🔥 Situazione Incendi 🔥

Dieci giorni fa vi abbiamo postato un nostro articolo che voleva accendere i riflettori su quanto stava accadendo nel nostro pianeta sul fronte incendi.

Non solo Russia, quindi, ma anche nel resto del nostro delicato Pianeta, l’unico Pianeta abitabile per quel che ne sappiamo.

A dieci giorni da allora proviamo a vedere cos’è successo e come si sono evolute le cose.

Per farlo ci siamo serviti delle stesse immagini che vi avevamo prodotto prima di Ferragosto. Da un primo punto di vista sembra che in Russia la situazione sia leggermente migliorata, anche se i focolari attivi sono ancora molti e soprattutto irraggiungibili. Qualche precipitazione si è vista e qualche focolaio è stato estinto dall’incredibile sforzo dei vigili del fuoco e dell’esercito.
Attenzione… la situazione non è risolta e la Siberia continua ad ardere, così come le esalazioni di monossido di carbonio che continuano a viaggiare spinte dalle correnti d’aria ad est sull’Oceano Pacifico ed unendosi a quelle pesantissime in arrivo da Pechino (e dalla Cina in generale) dove le esalazioni sono di origine industriale e quindi antropica.

Da un paio di giorni sono stati accesi i riflettori sul Sud America, continente che ospita il maggior polmone verde del nostro Pianeta. Polmone che sta letteralmente bruciando al ritmo di 1 campo da calcio al minuto! Avevamo già citato quella “zona calda” nel nostro articolo precedente e a distanza di 10 giorni la situazione è precipitata ulteriormente.
Dall’inizio dell’anno gli incendi attivi in Brasile sono stati oltre 74.000 di cui solo negli ultimi giorni 9500!
Vuoi per la stupidità umana, vuoi per le scelte politiche scellerate del presidente Bolsonaro, ma quest’anno gli incendi in Amazzonia sono cresciuti dell’84% rispetto al 2018. Un disastro ben peggiore di quanto in atto in Russia. Le esalazioni di monossido di carbonio sono altissime, la perdita di superficie forestale immensa ed i gas serra si propagano su buona parte delle emisfero australe, gas, che non possono essere ri-assorbiti dagli alberi ormai distrutti.
Situazione gravissima, ma che fortunatamente inizia ad essere notata anche dai media e da realtà ben più autorevoli del nostro piccolo punto di vista locale. Confidiamo che ciò possa smuovere la coscienza di qualcuno che possa intervenire velocemente.

E in Africa? Altra zona su cui abbiamo posto l’accento nel precedente articolo?
Beh… la situazione è anche peggiore delle due citate in precedenza. Il centro-sud dell’Africa vede al suo attivo quasi il 70% dei focolai attivi sul nostro Pianeta, un record di cui si potrebbe fare tranquillamente a meno. Anche in questo caso i fattori possono essere molteplici, dai roghi controllati che poi sfuggono di mano, alla terra bruciata fatta dagli agricoltori per liberare i campi dalle erbe infestanti, fino ad arrivare al surriscaldamento globale che alimenta correnti d’aria sempre più impetuose ed energiche.

Fatto sta che tirando le somme le concentrazioni di CO2 nell’atmosfera hanno raggiunto e superato le 410 parti per milione. Sono ormai lontani i tempi in cui gli scienziati ci ammonivano dal non superare mai le 400 ppm di CO2, soglia oltre la quale i cambiamenti climatici sarebbero stati irreversibili.

Nei momenti criciti l’uomo ha sempre tirato fuori il meglio di sè per risolvere i problemi … speriamo solamente che si dia da fare il prima possibile. La scienza ha già fatto luce sul problema, le soluzioni sono state messe sul tavolo, ma le decisioni di applicarle spettano a chi ci governa.
Per guarire dalla febbre si devono ingerire medicine amare, che sicuramente non daranno consenso politico, ma un buon genitore non deve assecondare sempre i capricci dei propri figli, un buon genitore deve saper dire di no ed indicare la giusta via, anche se questa non è la più popolare.
Da bravi figli, noi, dovremo accettarla e comprenderne il significato.

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Dott. Matteo Benevelli

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