Primi accenni di inizio estate ad inizio primavera

Primi accenni di inizio estate ad inizio primavera

Da svariati giorni siamo sotto il dominio dell’Alta Pressione e gradualmente le temperature stanno salendo su tutta la provincia. Un’accelerazione verso l’alto arriverà da oggi (29 marzo) in poi con punte che arriveranno a toccare i 25°C a metà settimana.

Temperature del genere sono valori più consoni al mese di Maggio, ma ormai dobbiamo abituarci sempre più spesso a sbalzi di temperature che vedono un alternarsi di fasi fredde con fasi calde e la tendenza vede dominare sempre più spesso le seconde.

I modelli attuali sono sempre più inclini a vedere una crescita di questa onda calda che condizionerà “quasi” tutta la settimana entrante ma non per tutta. Da questa fase calda se ne vede già un’uscita nel breve termine. Già a Pasqua potrebbe esserci un vero e proprio “ribaltone” meteorologico con un nuovo crollo delle temperature e finalmente qualche goccia di pioggia. Finalmente perché nel nostro territorio la sete inizia ad essere tanta, la siccità ormai dura da più di un mese e mezzo ed il bisogno di pioggia è enorme. Purtroppo non sembrano precipitazioni particolarmente sostanziose, ma sono pur sempre un piccolo aiuto per il nostro suolo provato. Non è nemmeno remota l’ipotesi che qualche fiocco di neve possa fare il suo ritorno sul Crinale, ma è ancora troppo presto per sbilanciarsi in ipotesi così lontane nel tempo.
Sicuro è che nei prossimi giorni ci dovremo preparare ad innafiare i nostri giardini poiché il caldo ci terrà compagnia fino a venerdì sera.

Si tratterà di giornate serene con poche nuvole e segnate dalla latitanza del vento che purtroppo favorirà un veloce degrado della qualità dell’aria su tutta la provincia, in particolar modo per la Pianura dove si accumuleranno le polveri sottili ed i pollini (per gli allergici). Se non altro con il caldo si spegneranno gli impianti di riscaldamento che giocano un ruolo fondamentale nell’inquinamento della nostra aria.

Portare pazienza, quindi, è la parola d’ordine… parola alla quale ormai siamo sempre più abituati da un anno a questa parte. Meteorologicamente dovremo prepararci, quindi, all’ennesima oscillazione termica che ci farà attraversare una fase calda e successivamente una più fredda, ma se non altro senza gelate tardive che in questa fase dell’anno creerebbero diversi problemi.

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Dott. Matteo Benevelli

Tornano i temporali a Luglio

Tornano i temporali a Luglio

Il 2 di Luglio sarà il giorno che taglierà a metà il 2020, un anno piuttosto funesto e bisestile. In tanti saranno felici del fatto che il 2021 si avvicina, ma altri saranno in ansia per ciò che potrebbe rappresentare il 2° tempo del 2020. Stando ai modelli matematici che da giorni si stanno allineando sempre più, sembra che il 2° tempo si apra all’insegna dei temporali e molto probabilmente al ritorno della grandine.

Nella seconda metà di giugno l’Anticiclone delle Azzorre ha dettato legge sul nostro territorio garantendo cielo sereno ed un brusco innalzamento delle temperature che fortunatamente non hanno mai raggiunto livelli soffocanti. Questo fino all’interazione degli ultimi giorni con l’Anticiclone Africano che sul finire di giugno si è sostituito al collega azzorriano richiamando flussi umidi dal Tirreno.

Questa fase anticiclonica, però, subirà una brusca interruzione nei primi giorni di Luglio.

Cronologia
Il giorno 2 un flusso di aria fresca ed umida farà il suo arrivo in Europa entrando dall’Atlantico in Francia e dirigendosi verso le nostre Alpi. Questo “muro” di 4.000 metri devierà una parte della corrente verso nord in direzione Svizzera e Austria, ed un’altra parte verso sud nel Mediterraneo.
Ciò genererà un vortice di bassa pressione che dovrebbe collocarsi proprio nei paraggi della nostra Regione.
Il giorno 3 questa bassa pressione avrà un ruolo chiave nel richiamare le due correnti atlantiche frazionate: la corrente d’aria fredda che è transitata a nord delle Alpi farà il suo arrivo nella Pianura Padana aggirando l’arco dall’Austria e la Slovenia attraverso la “porta della Bora“; la seconda corrente d’aria riscaldatasi sul Tirreno scavalcherà l’Appennino da dietro il nostro Crinale.

Lo scontro
Sulla nostra Regione, quindi, si verranno a scontrare due correnti opposte. Una più fresca e secca (quella in arrivo dalla porta della Bora), ed una più calda ed umida (in arrivo dal Tirreno). Lo scontro avverrà nella nostra Pianura dov’è pronta ad esplodere una vera e propria “polveriera” di energia potenziale dovuta alle alte temperature che da giorni superano i 33°/34°C generando correnti convettive estremamente minacciose.

Cosa potrebbe accadere?
Se si verificasse il quadro che abbiamo appena delineato, sul nostro territorio si verrebbero a generare delle potenti celle temporalesche che porterebbero ad una vivace attività elettrica e molto probabilmente eventi grandinigeni sotto i Cumulonembi più grandi. Temporali che potrebbero essere anticipati da forti raffiche di vento e “nubi a mensola”. Ciò porterebbe inevitabilmente alla caduta di molte foglie e conseguenti rischi di allagamenti nei sottopassi ed in qualche strada.


Tornerà il caldo?
Si, dopo questa sfuriata di un paio di giorni tornerà un po’ di calma. Le temperature, scese attorno alla media stagionale per via dei temporali, riprenderanno a salire gradualmente. Non avremo dei picchi esagerati e la seconda settimana di luglio potrebbe vedere un po’ di instabilità pomeridiana più blanda rispetto agli eventi del 3.

Non è uno scenario un po’ esagerato?
Ci auguriamo di si, i modelli subiranno dei ritocchi con il passare dei giorni e vi daremo pronta notizia di tutto ciò che accadrà, ma analizzando i dati in nostro possesso oggi questo è lo scenario più probabile.

Perché darne notizia ora quando le previsioni oltre i 3 giorni perdono di affidabilità?
Osservazione corretta, oltre i 3 giorni le previsioni diventano “tendenze” e spesso vengono disattese. Questa perturbazione, però, è prevista dai modelli matematici da svariati giorni e ciò ci fa sbilanciare sul fatto che “qualcosa” di quanto previsto possa arrivare fino a noi. Il nostro augurio è che torni la pioggia e che lo faccia in maniera moderata, ma le alte temperature di questi giorni stanno caricando una “batteria” pronta a far scintille e l’innesco potrebbe arrivare il giorno 3 di luglio.

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 Dott. Matteo Benevelli

Che fine ha fatto l’estate?

Che fine ha fatto l’estate?

Ormai dall’inizio del mese assistiamo sempre più spesso alla dinamica di bel tempo mattutino con sviluppo di violenti temporali nel primo pomeriggio e ritorno alla tranquillità sotto sera. Tanti si chiedono che fine abbia fatto l’estate, ma spesso arrivano a conclusioni troppo semplici. Effettivamente quest’anno stiamo notando una totale latitanza del caldissimo “Anticiclone Africano”, quel mostro di alta pressione che porta temperature esageratamente calde per la nostra latitudine. Mostro alto pressorio a cui ci eravamo ben abituati nell’ultimo decennio e che appunto con la sua assenza ci fa sembrare l’inizio dell’estate 2020 del tutto anomala.

Ma siamo certi che sia così?


Il grafico che vi abbiamo riportato qui sopra, che in gergo si chiama “spaghetto” (non che gli scienziati brillino in inventiva alle volte), ci fa vedere l’andamento delle temperature previsto nella seconda metà di giugno. Pertanto salta subito all’occhio che non avremo dei “picchi” d’innalzamento brusco delle temperature ma una sostanziale lenta crescita dei valori. La linea bianca rappresenta le temperature che il modello matematico si aspetta ed in rosso, invece, vediamo quelle che sono state le temperature registrate in media negli ultimi 30 anni. Già da questo primo grafico si capisce che la nostra sensazione di “estate fredda” è del tutto errata perché addirittura siamo leggermente sopra la media del periodo, quindi ciò che ci trae in inganno sono stati gli ultimi anni che al contrario sono stati segnati dalla frequente presenza ingombrante dell’Anticiclone Africano che di tanto in tanto faceva delle sortite alle nostre latitudini facendoci sudare 7 camicie in anticipo.

Questa cartina, invece, è relativa alla seconda settimana di giugno, che effettivamente è stata segnata da molti temporali ed indubbiamente ha fatto registrare temperature di chiara matrice instabile ed atlantica. Ma anche in questo caso il calo sotto la media è di soltanto 1°/2°C rispetto alla norma. Pertanto anche secondo il NOAA non stiamo attraversando una fase “fredda”, ma tutto sommato nella media degli ultimi 30 anni.

Ma perché quest’anno non abbiamo le incursioni prepotenti dell’Anticiclone Africano?

Un indagine di questo tipo deve farci ampliare la visione d’insieme e non cercare la causa nel nostro vicinato, pertanto dobbiamo spostarci su una “scala globale” di correnti d’aria che fanno sì che l’Anticiclone latiti. Quando si amplia di così tanto lo zoom è scontato che aumentino di molto le variabili in gioco, pertanto ci limiteremo ad un’analisi “superficiale” e non approfondita perché non è nostra intenzione confondere i nostri utenti.

Prima di tutto c’è da dire che l’Anticiclone Africano non è scomparso, c’è ed è in piena forma e lo si nota molto bene da questa immagine satellitare dove con la sua ampiezza abbraccia l’intera zona sahariana.
Semplicemente questo “gigante” è più a sud del solito.

In questa fase dell’anno il Sole al Tropico del Cancro è praticamente allo zenith, il caldo durante il giorno è al suo massimo e ciò favorisce lo scoppio di temporali sub-tropicali appena l’aria umida in arrivo da ovest incontra il caldo secco sahariano. Le correnti d’aria in arrivo da ovest sono i famosi “Monsoni” e sono i venti più potenti al Mondo e sono quelli che regolano le correnti d’aria nell’intero globo.
In questa fase dell’anno le “piogge monsoniche” sono insolitamente più spostate verso sud e ciò favorisce una discesa dell’Anticiclone Africano che quindi latita dalle zone del Mediterraneo permettendo alle basse pressioni di scagliare verso la nostra Penisola flussi di aria fresca ed instabile dall’Atlantico. Questi movimenti inibiscono anche il dominio dell’Anticiclone delle Azzorre che se ne resta tranquillo nell’Atlantico bloccato anche dalla presenza dell’Alta Pressione Scandinava che da settimane non abbandona le zone del nord Europa.

Osservando bene l’immagine satellitare, poi, si possono osservare altri importanti meccanismi che regolano il nostro ecosistema, come ad esempio le nuvole di sabbia del deserto che l’Anticiclone Africano scaglia sull’Oceano Atlantico e che dopo un lungo viaggio arrivano sulla foresta Amazzonica per “nutrirla” di preziosi sali minerali.

Purtroppo ci sono anche degli aspetti negativi in questo spostamento delle piogge monsoniche verso sud, ovvero il rischio che la siccità colpisca zone in cui l’agricoltura e l’allevamento fa grandissimo affidamento su queste piogge. Le zone del Sahel sono da sofferenti sotto questo aspetto e ciò determina carestie, crisi socio-politiche, la cosa all’accaparramento delle risorse ed in fine l’imporsi di bande armate ed estremisti che con la forza non si fanno scrupoli ad accaparrarsele. Pertanto, se la situazione non dovesse migliorare, sarà lecito attendersi un amento dei flussi migratori verso l’Europa.

Come proseguirà il mese?
Sicuramente l’Estate farà il suo corso, il fatto che in questo periodo non sia iniziato con il grande caldo è tutto sommato un bene, ma è ancora troppo presto per dare dei responsi. Non si può assolutamente fare alcuna insinuazione sul come si comporterà. Certo è che nei prossimi giorni non avremo degli sbalzi improvvisi delle temperature e ciò è un bene per i nostri organismi che non subiranno questo stress.

In fine un altro aspetto da non trascurare è il fatto che il nostro territorio aveva sicuramente un gran bisogno di acqua dal momento che la neve non è caduta sul nostro Appennino in inverno ed il nostro terreno risultava sprovvisto di un serbatoio sotterraneo di acqua. Piogge intense, solitamente, sono inefficaci sotto questo aspetto, ma il fatto che queste precipitazioni si siano verificate per molti giorni ha fatto sì che il nostro terreno si bagnasse anche un po’ più in profondità del solito.

Auguriamoci, quindi, che l’Estate del 2020 non abbia degli sbalzi esagerati e che prosegua mite così com’è iniziata.

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Dott. Matteo Benevelli

Terzo affondo freddo dalla porta della Bora

Terzo affondo freddo dalla porta della Bora

Che le stagioni siano ormai saltate è cosa appurata. Anche quest’anno l’Inverno prova a dare qualche colpo di coda in ritardo quando ormai la primavera è ben avviata e le piante presentano i primi fiori da frutto. Recentemente siamo stati interessati dal passaggio di due fronti freddi che dalla “porta della Bora” hanno riportato le temperature sotto la media del periodo e addirittura qualche fiocco di neve fino alla via Emilia.

Con molto ritardo, insomma, l’inverno ha abbandonato la sua noiosa forma circolare ed ha iniziato a muoversi in maniera irregolare con moto verticale generando instabilità e lingue di freddo o caldo che rimescolano l’aria sul nostro continente. Pochi giorni fa siamo stati interessati da due discese fredde, da domani avremo una parentesi calda di 3 giorni, poi un nuovo affondo freddo con il ritorno di abbondanti precipitazioni. Qui sotto vi mostriamo gli “spaghetti” che meteorologicamente ci raccontano gli scombussolamenti dei prossimi giorni:

I modelli previsionali da un paio di giorni prevedono una terza discesa fredda che investirà l’Europa ed il bacino del Mediterraneo. Questa volta l’affondo non arriverà dalla steppa russa, ma scenderà direttamente dall’Artico verso il cuore del continente.

Ancora una volta l’Alta Pressione delle Azzorre giocherà un ruolo fondamentale nell’innescare i movimenti d’aria che riporteranno il freddo sul nostro territorio. Questa volta il gigante alto pressorio si troverà nell’alto Atlantico e non sul Baltico come per i primi due affondi di pochi giorni fa. Ciò determinerà una natura completamente diversa del getto d’aria, che verrà a trovarsi in una posizione più occidentale e pertanto sulla Scandinavia e non più dalle steppe Russo-Kazake.

Differenze tra le due correnti?
Una corrente di aria fredda in arrivo dalla steppa Russa/Kazaka è più secca ed avida di umidità, poiché segue un percorso principalmente di “terra”, senza incontrare mai specchi d’acqua degni di questo nome fino all’arrivo sul mar Adriatico.
Una corrente in calo dalla Scandinava, al contrario, è più umida poiché attinge vapore acqueo dal Mar Baltico e dal Mare del Nord.

Cosa succederà questa volta?
L’Anticiclone delle Azzorre ruotando in senso orario spingerà verso la Germania e la Polonia l’aria del Vortice Polare che scendendo dalla penisola Scandinava andrà ad impattare contro il muro delle Alpi e dei Carpazi. Questa discesa è alimentata anche dal richiamo di due basse pressioni che si troveranno sul Mar Egeo (la prima) e nei pressi di Gibilterra (la seconda). Le due catene montuose e le due basse pressioni saranno all’origine della divisione in ben 3 rami di questo getto d’aria artica.


1° Braccio – Verrà deviato dalle Alpi e richiamato dalla Bassa Pressione presente su Gibilterra.
2° Braccio – Si insinuerà tra la Alpi ed i Carpazi richiamato dalla Bassa Pressione presente nel Mar Egeo.
3° Braccio – Verrà deviato dai monti Carpazi verso est richiamato dalla Bassa Pressione presente nel Mar Egeo e la raggiungerà dallo stretto del Bosforo.

La nostra provincia verrà investita dal 2°Braccio che passando tra Austria, Slovacchia, Ungheria e Slovenia (la Porta della Bora), raggiungerà il nostro territorio con un discreto carico di umidità che potrebbe determinare delle precipitazioni copiose o moderate anche nel reggiano.

Che precipitazioni ci dobbiamo attendere?
Se i modelli resteranno confermati è molto alta la probabilità di nevicate abbondanti sul nostro Appennino con accumuli discreti (al giorno d’oggi si parla di almeno 10/15 cm a Castelnovo né Monti). La Pianura ancora una volta sembra rimanere ai margini di questi fenomeni, ma visto il largo anticipo è necessario attendere l’elaborazione di nuovi dati, poichè il margine d’errore è ancora ampio e non è da escludersi che la neve possa raggiungere anche la via Emilia.

Quali certezze abbiamo?
Con certezza possiamo affermare che la neve farà il suo ritorno sul nostro Appennino. E’ molto alta la probabilità che la neve si spinga almeno fino alla via Emilia se non oltre…
Sicuramente avremo disagi sulla rete stradale del nostro Appennino, ma potrebbero verificarsi anche cadute di alberi o rami a causa del peso della neve. Altro rischio da non sottovalutare sarà quello del ghiaccio, poiché le temperature scenderanno sotto lo zero su tutto l’Appennino.

Se la perturbazione dovesse essere confermata così com’è?
Se la neve dovesse spingersi fino alla Pianura (e lo scopriremmo già nella tarda giornata di Lunedì 30), sicuramente avremo accumuli anche in quelle zone con conseguenti disagi legati ad una copiosa nevicata. Caduta di rami, alberi, rete stradale sporca.

Sicuramente man mano che usciranno nuovi modelli più aggiornati vi terremo informati.

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Dott. Matteo Benevelli

Autunno ai blocchi di partenza

Autunno ai blocchi di partenza

Finalmente l’ottobrata sembra avere le ore contate. Ancora un fine settimana di caldo e bel tempo poi la svolta meteorologica. Il blocco di aria fredda che per molti giorni ha stazionato sulla penisola Iberica e che ha causato molti disagi al nostro stivale si sta velocemente spostando verso est rimescolando le carte in tavola.


Cosa succederà a livello Europeo?
Ad inizio della prossima settimana l’Anticiclone delle Azzorre si spingerà nuovamente verso nord e si posizionerà sulle isole britanniche causando una discesa repentina di aria fredda dal Vortice Polare presente nel profondo nord della Lapponia. Questa discesa lancierà aria fredda nel cuore dell’Europa e contro le nostre Alpi che ancora una volta faranno da barriera deviando le correnti ad est ed ovest.

In Italia?
Nel Tirreno si formerà una bassa pressione che richiamerà a sè questa corrente d’aria fredda che farà irruzione nella nostra Pianura dalla porta della Bora già martedì 29. Le correnti d’aria da est genereranno piogge pomeridiane più insistenti di quanto si presenterà già al mattino ed un discreto calo termico di circa 4°C. La porta della Bora rimarrà aperta anche per tutta la giornata di Mercoledì ed in questa fase avremo temperature massime decisamente inferiori rispetto alla settimana precedente, con temperature di circa 10°C in Città ed in Pianura.

Quanto durerà questa fase instabile?
La perturbazione piovosa durerà circa 2 giorni pieni tra Martedì 29 e Mercoledì 30, poi avremo una parentesi più tranquilla e di nuvolosità variabile.

Arriverà il freddo?
Si, da Martedì 29 inizierà un graduale calo delle temperature su tutta la provincia, ma il vero e proprio crollo lo avremo nei giorni successivi, quando il cielo si riaprirà e lì avremo il primo assaggio d’Inverno.

Come sarà il periodo di Ogni Santi?
E’ ancora troppo presto per saperlo con esattezza, specie in una fase instabile come quella che vi abbiamo appena descritto, ma stando ai modelli attuali farà molto freddo il 1° Novembre con temperature minime che in Pianura potrebbero avvicinarsi molto ai 0°C! Il 2 di Novembre “potrebbe” tornare un po’ di pioggia, ma saremo più precisi nei prossimi giorni.

Conclusioni
Il caldo di questa seconda metà di Ottobre è stato un evento gradito da molti, ma decisamente anomalo e poco “sano” per noi e per i normali cicli stagionali. Gli alberi, che normalmente a fine Ottobre si presenterebbero spogli, sono ancora ricchi di fogliame verde ed alcuni sono tornati a rifiorire grazie alle temperature favorevoli. Fioriture fittizie che nei primi giorni di Novembre cadranno sotto l’attacco gelido che vi abbiamo descritto poco fa.
Sicuramente l’arrivo di un freddo così drastico e lo sbalzo termico metteranno a dura prova l’oranismo di molti reggiani che si troveranno ad avere a che fare con raffreddori o malanni tipici di questo tipo di stress fisico, non facciamoci trovare impreparati.

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