Peggiora la qualità dell’aria con l’alta pressione

Peggiora la qualità dell’aria con l’alta pressione

Purtroppo l’inversione termica va di pari passo con il rapido deterioramento della qualità dell’aria che respiriamo ogni giorno.
Negli ultimi tre giorni in particolar modo abbiamo assistito ad un impennata dei valori nel campo delle polveri sottili.
L’alta pressione e la conseguenza formazione di un freddo cuscinetto d’aria fredda al suolo generano una cappa che non viene scalzata dal leggero vento di questi giorni.
Tra l’altro al suolo abbiamo una ventilazione che soffiando da nord-est non fa che accumulare dentro la Pianura Padana l’inquinamento che viene spinto anche a quote collinari.
Polveri sottili
Ieri e oggi abbiamo sforato i limiti di legge su Pianura, Città e fascia Pedecollinare. Limite che nelle ultime due settimane era già stato superato nella Bassa il 6 dicembre scorso, ma che con l’arrivo delle perturbazioni era calato vistosamente. E’ ancora nitido il ricordo delle Alpi che fino ad una manciata di giorni fa erano ancora visibili. Va meglio in Montagna e in alta Collina, ma sotto i 500 metri lo strato di inversione termica sta risalendo le valli.
Ozono
Questo leggero inquinante secondario al contrario è ben presente in quota con concentrazioni abbastanza alte anche se al di sotto dei limiti di legge. Nei bassi trati d’aria le concentrazioni sono abbastanza basse, mentre le temperature miti della Collina ed il Sole favoriscono un accumulo in Montagna.
Biossido di Azoto
Concentrazioni alte nei centri abitati dove abbiamo molto traffico veicolare e nei distretti industrializzati. Va meglio in Appennino dove questo inquinante non desta preoccupazioni.
Trend per i prossimi giorni
In Pianura fino alle prime Colline le polveri sottili si ammasseranno sempre più densamente rendendo pessima l’aria che respireremo. L’alta pressione è destinata a durare almeno fino alla fine della settimana. Successivamente confidiamo in un po’ di vento che ci venga in soccorso perché per qualche precipitazione probabilmente dovremo attendere il periodo natalizio.
Le concentrazioni di Ozono si manterranno alte in Appennino per crescere leggermente anche nelle zone di Pianura sebbene le nebbie ne inibiranno la formazione.
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Dott. Matteo Benevelli
Brusco innalzamento delle polveri sottili, ma perché?

Brusco innalzamento delle polveri sottili, ma perché?

In tanti in questi giorni ci stanno chiedendo com’è la situazione dell’inquinamento dell’aria in questo periodo di restrizioni dovute al Covid-19 sul nostro territorio. Fino a qualche giorno fa le concentrazioni di polveri sottili erano tutto sommato nella norma, specie dopo le piogge dei giorni scorsi, ma soprattutto nella giornata di ieri si è registrato un “curioso” se non “drammatico” boom delle Pm10 sulla nostra regione.
Nella giornata di ieri e soprattutto in quella di oggi si nota una foschia densa che limita in parte la visibilità nel lungo raggio e ciò non segue un iter logico/meteorologico.

Le Pm10 sono schizzate da 16 ppm fino al terribile valore di 99 ppm a Reggio Emilia, addirittura a 140 ppm a Rimini!

Vedi tabella ARPAE qui sotto:
In situazioni del genere è giusto indagare per scoprire se la causa di questa impennata è da ricercare a livello antropico (uomo) o naturale.

Indagine su una causa antropica:
siamo in una situazione eccezionale di restrizioni che limitano il pulviscolo sotto l’aspetto del traffico delle automobili, anche se i riscaldamenti sono ancora accesi e ben funzionanti visto il ritorno di un po’ di freddo da est. Sui siti d’informazione non si parla d’altro che di Coronavirus e non compaiono notizie di incendi dolosi in vasta scala in Italia e nazioni limitrofe.
Pertanto escludiamo il fattore antropico… per una volta l’uomo sembra non centrare nulla con questo aumento delle polveri sottili.

Indagine su una causa naturale:
Solitamente le cause naturali sono imputabili a grandi concentrazioni di Pollini, ma nonostante l’inizio di primavera non abbiamo un boom di fioriture in questo momento. Un’altra causa potrebbe essere di origine vulcanica, ma per ora tutto è tranquillo in Islanda e nel Sud dell’Italia. In fine ci si può concentrare sulla Sabbia del Deserto.
Le correnti che da qualche giorno dominano sul nostro territorio arrivano da est, la Porta della Bora si è aperta ed ancora non si è chiusa definitivamente. Da est, poi, sono arrivate anche le ultime precipitazioni… che a tutti gli effetti hanno sporcato le nostre automobili lasciate all’aperto in questi giorni di fermo. Ma al tempo stesso la Porta della Bora chiude la porta (permetteteci il gioco di parole) in faccia alla sabbia del deserto del Sahara, che è la prima imputata quando piove sabbia dal cielo.

Indizi:
– correnti dominanti da est
– automobili sporche di sabbia dopo le piogge degli ultimi giorni
– aumento delle Pm10 nonostante la pioggia recente che normalmente le abbatte

Causa:
Mettendo insieme questi indizi un buon detective meteorologico si concentra sul vento da est e ripercorre a ritroso il suo percorso. Con l’aiuto dei satelliti attuali e dei loro delicati sensori si può scoprire che il vento est attinge aria da molto lontano. E se si indaga in quelle zone remote, si scopre che da qualche giorno un’intensa tempesta di sabbia sta interessando la zona del Mar Caspio e del deserto del Karakum (Turkmenistan), 2500 km a est dell’Italia. Questa tempesta solleva i granelli di sabbia e li trasporta per migliaia di chilometri fino alla nostra Pianura (e ad onor del vero va oltre… fino al Portogallo e l’oceano Atlantico).

Conclusioni:
Per una volta l’incremento di polveri sottili non è da imputare all’uomo, ma a cause del tutto naturali. Un evento del genere è piuttosto raro, come detto in precedenza, le tempeste di sabbia che solitamente ci raggiungono sono di matrice sahariana poiché il vento dominante arriva dall’Atlantico sulle nostre latitudini. Questa volta, invece, uno spostamento imponente dell’Anticiclone delle Azzorre verso il Nord Atlantico ed una seconda alta pressione presente sul Kazakistan (nostra vecchia conoscenza di qualche giorno fa con il nome di Jurgen che determinò i fiocchi di neve del 26 marzo), hanno innescato questo “getto sabbioso” verso di noi.

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 Dott. Matteo Benevelli