Foto del 01 marzo 2026
Con Alessandra Castelli cambiamo di nuovo provincia e ci portiamo sull'alto appennino bolognese per scoprire l'incantevole santuario della Madonna dell'Acero.
Le origini del santuario risalgono al XVI secolo e sono legate a una narrazione popolare che sa di prodigio. Si racconta che, durante una violenta tempesta, due pastorelli sordomuti trovassero riparo sotto un grande acero.
Secondo la tradizione, la Vergine apparve loro tra le fronde dell'albero, guarendoli miracolosamente e chiedendo che in quel luogo fosse eretta una chiesa. La notizia si sparse rapidamente, trasformando l'umile acero in un centro di pellegrinaggio. L'attuale edificio, dalla caratteristica pianta a capanna e la muratura in pietra a vista che vediamo nella tua foto, fu costruito nel 1548 per proteggere proprio quell'albero sacro (o ciò che ne restava).
Il Santuario non è solo un monumento religioso, ma un contenitore di storie umane e tradizioni secolari:
-> Entrando nel santuario, è ancora possibile vedere, dietro l'altare maggiore, il tronco dell'antico acero sopra il quale sarebbe apparsa la Madonna. La statua lignea della Vergine è posta proprio tra i rami dell'albero.
-> Gli Ex-Voto dei "Bruni": una delle curiosità più affascinanti riguarda la famiglia dei Bruni. Si dice che un membro della famiglia, fatto prigioniero dai turchi, fu liberato per intercessione della Madonna dell'Acero. Per gratitudine, fece forgiare delle figure in ferro a grandezza naturale (gli ex-voto) che ancora oggi adornano le pareti della chiesa.
-> Il complesso è un esempio perfetto di architettura montana: povera nei materiali ma solidissima, capace di resistere ai carichi di neve che, come mostra il tuo scatto, imbiancano regolarmente i tetti a "piagne" (lastre di ardesia).
Il santuario fa parte di un antico itinerario devozionale che collega diverse piccole cappelle sparse tra i boschi del Corno alle Scale, ognuna con la sua leggenda.
Oggi il Santuario è la porta d'accesso alle spettacolari Cascate del Dardagna e al comprensorio sciistico del Corno alle Scale. Chi arriva fin qui non lo fa solo per trekking, ma per ritrovare quel silenzio che solo la combinazione di pietra, neve e foresta sa regalare.