Giusto pochi giorni fa abbiamo postato un nostro video per sensibilizzare i nostri utenti sull’importanza dei Ghiacciai e sul loro drammatico ritiro a causa dell’innalzamento globale delle temperature.
Di contro da qualche giorno circolano in rete delle immagini che definire “grottesche” è un eufemismo. Immagini che ritraggono delle ruspe in azione su un ghiacciaio austriaco, il Pitztal, per far spazio a nuove piste da sci per il turismo invernale.

Una lingua di ghiaccio tra le più belle d’Europa che è stata letteralmente distrutta per essere messa in sicurezza al fine di scivolarvi sopra durante l’inverno per il godimento dei turisti. Un intervento che accelererà inevitabilmente la sua scomparsa già di per sè segnata se non si interverrà sul clima in breve tempo.

Non vi neghiamo che quando abbiamo visto questa immagine con due ruspe in azione su un ghiacciaio abbiamo sorriso… “sarà la solita bufala sul clima, una delle tante che si trovano sulla rete, di quelle dove si esagera talmente tanto che è impossibile credere che siano vere… sarà una valanga sulla quale è stato fatto un copia-incolla di ruspe”… invece no.
Abbiamo compiuto qualche ricerca in merito e le foto sono state scattate dal WWF austriaco. Quelle ruspe si trovano a circa 3.000 metri di quota e stanno martoriando il Pitztal e la cresta di montagna che lo sovrasta al fine di ospitare un impianto di risalita.

Insomma, quando l’uomo pensa di aver toccato il fondo… inizia a scavare.

Ma come vi abbiamo mostrato nel nostro video sulla nostra pagina Facebook i ghiacciai mondiali sono comunque in forte regressione per via dell’aria e degli oceani sempre più caldi.

La colpa di questo innalzamento di temperature?
Inutile negarlo… le attività umane hanno un impatto disastroso sull’innalzamento globale delle temperature.

In che modo?
Sfruttando le risorse “finite” del nostro Pianeta al fine di crescere “all’infinito”. E già su questo primo contrasto dovremmo capire che qualcosa non va.
Una crescita continua su un pianeta che non può crescere a sua volta è qualcosa di illogico. La popolazione umana cresce velocemente, ma quella animale crolla drammaticamente. Ogni giorno 200 specie viventi si estinguono, ogni secondo una porzione di foresta Amazzonica grossa come un campo da calcio scompare (ogni secondo!), da chè avete iniziato a leggere queste righe provate a calcolare quanta foresta è scomparsa.

Scomparsa per quale motivo?
In primis per far spazio a pascoli, pascoli necessari per l’allevamento di bestiame che vede un incredibile aumento della richiesta di carni sul mercato mondiale, poi per l’insediamento umano e le infrastrutture necessarie per sostenere questa industria.
In secondo luogo le emissioni di gas serra per via dei mezzi di trasporto, delle industrie, degli impianti di riscaldamento.
Il calore, poi, favorisce lo scioglimento del permafrost nel sottosuolo siberiano e canadese, che emette gas metano nell’atmosfera con un effetto 30/40 volte più dannoso dell’anidride carbonica.
Ma ovviamente la problematica è molto più complessa per via dell’effetto domino che viene innescato dallo squilibrio di un fattore che trascina con sè tutti gli altri.

Ma le glaciazioni ed il caldo ci sono sempre stati!
Giusto… ma in questo momento dovremmo trovarci all’inizio di una nuova fase glaciale, in cui le temperature iniziano a scendere, ma al contrario il nostro Pianeta si sta riscaldando ad una velocità maggiore di quanto visto nelle ere passate. Negare che l’essere umano sta immettendo nell’atmosfera una gran quantità di gas che altrimenti sarebbero immobili sotto forma solida nel sottosuolo è da irresponsabili.

Cosa possiamo fare?
Purtroppo siamo arrivati ad un punto in cui un cambiamento di rotta è necessario. Le soluzioni sono già state trovate, ora sono solo da mettere in pratica. La scienza ha già scoperto cosa non va e cosa va fatto, ora è solo una questione politica. Noi, tuttavia, dobbiamo metterci il cuore in pace ed accettare il fatto che un prezzo sarà da pagare e che sicuramente comporterà per noi dei sacrifici, ma la ricompensa sarà il nostro futuro.

Fotografie: @climate sentinel – WWF Austria

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Dott. Matteo Benevelli

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