Stati Uniti, tra gelo e fuoco

Stati Uniti, tra gelo e fuoco

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Sta facendo grande clamore la colata di aria artica di origine canadese che sta investendo il cuore degli Stati Uniti. Una colata di aria che in 24 ore ha fatto precipitare le temperature di oltre 30°C, a campione è stata presa la Città di Denver che è passata dai 38°C alla neve.
 
Certo, un ribaltone termico del genere è sicuramente di forte richiamo ed esagerata, ma quelle zone non sono nuove a discese di aria fredda che generano forti cali termici. La sezione centrale degli Stati Uniti non è protetta a nord come capita alla nostra provincia che invece può contare sulle Alpi che ci proteggono da questo genere di eventi.
 

In pochi, però, hanno dato risalto al fatto che gli Stati Uniti stanno letteralmente soffocando nel fumo degli incendi su vasta scala. Tutta la costa ovest è alle prese con svariati focolai con evacuazioni di migliaia di persone. Il fumo di questi incendi è ben visibile dallo spazio e dalle immagini modificate da noi per favorirne la lettura.

 


Un ruolo chiave lo sta giocando anche questa perturbazione che con la sua prepotenza sta alimentando forti venti in uscita che alimentano questi incendi. Al tempo stesso, però, con le sue precipitazioni ed il crollo termico sta favorendo lo spegnimento di parte di questi focolai.
 

Gli effetti del vento si vedono molto bene se si guardano le differenze tra le immagini riprese il giorno 7 e quelle del giorno 8.

 

 

Le colonne di fumo si allungano vistosamente e crescono di volume davanti al fronte di nuvole. Se si guarda la zona in alto a sinistra che corrispondono agli stati di Oregon e Washington, i venti con forza simile a quella degli uragani e alte temperature hanno ravvivato le fiamme e quasi 250 mila persone sono rimaste senza corrente elettrica.

 


Secondo il National Interagency Fire Center, attualmente sono attivi 76 grandi incendi che bruciano a livello nazionale, la California è lo stato più colpito. Degli oltre 5.500.000 acri che sono stati bruciati a livello nazionale finora quest’anno, la California conta più di 2.000.000 di acri bruciati, secondo il rapporto NIFC.

 

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  Dott. Matteo Benevelli
Continua a bruciare la Foresta Rossa e le fiamme minacciano Chernobyl

Continua a bruciare la Foresta Rossa e le fiamme minacciano Chernobyl

Qualche giorno fa vi abbiamo dato notizia del fatto che un grosso incendio era divampato nella zona di alienazione di Chernobyl, per l’esattezza presso la riserva naturale di Drevlianskyi, un’area protetta di 309 km2. Per quel focolaio è stato fermato un 27enne che avrebbe dato fuoco ad alcune sterpaglie dalla quale è nato il rogo. La zona in questione, seppur lontana svariate decine di chilometri dalla Centrale Nucleare di Chernobyl è stata pesantemente irradiata durante l’incidente del 1986 e risulta essere un braccio della famigerata “Foresta Rossa”, ovvero, una foresta di conifere e betulle che subito dopo l’incidente di Chernobyl virò di colore verso il rosso per poi seccarsi successivamente.

L’incendio in questione è quasi risolto, ma un secondo focolaio ben più corposo è scoppiato a pochissimi chilometri dalle Città fantasma di Prypiat e Chernobyl, fiamme che interessano il cuore della Foresta Rossa e che minacciano la Centrale Nucleare teatro del disastro nucleare del 26 aprile 1986.
Il 90% delle radiazioni è imprigionato nel suolo, ma va da sè che un incendio è in grado di disperdere notevoli quantità di radiazioni con le sue ceneri e polveri generate dalle fiamme e dalle correnti ascensionali del gran calore prodotto.

Per estinguere questo focolaio è attivo sul territorio un totale di 124 vigili del fuoco, 2 aerei An-32P e 1 elicottero Mi-8 che hanno effettuato 42 lanci di acqua e schiumogeni per estinguere le fiamme.

“Ci sono cattive notizie, le radiazioni sono al di sopra della norma”, ha riconosciuto Yegor Firsov, capo del servizio di ispezione ecologica ucraino, fornendo come prova un filmato del contatore Geiger che in quella zona dovrebbe segnare valori di 0,14 μSv/h (microsievert) e poi 2,3 μSv/h, quindi 16 volte superiori!

Com’è potuto accadere?
Sicuramente la matrice dell’incendio è dolosa e piante come conifere, pioppi e betulle non possono che ardere più velocemente rispetto ad altre essenze arboree. A questo va sommato il fatto che quella zona a cavallo tra Ucraina e Bielorussia risente di un inverno estremamente secco ed arido. Al suolo non è presente la neve ed il vento forte che ha interessato ed interessa tutt’ora la zona aiuta la dispersione di tizzoni ardenti e dei fumi radioattivi.

Purtroppo nella zona non è la prima volta che si verificano eventi del genere, un altro vasto incendio interessò la “Foresta Rossa” nel 2018, ma pare che i disagi radioattivi siano stati piuttosto contenuti. La zona di alienazione (disabitata) copre un raggio di 30 Km dalla Centrale Nucleare, pertanto non ci sono grandi rischi dovuti alle fiamme per chi abita in zona, ma sicuramente il riscoperto turismo della zona per un periodo non potrà sfruttare il triste evento del 1986. Solo nel 2019 più di 100.000 turisti si sono recati a visitare la Centrale, frutto di una riscoperta di quanto accaduto figlia della serie TV Chernobyl prodotta da Sky e HBO.

La centrale nucleare a fissione Vladimir Il’ič Lenin di Černobyl’ non è più in produzione dallo spegnimento del reattore 3, avvenuto il 15 dicembre del 2000.

Continueremo a darvi notizie in merito.

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Dott. Matteo Benevelli

Torna a bruciare la Russia, ma non solo.

Torna a bruciare la Russia, ma non solo.

In questo periodo in cui non si fa che parlare della grave pandemia Covid-19 passa un po’ in secondo piano tutto il resto, ma comunque la vita del nostro Pianeta prosegue e con essa anche tutto il resto delle problematiche che riguardano la sua difficile convivenza con noi.
Alcuni aspetti dell’inquinamento ambientale stanno sicuramente migliorando per via delle restrizioni in atto per limitare le diffusione del Coronavirus (vedi il crollo dei voli aerei e delle crocere, enormi fonti di immissione di CO2 nell’atmosfera), ma un aspetto che non accenna a migliorare è quello degli incendi.

E’ di ieri la notizia che tra la Russia e l’Ucraina divampano un gran numero d’incendi, tra cui uno interessa la tristemente famosa “Foresta Rossa” a poche decine di chilometri dalla Centrale Nucleare di Chernobyl. Un focolaio di soli due giorni d’età che sta interessando una zona di conifere e betulle che facilmente ardono disperdendo ceneri e polveri radioattive nelle zone limitrofe ed in direzione della capitale Ucarina di Kiev. Per far fronte alle fiamme sono attivi: 90 Vigili del Fuoco, 18 mezzi di supporto, 1 elicottero e 2 aerei.
La zona interessata è quella della riserva naturale di Drevlianskyi, un’area protetta di 309 km2 situata all’interno dell’area di alienazione e che nel 1986 è stata investita in pieno dalla nube radioattiva del disastro nucleare di Chernobyl.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gran parte delle scorie radioattive, però, va detto che si trovano nel suolo e non strettamente all’interno dei tronchi degli alberi. Ciò è di consolazione, ma una componente radioattiva è ugualmente presente nel fumo e nelle ceneri che i stanno sollevando nella zona e che costituiscono un elemento di rischio in più per i coraggiosi pompieri impegnati nell’estizione dell’incendio.

Spostandoci con lo sguardo nel resto del Mondo, però, la situazione non è migliore. Continuano ad ardere nell’indifferenza la Foresta Amazzonica in Brasile e la penisola del Siam (Myanmar, Laos e Thailandia). Questi sono roghi di matrice dolosa atti a deforestare quelle zone per far spazio ad allevamenti intensivi (per quel che riguarda l’Amazzonia) e piantagioni di Palme da olio (per le zone asiatiche). Una fitta nube di fumo da giorni aleggia su gran parte della Thailandia oscurando il cielo in molte zone.

Il quadro globale della situazione è ben comprensibile guardando l’immagine satellitare della NASA ottenuta con la somma delle fotografie raccolte dal satellite MODIS. Ogni puntino rosso rappresenta un Hot Spot, ovvero un punto caldo generato dalla presenza di un picco termico, ovvero di una fiamma da incendio. Non ci resta che consolarci con il fatto che in Africa le cose non stanno poi andado così male.

Continueremo a monitorare questa situazione come abbiamo sempre fatto per tenervi aggiornati su ciò che accade anche al di fuori della nostra provincia.

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Dott. Matteo Benevelli

2° Focus incendi nel Mondo

Di tanto in tanto diamo un’occhiata a ciò che accade sul fronte globale degli incendi e delle conseguenti emissioni di monossido di carbonio nell’aria.

Fronte Russo
La situazione lentamente continua a migliorare, ormai i focolai sono sempre meno. Le piogge sono arrivate, lo si può notare anche dalla presenza di nuvole nell’immagine satellitare, e ciò non può che giovare allo spegnimento dei fuochi. Anche le emissioni di monossido di carbonio sono, quindi, calate drasticamente. Situazione “quasi” risolta o almeno ridimensionata di molto… anche se lo scioglimento del permafrost prosegue inesorabile (ma è un altro argomento).

Fronte Amazzonico
Anche in questo caso qualcosa si muove in positivo. La situazione è ben lontana dall’essere risolta, il fronte incendi è ancora immensamente vasto e di lavoro ce né tantissimo da fare. Le emissioni di monossido e biossido di carbonio sono ancora elevatissime ed avvolgono l’intero Sud-America. Le conseguenze di quanto sta accadenso avranno ripercussioni su scala globale e sulla salute di chi abita quelle zone.

Fronte Africano
Quello più sconosciuto, quello più vasto e quello sul quale è molto più difficile intervenire sotto l’aspetto organizzativo per via dei numerosi stati coinvolti. Migliora notevolmente la situazione in Angola sul versante occidentale, ma peggiora drammaticamente la situazione in Mozambico sul versante orientale. Anche in questo caso siamo ben lontani dal vedere prospettive di spegnimento. Emissioni di monossido e biossido di carbonio altissime, il fronte Africano è più minaccioso di quello amazzonico.

Tirando le somme il quadro è un po’ meno critico di quanto visto a Luglio ed Agosto, ma non di tanto. Dove la Natura è riuscita a mettere una pezza con la pioggia il quadro è migliorato, dove invece l’uomo deve rimboccarsi le maniche il processo di spegnimento è notevolmente più lento.
Confidiamo, quindi, che le piogge arrivino presto anche in quelle zone dell’Africa seppure la stagione delle piogge solitamente si presenta da novembre in poi.

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Dott. Matteo Benevelli

Situazione incendi alla fine di Agosto

Situazione incendi alla fine di Agosto

? Situazione Incendi ?

Dieci giorni fa vi abbiamo postato un nostro articolo che voleva accendere i riflettori su quanto stava accadendo nel nostro pianeta sul fronte incendi.

Non solo Russia, quindi, ma anche nel resto del nostro delicato Pianeta, l’unico Pianeta abitabile per quel che ne sappiamo.

A dieci giorni da allora proviamo a vedere cos’è successo e come si sono evolute le cose.

Per farlo ci siamo serviti delle stesse immagini che vi avevamo prodotto prima di Ferragosto. Da un primo punto di vista sembra che in Russia la situazione sia leggermente migliorata, anche se i focolari attivi sono ancora molti e soprattutto irraggiungibili. Qualche precipitazione si è vista e qualche focolaio è stato estinto dall’incredibile sforzo dei vigili del fuoco e dell’esercito.
Attenzione… la situazione non è risolta e la Siberia continua ad ardere, così come le esalazioni di monossido di carbonio che continuano a viaggiare spinte dalle correnti d’aria ad est sull’Oceano Pacifico ed unendosi a quelle pesantissime in arrivo da Pechino (e dalla Cina in generale) dove le esalazioni sono di origine industriale e quindi antropica.

Da un paio di giorni sono stati accesi i riflettori sul Sud America, continente che ospita il maggior polmone verde del nostro Pianeta. Polmone che sta letteralmente bruciando al ritmo di 1 campo da calcio al minuto! Avevamo già citato quella “zona calda” nel nostro articolo precedente e a distanza di 10 giorni la situazione è precipitata ulteriormente.
Dall’inizio dell’anno gli incendi attivi in Brasile sono stati oltre 74.000 di cui solo negli ultimi giorni 9500!
Vuoi per la stupidità umana, vuoi per le scelte politiche scellerate del presidente Bolsonaro, ma quest’anno gli incendi in Amazzonia sono cresciuti dell’84% rispetto al 2018. Un disastro ben peggiore di quanto in atto in Russia. Le esalazioni di monossido di carbonio sono altissime, la perdita di superficie forestale immensa ed i gas serra si propagano su buona parte delle emisfero australe, gas, che non possono essere ri-assorbiti dagli alberi ormai distrutti.
Situazione gravissima, ma che fortunatamente inizia ad essere notata anche dai media e da realtà ben più autorevoli del nostro piccolo punto di vista locale. Confidiamo che ciò possa smuovere la coscienza di qualcuno che possa intervenire velocemente.

E in Africa? Altra zona su cui abbiamo posto l’accento nel precedente articolo?
Beh… la situazione è anche peggiore delle due citate in precedenza. Il centro-sud dell’Africa vede al suo attivo quasi il 70% dei focolai attivi sul nostro Pianeta, un record di cui si potrebbe fare tranquillamente a meno. Anche in questo caso i fattori possono essere molteplici, dai roghi controllati che poi sfuggono di mano, alla terra bruciata fatta dagli agricoltori per liberare i campi dalle erbe infestanti, fino ad arrivare al surriscaldamento globale che alimenta correnti d’aria sempre più impetuose ed energiche.

Fatto sta che tirando le somme le concentrazioni di CO2 nell’atmosfera hanno raggiunto e superato le 410 parti per milione. Sono ormai lontani i tempi in cui gli scienziati ci ammonivano dal non superare mai le 400 ppm di CO2, soglia oltre la quale i cambiamenti climatici sarebbero stati irreversibili.

Nei momenti criciti l’uomo ha sempre tirato fuori il meglio di sè per risolvere i problemi … speriamo solamente che si dia da fare il prima possibile. La scienza ha già fatto luce sul problema, le soluzioni sono state messe sul tavolo, ma le decisioni di applicarle spettano a chi ci governa.
Per guarire dalla febbre si devono ingerire medicine amare, che sicuramente non daranno consenso politico, ma un buon genitore non deve assecondare sempre i capricci dei propri figli, un buon genitore deve saper dire di no ed indicare la giusta via, anche se questa non è la più popolare.
Da bravi figli, noi, dovremo accettarla e comprenderne il significato.

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Dott. Matteo Benevelli