Foto del 21 febbraio 2026
Lo scatto di oggi è opera del fotografo Sergio Baboni che ha catturato un fiore di Anemone.
Quello che vediamo è l'Anemone apennina (o una varietà molto simile come l'Anemone blanda), comunemente noto come Anemone dell'Appennino. È una delle "firme" cromatiche più eleganti del sottobosco italiano all'inizio della primavera.
Il nome significa letteralmente "Fiore del Vento". Il nome deriva dal greco anemos (vento). Gli antichi credevano che i petali si aprissero solo quando soffiava il vento, o che il vento stesso li portasse via rapidamente a causa della loro fragilità. In realtà, è una pianta molto resiliente che sfida le ultime gelate invernali.
Se osservate bene la struttura, l'anemone è una pianta eliotropica: i suoi fiori seguono il movimento del sole durante il giorno. Inoltre, di notte o quando piove, i fiori si chiudono a campanula e si piegano verso il basso per proteggere il prezioso polline dall'umidità.
La Leggenda di Adone:
Nella mitologia greca, si dice che l'anemone sia nato dalle lacrime di Afrodite mescolate al sangue del suo amato Adone, morente tra le sue braccia. Questo legame tra amore e caducità lo ha reso, nel linguaggio dei fiori, il simbolo dell'abbandono o della speranza che svanisce troppo presto.
Petali o Sepali? Quelli che sembrano petali blu/viola sono tecnicamente sepali petaloidi. L'anemone non ha veri petali.
E la sua radice è una semplice radice, ma cresce da piccoli tuberi irregolari (rizomi) che gli permettono di colonizzare rapidamente il suolo dei boschi di latifoglie, creando tappeti azzurri spettacolari.
Ma fate attenzione! Come molte piante della famiglia delle Ranunculaceae, l'anemone è tossico se ingerito e la sua linfa può irritare la pelle. Meglio ammirarlo e fotografarlo senza coglierlo!