Il muro di Stau sul nostro Crinale

Il muro di Stau sul nostro Crinale

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Perché sul nostro Crinale sono presenti delle nuvole e in Collina c’è più caldo che in Pianura?
 
Oggi siamo in presenza di una corrente d’aria dominante che soffia dal Golfo di Liguria verso la nostra provincia, per poi proseguire il suo percorso verso nord-est in direzione Romagna.


L’aria che arriva dal mare è carica di umidità, sollevandosi per riuscire a valicare le montagne si libera del vapore acqueo che ha in carico manifestandosi sotto forma di nuvola (muro di Stau).
In questa fase l’aria si libera di molta umidità in carico.
Una volta scavalcato l’ostacolo (il nostro Crinale), questa alleggerita scende lungo l’Appennino e riprende la sua corsa. In questa discesa si comprime riscaldandosi di circa 1°C ogni 100 metri di caduta.
Tuttavia nei fondovalle e in Pianura l’aria è più pesante, fredda e umida, quindi difficile da spostare. Per tale ragione l’aria in discesa si ritrova a dover “galleggiare” forzatamente su questo cuscinetto e prosegue il suo viaggio verso la Romagna senza scaldare e asciugare le zone più basse della nostra provincia.
 
Se ne deduce, quindi, che in Pianura il vento è assente, le temperature molto rigide con la formazione di una vera e propria “cupola” stagnante di aria inquinata e foschie.

Questo è il concetto alla base dell’inversione termica in regime di correnti d’aria dal mar Tirreno. In condizioni normali avremmo un vento caldo di Garbino (Libeccio) che potrebbe far salire i termometri oltre i 20°/30°C in Pianura.

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Dott. Matteo Benevelli

Inversione Termica

Inversione Termica

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Inversione Termica

Quella di mercoledì 13 gennaio 2021 è una di quelle giornate particolari in cui le temperature sono letteralmente “rovesciate” rispetto al solito.

Nella nostra Regione, tuttavia, non si tratta di un evento raro. Le temperature registrate dai termometri sono di ben 14°C in Collina contro i 4°C presenti nella Pianura a soli 200 metri in altezza di differenza.

La motivazione di questo sbalzo è da ricercare in un leggero vento di “Foehn” che si è formato sulle Alpi a causa di un getto di aria fredda e umida in arrivo dalla Francia. Quest’aria scontrandosi con il muro alpino cerca delle scappatoie laterali per aggirare la barriera alta più di 4.000 metri.
In questo caso la via di fuga si trova tra la Svizzera e la Lombardia dove le montagne sono più basse ed è presente un vero e proprio corridoio naturale che permette il passaggio del vento.
Il vento che scende dalle Alpi, però, superando l’ostacolo perde la sua umidità e precipitando si riscalda, pertanto risulta caldo e secco.

Scendendo in Pianura, però, non ha sufficiente forza per scalzare l’aria fredda e pesante presente in quella zona. Questo, quindi, galleggia sopra questo “cuscinetto” freddo e duro rimanendone al di sopra.

Il risultato è che il vento caldo si propaga ad una quota di 300/400 metri sulla Pianura senza raggiungere mai il suolo… il suolo, però, lo raggiunge in Collina causando un aumento importante delle temperature.

Nella fotografia della nostra webcam posta sul Monte Evangelo a 400 metri di quota ci mostra chiaramente questa differenza caldo secco / freddo umido, grazie alla differente riflessione dei raggi solari.

La cupolo grigia, quindi, è principalmente aria ricca di umidità e anche di una discreta componente di polveri sottili che bloccano i raggi solari rendendo cupo il paesaggio. Di contro, invece, lo strato d’aria sovrastante che è più secco permette una più ampia visuale.
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Le nuvole di Kelvin-Helmholtz

Le nuvole di Kelvin-Helmholtz

In questo breve articolo vi vogliamo parlare delle bellissime nuvole di Kelvin-Helmholtz. Si tratta di una delle tante forme affascinanti che possono assumere le nuvole e prendono questo strano nome dalla legge fisica della fluidodinamica scoperta dal tedesco Hermann von Helmholtz e dall’irlandese William Thomson Kelvin.

I due scienziati osservarono che se due fluidi a contatto tra loro si muovono a velocità diverse, alla prima perturbazione che avviene nel punto di contatto tra i due si formeranno perturbazioni e vortici che ne andranno a far perdere definitivamente la configurazione che era presente all’inizio.

Per farla più semplice abbiamo preso questa bellissima immagine ripresa da Beppe Dallari di Casalgrande il giorno 8 dicembre del 2020. Questa porzione di cielo è ripresa dalle colline di Casalgrande in direzione delle Alpi tra Italia, Francia e Svizzera. In quella giornata era presente una ventilazione quasi assente a livello del suolo ma in quota il vento si spostava verso nord a velocità diverse a seconda dell’altezza.
Le nuvole in oggetto sono quelle che appaiono come un impetuoso moto ondoso degno dell’artista giapponese Katsushika Hokusai.


Ma vediamo per mezzo di questa grafica di cosa si tratta:

In questo caso non parliamo di moto ondoso, la meccanica che porta alla formazione di questi “cavalloni” è completamente diversa. In questo caso abbiamo due differenti correnti d’aria che si muovo nella stessa direzione, ma a velocità diverse. La corrente d’aria superiore è più veloce rispetto a quella sottostante ma finché non interviene un agente perturbante non si innescano il vortici. La perturbazione si innesca per mezzo di una differente pressione delle due correnti d’aria che da forma ad una reciproca attrazione delle due strisce d’aria. L’aria che scorre più lenta è sottoposta ad alta pressione, mentre la più veloce si trova in condizioni di bassa pressione. Il movimento verso l’alto della corrente d’aria più lenta dilata l’aria e rende visibile un pennacchio di nuvole che, travolto dalla maggior velocità dell’aria soprastante, genera un vero e proprio vortice. La successione di vortici successivi è una diretta conseguenza della reazione a catena innescatasi.

Nuvole come queste sono abbastanza rare ma non impossibili da osservare. Ora, se ne vedrete qualcuna, saprete spiegare a chi è con voi il perché di questi riccioli.

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Nuvole Mammatus

Nuvole Mammatus

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Nuvola Mammatus

In condizioni meteorologiche come quelle di oggi (Venerdì 31 Luglio), è facile che si sviluppino nubi torreggianti quali Cumulonembi, che salgono rapidamente verso l’altro per poi espandersi orizzontalmente una volta raggiunta la tropopausa.

I Mammatus sono delle formazioni mammilliformi accessorie dell’incudine dei Cumulonembi. Essi hanno maggiore probabilità di formarsi quando l’incudine si estende per svariati chilometri rispetto alla torre centrale del Cumulonembo da cui si è originata. Nelle immagini allegate, ad esempio, il nucleo del Cumulonembo si trova nella valle del Reno sull’Appennino bolognese, ovvero 50 Km più ad est rispetto alla valle del Tresinaro dove sono state catturate queste immagini.

Ma come si formano?
I Cumulonembi portano grandissime quantità di aria umida e calda negli strati alti della nostra troposfera fino alla torpopausa. Al raggiungimento di questa “barriera” l’aria umida si esapande a fungo formando un’incudine di vapore acqueo che inizia a gelare in cristalli di ghiaccio oppure in acqua sopraffusa. Fino a quando il temporale ha sufficiente spinta verticale il tutto resta sospeso in alta quota, ma quando questo perde forza o l’incudine si allunga troppo, il peso di queste gocce d’acqua sopraffusa o cristalli di ghiaccio fa sì che inizino a cadere per forza di gravità.
Ma appena queste gocce escono dall’incudine trovano delle condizioni opposte, ovvero aria fredda e secca, che fanno sublimare velocemente i corpi in caduta e sottoforma di vapore riprenderanno a salire.
Questo moto di discesa e salita velocemente si organizza in una sorta di moto convettivo che da terra appare come un “cuscinetto”, i “Mammatus”.

(Mammatus del 31 luglio 2020 ripreso da Michele Sensi)

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Pileus, di cosa si tratta?

Pileus, di cosa si tratta?

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Pileus
 
Dal latino “berretto” oppure “copricapo”. Si tratta di una manifestazione meteorologica alla quale possiamo assistere non di rado durante la crescita di un Cumulo.
 
Quando questo cresce molto velocemente in altezza. Si tratta di una “lente” di aria umida compressa che viene spinta verso l’alto dalla veloce corrente ascensionale del Cumulo in crescita. Questa “lente” diventa visibile nel momento in cui raggiunge il punto di rugiada manifestando tutto il suo vapore acqueo.
 
E’ una nuvola accessoria di Cumuli e Cumulonembi, quindi, e quando sono presenti possono modificare il nome delle suddette nuvole, ad esempio, in “Cumulonimbus pileus”.
 
Se ne vedete uno fategli subito una foto, poiché in breve potrebbero scomparire inglobati dall’evoluzione del Cumulo sottostante.
 
Questo scatto… stranamente… è di Michele Sensi e ci mostra un Pileus durante l’ondata di maltempo di venerdì scorso.
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