La Botte Meravigliosa
Oggi vi parliamo dell'importantissimo e suggestivo "canale di Secchia" e della sua "Botte Meravigliosa".
Lo facciamo sulla falsariga di un post proposto da Eugenio da San Polo che ha acceso anche il nostro interesse per questa struttura.
Le precise date relative all'escavazione del Canale di Secchia rimangono avvolte nell'incertezza, anche se ipotesi affidabili indicano una possibile realizzazione nel XII secolo. Ciò che è certo è l'ambizione di un'opera lungimirante, che richiese notevoli risorse tecniche e finanziarie e servì a molteplici scopi: fungendo da via navigabile, sfruttando l'energia idraulica e fornendo servizi fognari.
Particolarmente interessanti sono le strutture che permettevano al canale di superare gli ostacoli naturali, come il passaggio in botte sotto il torrente Tresinaro, noto come la "Botte Meravigliosa", costruita nel XIV secolo a Fellegara di Scandiano, il ponte-canale sul torrente Rodano, e altre opere simili lungo il corso del sistema idrografico.
Ancora oggi, lungo il percorso del canale, si possono osservare numerosi manufatti, specialmente quelli dedicati all'irrigazione. Questi elementi, che vanno dalle paratoie più semplici alle più complesse, sono fondamentali per la gestione delle acque. Le moderne paratoie irrigue, controllate manualmente o automaticamente attraverso dispositivi avanzati, consentono una gestione efficiente dell'irrigazione, anche a distanza tramite il telecontrollo, rappresentando un'espressione dell'evoluzione tecnologica nel settore idraulico.
Tornando alla "Botte Meravigliosa", possiamo dire che è inizialmente il canale di Secchia scavalcava il Tresinaro per mezzo di un ponte canale che però si rivelava spesso instabile e soggetto a rotture (le bizze del torrente non giocavano a favore del ponte); perciò nel XV secolo il duca Borso d'Este fece costruire questa Botte meravigliosa che permette, tutt'oggi, al canale di sottopassare il torrente.
La Botte Meravigliosa è una sorta di sifone o acquedotto che consentiva al canale di passare sotto il letto del torrente Tresinaro senza interrompere il flusso d'acqua. La sua costruzione risale al XV secolo ed è un esempio significativo dell'ingegneria idraulica dell'epoca. La struttura è caratterizzata da un'imponente arcata in pietra cotta a forma di semicerchio schiacciato, con un raggio di due metri e lunga circa 250 metri.
Il percorso del canale, poi, prosegue da Fellegara fino a Reggio Emilia. In tutto questo viaggio di ben 27 km, alimentava sette mulini : il Molino di Castellarano con una ruota, il Molino di Villalunga con due, il Molino di Boioni con una, il Molino di Fellegara con cinque, il Molino di Sabbione con tre, il Molino dello Stagno con tre ed il Molino della Rosta con quattro. Quest'ultimo fu demolito fra gli anni ‘60 e ‘70, ede era collocato in via Cassoli, a est di viale Risorgimento.
A Reggio Emilia il canale di secchia risulta tombato all'altezza di via Monte Bernina. In questa parte periferica della città, il canale si insinuava attraverso le vie principali, dividendosi in ben quattro rami distinti. Uno di essi, il più significativo, noto come canale "maestro", percorreva le attuali vie del Guazzatoio e di San Carlo. Altri due canali seguivano il corso di Garibaldi (o la Ghiara, lungo il tragitto originario del Crostolo). Dopo aver attraversato il centro storico, questi canali si riunivano nuovamente, uscendo dalla città in due direzioni diverse: uno presso porta Santo Stefano e l'altro presso porta Santa Croce.
Il canale che si immetteva fuori da porta Santa Croce procedeva verso nord e, ancora oggi, è possibile riconoscerne il tracciato nella zona dello stadio, dove riemerge in superficie. Da lì, continua sotto la tangenziale, l'autostrada e la stazione Mediopadana, per infine raggiungere la zona di Mancasale, dove si unisce con le acque del torrente Rodano (già attraversato in precedenza), dando origine al Canalazzo Tassone, che poi confluisce nel Crostolo vicino a Santa Vittoria.
Il canale che usciva dalle mura presso porta Santo Stefano seguiva invece il corso antico del Crostolo, lungo l'attuale via Filzi, per poi unirsi a esso poco dopo.