E’ vero che l’aria è pulita per via del virus Covid-19?

E’ vero che l’aria è pulita per via del virus Covid-19?

Ha fatto molto clamore l’impatto positivo che le restrizioni per contenere l’infezione da Coronavirus hanno avuto sulla qualità dell’aria in Cina. In molti si aspettavano qualcosa di simile anche in Italia e ci aspettavamo con rassegnazione gli articoli sensazionalistici dei soliti giornalisti. Le nostre aspettative non sono state disattese, ma da qualche giorno l’aria ha ripreso a peggiorare, tanto che da due giorni stiamo superando i limiti di legge per le polveri sottili.

Ma andiamo per gradi: a tutti gli effetti dopo la scoperta dei primi casi di Covid-19 nella Pianura Padana l’aria è migliorata di molto, specie nei giorni successivi all’introduzione di norme che miravano al suo contenimento imponendo “zone rosse” e limitazioni alla circolazione importanti.
In questa fase i giornalisti si sono soffermati alle apparenze senza farsi delle domande molto basilari, ovvero: cosa può incidere sull’inquinamento dell’aria nella Pianura Padana?

Cosa può incidere nel cambiamento dell’aria nella Pianura Padana?
Se si impone lo stop al traffico, la cosa più semplice da pensare è che l’aria sia migliorata per questo motivo. Ma il traffico era ancora molto elevato e la chiusura di poche fabbriche nella zona del lodigiano non poteva incidere in maniera significativa. Ma alzando il naso verso l’alto, in quel periodo, qualcosa era cambiato a livello meteorologico.


Per gran parte dell’Inverno non si sono verificati grandi colpi di scena e questo perchè un potente Vortice Polare non permetteva al freddo di raggiungere il Mediterraneo. Ma il 18 un’onda ha deformato questo “nastro trasportatore” permettendo l’infiltrazione di correnti umide e fredde dall’Atlantico.
L’irruzione vera e propria è arrivata il 25 Febbraio come si può vedere dall’immagine qui sotto, quando una Bassa Pressione ha scalzato definitivamente il “mostro” di Alta Pressione che dominava nel Mediterraneo da molto tempo.


Cosa significa tutto questo?
Questo ribaltone meteorologico ha fatto si che sulla Pianura soffiasse forte il vento che letteralmente spazzò via lo smog (il vento in almeno altre tre occasioni precedentemente spazzò via le pesanti polveri sottili come si nota dal grafico qui sotto).
Il 25 febbraio, quindi, ha segnato una svolta meteorologica che casualmente si è sovrapposto a quanto stava drammaticamente accadendo sul Nord Italia con la diffusione del virus Covid-19. Da quel momento si è aperta una parentesi di aria pulita che è durata ben due settimane.


Se si osserva la tabella della concentrazione delle polveri sottili Pm10 in Emilia-Romagna, salta subito all’occhio come le giornate di aria pulita combacino con l’arrivo del vento e della pioggia e soprattutto come le Alte Pressioni incidano negativamente su di essa.
Dal 12 di Marzo è tornata l’Alta Pressione (con bel tempo e temperature massime molto alte), e con essa le Pm10 sono tornate a sforare dai valori di legge fissati dalla Comunità Europea a 50 parti per milione, contro le 20 parti per milione consigliate dall’OMS.
Le restrizioni al traffico, quindi, non sono il fattore principale per il quale l’aria è migliorata, ma ancora una volta la Natura ci è venuta in soccorso.

Quindi non serve a nulla bloccare il traffico?
La situazione sarebbe di gran lunga peggiore se il traffico fosse normale, quindi, ciò ci deve far riflettere sul fatto che le fonti d’inquinamento nella nostra Pianura sono anche altre, come ad esempio gli impianti di riscaldamento e l’agricoltura intensiva per citarne un paio. Il grafico riportato qui sotto ci mostra i risultati di un’analisi svolta nell’ambito del progetto Life PrepAir (Po Regions Engaged to Policies of AIR) e ci mostra le origini della polveri sottili Pm10 nel bacino Padano. Quasi tutte le attività umane emettono sostanze inquinanti che appartengono a diverse tipologie: particolato (PM10 e PM2,5), Ossidi di azoto (NOx), Ossidi di Zolfo (SOx), Ossido di Carbonio (CO), IPA  (Idrocarburi Policiclici Aromatici come il benzene), Ammoniaca e altri.
In questo articolo abbiamo deciso di prendere in considerazione solamente le polveri sottili Pm10.


Per valutare come le misure restrittive impatteranno sulla qualità dell’aria occorre un periodo di stabilità meteorologica che per ora non c’è stata. E’ tuttavia innegabile che in Cina quanto è accaduto ha avuto un notevole impatto sulla buona qualità dell’aria come dimostrato da queste immagini della NASA che ci mostra la concentrazione di Ossidi di azoto (NOx) derivanti dalle attività industriali prima e durante il contagio da Covid-19:

In Italia, però, è ancora presto per arrivare a queste conclusioni poichè i dati sono stati falsati da quanto è accaduto meteorologicamente dopo il 25 di febbraio. Pertanto ci sentiamo di diffidare dagli articoli che sbandierano il merito di tale miglioramento alle misure adottate per fronteggiare la pandemia, è ancora troppo presto e scientificamente necessita di studi e conferme che allo stato attuale mancano.

Quanto sta accadendo avrà ripercussioni sul Global Warming?
Purtroppo no, se ci saranno delle ripercussioni, saranno del tutto irrisorie. Il Riscaldamento Globale funziona un po’ come un forno, anche quando lo spegnamo continua a riscaldare e a cuocere le pietanze che vi sono all’interno. Questo significa che anche se oggi smettiamo di produrre gas serra, il Pianeta continuerà a riscaldararsi per svariati anni poichè i gas sono già stati immessi in grande quantità e prima che questi vengano smaltiti naturalmente con i processi geo-bio-chimici dovrà trascorrere molto tempo.

Cosa possiamo fare per cambiare qualcosa?
E’ estremo da dirsi, ma sicuramente ciò che sta accadendo nel Mondo e nel nostro Paese in questi giorni può e deve diventare un occasione per ripartire e svoltare definitivamente verso un’economia green. Il tracollo dell’Economia che sta avvenendo sicuramente ci porterà a “resettare” il sistema e a dover ripartire per recuperare il terreno perso, ma questa ripartenza potrebbe essere un coltello a doppia lama. Tanto si potrebbe patire green quanto peggiorare la situazione precedente per accelerare nel recupero. Il nostro augurio, ovviamente, è che i Paesi colpiti da questo virus colgano l’occasione per far tesoro di quanto accaduto e che sviluppino il sistema di “telelavoro” per ridurre la mobilità e sempre in quest’ottica anche diminuire la distanza della filiera produttiva.

Una calamità come occasione?
Si, la pandemia è ancora lontana dall’essere sconfitta, ma prima o poi terminerà come tutte le altre pandemie del passato. La Cina lentamente sta uscendo da questo tunnel buio e l’economia ripartirà, approfittiamone per ricostruire un nuovo ciclo economico mondiale ripartendo da zero.

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Dott. Matteo Benevelli

Il nostro Pianeta ha la febbre sempre più alta

Il nostro Pianeta ha la febbre sempre più alta

Di anno in anno la situazione è sempre più lampante, ormai i cambiamenti climatici sono sempre più sotto gli occhi di tutti ed anche l’andamento avaro di neve di questo inverno sta facendo capire all’opinione pubblica che qualcosa non va.
L’ultima notizia triste, in ordine di tempo, ci giunge dall’Antartide dove nella giornata di gioviedì 06 febbraio è stata raggiunta l’incredibile temperatura di 18,6°C.

La stazione di rilevamento è quella di Esperanza, che si trova nella lingua di terra che si estende dal continente bianco verso la Terra del Fuoco nel Sud America. Per la cronaca: in quella zona da qualche giorno si stanno registrando temperature di molto al di sopra della media climatica ed il calore ha raggiunto l’Antartide. Si tratta del valore più alto raggiunto dai termometri in quella zona dal 1961, ovvero da quando vi si compiono misurazioni meteorologiche. Ciò che preoccupa, tra l’altro, è che il record precedente è stato battuto di quasi 1°C, e peggio ancora è il fatto che il precedente record negativo è stato registrato solamente 5 anni fa.

Presso la seconda base argentina in quella zona, chiamata Marambio, situata più a sud rispetto ad Esperanza i termometri hanno toccato i 14,1°C.
Una bolla di calore particolarmente intensa sta interessando tutta la regione antartica per una media generale di +2,8°C rispetto alla normalità. Magari ai più può sembrare un valore irrisorio, ma si tratta di una situazione preoccupante perchè anche un solo grado centigrado può fare una differenza enorme tra la soglia di fusione e di solidificazione dell’acqua.


Il record assoluto della Regione Antartica appartiene invece all’isola di Signy, che si trova attorno al 60° parallelo Sud, qualche centinaio di chilometri e 3 gradi di latitudine a Nord-Est della base argentina: 19,8 gradi, rilevati nel marzo 1982.

Da poco, circa nella stessa zona, ha iniziato a muoversi il gigantesco iceberg A68 staccatosi dal continente antartico nel luglio 2017. Una immensa isola di ghiaccio galleggiante con una superficie di oltre 5.800 km2, inoltre, l’A-68 è uno dei più grandi iceberg mai osservati, secondo solo, per ora, all’iceberg B-15, staccatosi nel marzo 2000 dalla barriera di Ross, il quale aveva una superficie di circa 11.000 km2.

Negli ultimi 50 anni nella penisola Antartica le temperature sono salite di ben 3°C con un conseguente aumento della velocità di fusione del ghiaccio, fenomeno che ha avuto un ruolo chiave nel distacco dei suddetti iceberg dalla paittaforma Larsen. Per darvi un’idea di dimensioni rapportate all’Italia, potremmo dirvi che il blocco di ghiaccio distaccatosi ha un estensione maggiore a quella della Liguria.
Il destino di queste gigantesche zattere è quello di galleggiare alla deriva, o lungo le coste dell’Antartide (come ha fatto A68 fino ad ora), o di dirigersi verso nord in direzione Isole Sandwich Australi (territorio inglese) dove fondono velocemente per via delle temperature dell’aria e del mare.

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AGGIORNAMENTO DEL 14 FEBBRAIO 2020

Purtroppo l’ondata di calore non ha raggiunto il suo picco nella giornata del 06 Febbraio, ma ha proseguito nella sua corsa fino al giorno 09 Febbraio, quando nella stazione di Marambio i termometri sono arrivati a varcare abbondantemente la soglia dei 20°C, temperatura mai toccata in precedenza.
Alcuni nostri colleghi hanno sminuito nei giorni successivi il 06 di febbraio il dato registrato nella stazione di Esperanza, sbandierando il record di calore precedente che risaliva al 1982 ed era stato registrato presso la stazione di Marambio con un picco di ben 19,8°C. Ma nel mentre sono stati zittiti da questo nuovo apice di caldo che ha spostato il record oltre l’impensabile soglia dei 20°C.

Fortunatamente, ora, le temperature sembrano essersi riportate su valori un po’ più consoni, ma ancora al di sopra della media.
Ci auguriamo di non dover fare altri aggiornamenti nei prossimi giorni e di non dover mai più parlare di temperature alte nel continente Antartico.
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Dott. Matteo Benevelli

L’uragano dei record

L’uragano dei record

Pochi giorni fa vi abbiamo parlato dell’Uragano nato al largo di Capo Verde che ha messo nel mirino l’Europa.
In barba a tutte le previsioni è cresciuto drastiamente ed ha raggiunto la spaventosa categoria 5 nella giornata di domenica 29 settembre facendo sì che Lorenzo sia il primo Uragano di una potenza così alta ad essersi spinto così ad est.


I venti hanno superato per qualche ora i 250 Km/h, ma fortunatamente in una zona dell’Oceano Atlantico privo di isole.
Fortunatamente la sua forza è subito scesa fino all’attuale categoria 2 (venti compresi tra i 154 ed i 177 Km/h), ma vista la sua imprevedibilità non è da escludersi che possa crescere nuovamente d’intensità. Certo è che nel suo mirino sono ancora presenti le isole Azzorre, soprattutto le due isole esterne: Flores e Corvo. Il resto delle Isole, comunque, non se la passerà bene ugualmente per via delle alte onde che un Uragano può generare (si stima tra i 5/6 metri d’altezza) ed anche per le forti raffiche di vento che conseguiranno al passaggio di questo vortice. L’arrivo è previsto nel pomeriggio di martedì 01 ottobre.

Una volta attraversate le isole portoghesi, Lorenzo, proseguirà il suo viaggio verso le coste occidentali dell’Irlanda che verranno raggiunte tra mercoledì e giovedì prossimi. Su questo scenario ci riserviamo ancora un giorno o due per valutare i prossimi modelli previsionali.

Certo è che tale gigante creerà qualche scompenso meteorologico sullo scacchiere europeo, innescando fasi alternate di caldo-freddo-caldo-freddo che condizioneranno la prima parte del mese di Ottobre fino a quando la situazione non si appianerà con il passare dei giorni.

Questo evento rappresenta un “record” per gli annali meteorologici, prima di ieri mai un Uragano di categoria 5 si era spinto così vicino all’Europa e questo potrebbe essere un segnale chiaro e forte di una nuova problematica con la quale dovremmo fare i conti in futuro. Gli Uragani, pertanto, potrebbero diventare anche un problema europeo e non più una prerogativa delle coste orientali degli oceani Atlantico, Pacifico e Indiano.
Un altro inaspettato regalo del riscaldamento globale.

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Quando l’uomo tocca il fondo… inizia a scavare

Quando l’uomo tocca il fondo… inizia a scavare

Giusto pochi giorni fa abbiamo postato un nostro video per sensibilizzare i nostri utenti sull’importanza dei Ghiacciai e sul loro drammatico ritiro a causa dell’innalzamento globale delle temperature.
Di contro da qualche giorno circolano in rete delle immagini che definire “grottesche” è un eufemismo. Immagini che ritraggono delle ruspe in azione su un ghiacciaio austriaco, il Pitztal, per far spazio a nuove piste da sci per il turismo invernale.

Una lingua di ghiaccio tra le più belle d’Europa che è stata letteralmente distrutta per essere messa in sicurezza al fine di scivolarvi sopra durante l’inverno per il godimento dei turisti. Un intervento che accelererà inevitabilmente la sua scomparsa già di per sè segnata se non si interverrà sul clima in breve tempo.

Non vi neghiamo che quando abbiamo visto questa immagine con due ruspe in azione su un ghiacciaio abbiamo sorriso… “sarà la solita bufala sul clima, una delle tante che si trovano sulla rete, di quelle dove si esagera talmente tanto che è impossibile credere che siano vere… sarà una valanga sulla quale è stato fatto un copia-incolla di ruspe”… invece no.
Abbiamo compiuto qualche ricerca in merito e le foto sono state scattate dal WWF austriaco. Quelle ruspe si trovano a circa 3.000 metri di quota e stanno martoriando il Pitztal e la cresta di montagna che lo sovrasta al fine di ospitare un impianto di risalita.

Insomma, quando l’uomo pensa di aver toccato il fondo… inizia a scavare.

Ma come vi abbiamo mostrato nel nostro video sulla nostra pagina Facebook i ghiacciai mondiali sono comunque in forte regressione per via dell’aria e degli oceani sempre più caldi.

La colpa di questo innalzamento di temperature?
Inutile negarlo… le attività umane hanno un impatto disastroso sull’innalzamento globale delle temperature.

In che modo?
Sfruttando le risorse “finite” del nostro Pianeta al fine di crescere “all’infinito”. E già su questo primo contrasto dovremmo capire che qualcosa non va.
Una crescita continua su un pianeta che non può crescere a sua volta è qualcosa di illogico. La popolazione umana cresce velocemente, ma quella animale crolla drammaticamente. Ogni giorno 200 specie viventi si estinguono, ogni secondo una porzione di foresta Amazzonica grossa come un campo da calcio scompare (ogni secondo!), da chè avete iniziato a leggere queste righe provate a calcolare quanta foresta è scomparsa.

Scomparsa per quale motivo?
In primis per far spazio a pascoli, pascoli necessari per l’allevamento di bestiame che vede un incredibile aumento della richiesta di carni sul mercato mondiale, poi per l’insediamento umano e le infrastrutture necessarie per sostenere questa industria.
In secondo luogo le emissioni di gas serra per via dei mezzi di trasporto, delle industrie, degli impianti di riscaldamento.
Il calore, poi, favorisce lo scioglimento del permafrost nel sottosuolo siberiano e canadese, che emette gas metano nell’atmosfera con un effetto 30/40 volte più dannoso dell’anidride carbonica.
Ma ovviamente la problematica è molto più complessa per via dell’effetto domino che viene innescato dallo squilibrio di un fattore che trascina con sè tutti gli altri.

Ma le glaciazioni ed il caldo ci sono sempre stati!
Giusto… ma in questo momento dovremmo trovarci all’inizio di una nuova fase glaciale, in cui le temperature iniziano a scendere, ma al contrario il nostro Pianeta si sta riscaldando ad una velocità maggiore di quanto visto nelle ere passate. Negare che l’essere umano sta immettendo nell’atmosfera una gran quantità di gas che altrimenti sarebbero immobili sotto forma solida nel sottosuolo è da irresponsabili.

Cosa possiamo fare?
Purtroppo siamo arrivati ad un punto in cui un cambiamento di rotta è necessario. Le soluzioni sono già state trovate, ora sono solo da mettere in pratica. La scienza ha già scoperto cosa non va e cosa va fatto, ora è solo una questione politica. Noi, tuttavia, dobbiamo metterci il cuore in pace ed accettare il fatto che un prezzo sarà da pagare e che sicuramente comporterà per noi dei sacrifici, ma la ricompensa sarà il nostro futuro.

Fotografie: @climate sentinel – WWF Austria

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Dott. Matteo Benevelli

Focus incendi

Focus incendi

Metà del nostro pianeta è alle prese con incendi, l’altra metà lo ignora…

In questi giorni si è fatto un grande parlare del disastro che stà affliggendo la Russia, un disastro di proporzioni immense, un disastro che è ben lontano dall’essere risolto e non c’è intervento esterno che possa in qualche modo fermare un focolaio di tale estensione.

L’unica speranza?
Probabilmente la Natura stessa, la Natura che con le sue piogge in larga scala potrebbe arginare ed estinguere questo disastro.

Sono previste piogge in Russia?
No… o almeno quel genere di pioggia solitamente si presenta al cambio di stagione, quindi ad ottobre.

Quindi gli incendi in Russia potrebbero durare ancora due mesi?!?
Purtroppo è uno scenario probabile, perchè il fronte è talmente esteso che l’acqua dei pochi mezzi antincendio non riesce ad andare più veloce della crescita del fronte infuocato.
I focolai purtroppo si trovano spesso in zone remote non raggiunte da alcuna via di comunicazione e pertanto irraggiungibili da uomini e mezzi.

Nel frattempo il fumo sprigionato da questo incendio (per la precisione i focolari sono centinaia, ma per semplicità lo descriveremo come un unico evento), ha già viaggiato per migliaia di chilometri verso est arrivando all’oceano e spingendosi addirittura in Alaska dove per la prima volta sono stati registrati dai termometri di Anchorage 34°C!

Impressionante anche l’emissione di gas inquinanti nell’aria e soprattutto di gas climalteranti come anidride carbonica e monossido di carbonio. Gas che nei mesi e probabilmente anni a venire avranno un impatto rilevante sul clima del nostro pianeta. Le ceneri stesse oscureranno il cielo e molto probabilmente si parte si depositeranno sui ghiacci artici accelerandone ulteriormente lo scioglimento.

Abbiamo percaso fatto accenno alle caratteristiche del territorio siberiano?
Il suolo siberiano è soprattutto torboso, uno strato spugnoso solitamente intriso di acqua e composto da radici e composti organici che una volta seccati diventano un ottimo carburante per le stufe poichè facilmente incendiabile.
Solitamente sotto questo primo strato di torba è presente il Permafrost, ovvero una zona di suolo ghiacciato nel quale è imprigionata acqua ghiacciata ed altre sostanze organiche decomposte migliaia di anni fa.
Il calore degli incendi e più in generale del surriscaldamento globale ne stanno favorendo lo scioglimento, con il disastroso effetto che con lo scioglimento si liberano nell’atmosfera tonnellate di metano. Il metano è 30 volte più dannoso dell’andidride carbonica.

Insomma, questo racconto inizia a divetare poco digeribile ed angosciante, ma ci preme farvi capire come tutto nel nostro piccolo pianeta sia collegato… TUTTO!
“Ad ogni azione corrisponde una reazione”

Uno scenario decisamente poco confortante, uno scenario che rende ancora più grave il monito lanciato dalla Commissione dell’ONU per il clima due giorni fa.

All’inizio di questo articolo vi abbiamo accennato di mezzo pianeta in fiamme… già… perchè in questo momento non sta bruciando solamente la Russia, ma fronti anche peggiori sono attivi in Africa ed in Amazzonia dove vastissime aree di foresta tropicale sono in fiamme. Altre migliaia di ettari di foreste che in poche ore riemettono nell’aria tonnellate e tonnellate di anidride carbonica che gli alberi avevano immagazzinato nei propri tronchi con la fotosintesi clorofilliana.

In Italia va meglio?
Ironia della sorte vuole che in 24 ore abbiamo visto bruciare due grandi capannoni contenenti sostanze plastiche nella nostra Regione. Il primo ci tocca da vicino perchè è avvenuto a Bibbiano, il secondo è tutt’ora in atto nel faentino e preoccupa molto per la possibile emissione di diossina nei dintorni.
Se volete approfondire quanto accade a Faenza vi rimandiamo alla pagina dei nostri colleghi del Centro Meteo Emilia Romagna che da ieri segue di ora in ora gli sviluppi del rogo.

Tiriamo un po’ di somme?
In queste ore stiamo perdendo una vasta fetta dei polmoni verdi che ci riformiscono di ossigeno liberandoci della pesante anidride carbonica. Questi polmoni non potranno rigenerarsi prima di qualche decennio. Tutto questo mentre il nostro pianeta mese dopo mese fa registrare sempre più record di caldo estremo.

Non c’è più tempo… dobbiamo intervenire!

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Dott. Matteo Benevelli