda rimane intrappolata vicino al suolo, permettendo alla nebbia di formarsi e persistere.
Quindi, in condizioni di alta pressione, soprattutto in autunno e inverno, l'umidità si accumula vicino al suolo creando nebbia, particolarmente nelle aree di pianura e nelle vallate dove l'aria fredda tende a ristagnare.
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Dott. Matteo Benevelli