Non smette di tremare la Valle dell’Enza

Non smette di tremare la Valle dell’Enza

Da ieri è attivo un intenso sciame sismico di scosse molto lievi, ma molto numerose. 41 scosse in poco più 24 ore sono i sismi di magnitudo compresi tra 2.0 e 3.0 che stanno interessando la bassa valle dell’Enza a confine tra le province di Reggio Emilia e Parma.

La prima scossa è stata registrata ieri pomeriggio (1°Maggio 2020) alle ore 14:47 a 6 Km da Felino (PR), un evento del tutto tranquillo ed al limite degli eventi rilevati dagli strumenti. Da quel momento si sono registrare delle scosse, circa, ogni 2 ore fino a tarda serata.

Questa mattina dopo l’alba, però, la tregua si è interrotta e la terra ha iniziato a tremare lievemente 31 volte (al momento che vi scriviamo).
La scossa più intensa e che ha raggiunto magnitudine 3,0 è stata registrata nel pomeriggio alle 17:55 nel Comune di Felino (PR).

Per quel che riguarda la provincia di Reggio Emilia sono 6 gli eventi sismici che hanno interessato il nostro territorio.
Quattro scosse sulla fascia Pedecollinare nei pressi di Barcaccia a sud di Montecchio Emilia e ad ovest di Bibbiano molto deboli e praticamente percepite solamente dagli strumenti nonostante la superficialità degli eventi.
Altre due scosse, invece, sono più decentrate a sud sulla Bassa Collina:
un evento a Selvapiana a sud di Ciano d’Enza e Canossa;
uno tra gli abitati di Regnano (Viano) e La Vecchia (Vezzano sul Crostolo).

L’evento più rilevante in suolo reggiano è stato quello di Selvapiana che ha raggiunto l’intensità di magnitudine 2,4 rendendosi percepibile anche dalla popolazione nonostante i ben 27 Km di profondità.

A muoversi è un sistema di faglie attive già molto note ai geologi, rientrante in quella famiglia di faglie attive come lo è quella che passa nei pressi di Cadelbosco, Bagnolo, Novellara ma non direttamente collegate e disposte in maniera perpendicolare tra loro.

Queste zone non sono nemmeno nuove ad eventi che innescano veri e propri sciami sismici. In passato più volte la terra tra Reggio Emilia e Parma ha tremato, ecco alcune delle scosse principali:

11 settembre 1831 magnitudo 5,5 con danni a Parma, Reggio e Scandiano
13 marzo 1832 magnitudo 5,5 con danni a Parma, Castelnovo Sotto e Reggio Emilia
4 luglio del 1834 magnitudo 5,7
4 marzo 1898 magnitudo 5,4
15 luglio 1971 magnitudo 5,6 stessa zona di adesso
9 novembre 1983 magnitudo 5,1 danni nella Città di Parma
23 dicembre 2008 magnitudo 5,1

Come avete potuto notare da questo breve “storico” delle scosse passate, questa porzione di terra a cavallo tra le due province di Reggio Emilia e Parma non è nuovo ad eventi sismici.

Le tre scosse tra Langhirano (PR) e Regnano (Viano), invece, sono poste su una seconda faglia più arretrata, ma che comunque si è risvegliata di riflesso.

E’ impossibile fare una previsione sull’evoluzione di tale fenomeno, certo è che ci saranno altre scosse nelle prossime ore. Il nostro punto di vista è sempre lo stesso: meglio tante piccole scosse ravvicinate che una potente e secca che libera molta energia tutta in un colpo. Ovviamente ci auguriamo che sia questo il caso.

Vi terremo aggiornati.

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Dott. Matteo Benevelli

L’odore della pioggia

L’insieme di ozono, petricor e geosmina provoca il tipico odore “temporalesco”.
Quante volte ci è capitato di percepire l’odore della pioggia in arrivo? Non a tutti ma a molti di noi succede
Avvertire un odore particolare quando è in arrivo un fronte temporalesco, sopratutto dopo un periodo di siccità, è perfettamente normale e la scienza ci spiega le motivazioni

Ecco quali sono le cause naturali di questo fenomeno olfattivo.

PRIMA CAUSA: L’AZOTO. Quando le prime gocce d’acqua iniziano a cadere si avverte quell’odore dolciastro e pungente: è l’ozono emanato dai terreni, spesso agricoli,  dagli agenti inquinanti e da fonti naturali. Il motivo per cui all’inizio di un temporale si avverte questo odore è chimico.

L’attività elettrica all’interno delle nubi divide le molecole di azoto ed ossigeno presenti in atmosfera, alcuni di questi si ricombinano con il monossido di azoto, che a sua volta reagisce con gli altri composti presenti in atmosfera creando ozono. 
Le correnti discensionali infine portano le molecole di ozono dalle altitudini piu elevate fino a livello del suolo.

SECONDA CAUSA: IL PETRICOR. La pioggia che cade sulle superfici asciutte solleva le molecole e le polveri depositate su tutte le superfici. Se siete fortunati e vi trovate in mezzo alla natura, le molecole in questione proverranno da piante e foglie, e le vostre papille olfattive annuseranno profumo di vegetazione (o odore di letame, nei casi meno felici).

 Al contrario in città avvertiremo l’odore delle particelle di asfalto o cemento… Questo odore ha un nome scientifico preciso: si chiama petricor, termine coniato da due ricercatori australiani nel 1964 per descrivere la fragranza delle piante che si deposita nei terreni argillosi e viene rimessa in circolo nell’aria dalle precipitazioni.

TERZA CAUSA: LA GEOSMINA. Al termine di un temporale ancora una volta possiamo percepire un odore misto di terra, muffa, muschio ed umidità. E’ la geosmina, un composto organico responsabile, per esempio, del gusto terroso delle barbabietole. La sua origine è dovuta a svariate famiglie di microbi e percepità molto facilmente dall’olfatto umano. Può anche contaminare acque superficiali conferendo all’acqua un sapore terroso e poco piacevole.

Parentesi fresca, ma di breve durata.

Parentesi fresca, ma di breve durata.

Aprile è iniziato con il piede sull’acceleratore dopo un inverno praticamente assente. Temperature molto alte nella prima metà del mese con valori spesso e volentieri di molto sopra la media del periodo con caratteristiche più consone alla metà di Maggio.

La colpa è da ricercare in un potente Anticiclone delle Azzorre che ha dominato nel cuore dell’Europa per svariati giorni, ma il periodo di Pasqua ha portato con sé una discesa di aria fredda artica. Gli effetti di questa discesa, per la nostra provincia, si manifesteranno nella giornata di Martedì 14, quando nel primo pomeriggio si aprirà la “porta della Bora” che letteralmente soffierà via il caldo umido di giorni scorsi. Questo “ribaltone” potrebbe portare con sé un’oretta di instabilità seguita da un riassestamento del tempo e ad un totale rasserenamento dalla serata ed il giorno successivo.

Questa irruzione della Bora avrà il merito di far crollare le temperature riportandole sotto la media del periodo e di spazzare via buona parte delle polveri sottili che si stavano pericolosamente riaccumulando sulla Pianura Padana. Il caldo, poi, stava facendo salire anche le concentrazioni di Ozono in Montagna seppure con valori ancora tranquilli.


Quanto durerà questo fresco?
Sicuramente la giornata più fresca sarà quella di Mercoledì 15, con valori massimi che in Città non dovrebbero salire sopra i 16°C (contro i 25°C del week-end di Pasqua), ma anche Giovedì 16 i valori non dovrebbero salire oltre i 20°/21°C, pertanto valori del tutto nella norma o comunque gradevoli.

Poi cos’accadrà?
La corrente d’aria fredda velocemente si sposterà verso est allontanandosi da noi e liberando il campo alla prima scorribanda dell’anno dell’Anticiclone Africano. Un aiuto a questa rimonta calda arriverà anche dalla bassa pressione presente tra il Marocco e la Spagna che favorirà una risalita di aria dal Sahara. Questo mulinello che ruota in senso antiorario e l’alta pressione che ruota in senso orario spingerà verso il Mediterraneo molta aria calda e secca dal deserto (vedi immagine di copertina).

Tornerà il caldo?
Si, anche se non un caldo irresistibile e duraturo. Il prossimo fine settimana vedrà i termometri spingersi nuovamente su valori molto alti per il periodo di metà Aprile, con punte di 24°/26°C in Città ed in Pianura. Questa parentesi calda, però, potrebbe durare solo un paio di giorni ed innescare una successiva fase instabile portatrice di piogge. Ma non vogliamo spingerci troppo in là con lo sguardo poiché le previsioni del tempo perdono di credibilità già dopo 3 giorni, figuriamoci ad allontanarci così tanto da oggi.

Situazione idrica
Per il momento non siamo in grade sofferenza, il bilancio idro-climatico è nella media nonostante la poca neve caduta durante l’inverno e la pioggia latitante da molto tempo. I nostri fiumi sono in grande sofferenza, ma le piogge di inizio Marzo ci hanno aiutato ad inumidire il terreno quel tanto che basta per resistere ancora qualche settimana. Se nella seconda metà di Aprile arriverà la pioggia, sicuramente non sarà un male in previsione dell’Estate.

Come sarà l’Estate 2020?
Impossibile saperlo, chi si avventura in questo tipo di previsione non fa altro che tirare ad indovinare.

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  Dott. Matteo Benevelli

Continua a bruciare la Foresta Rossa e le fiamme minacciano Chernobyl

Continua a bruciare la Foresta Rossa e le fiamme minacciano Chernobyl

Qualche giorno fa vi abbiamo dato notizia del fatto che un grosso incendio era divampato nella zona di alienazione di Chernobyl, per l’esattezza presso la riserva naturale di Drevlianskyi, un’area protetta di 309 km2. Per quel focolaio è stato fermato un 27enne che avrebbe dato fuoco ad alcune sterpaglie dalla quale è nato il rogo. La zona in questione, seppur lontana svariate decine di chilometri dalla Centrale Nucleare di Chernobyl è stata pesantemente irradiata durante l’incidente del 1986 e risulta essere un braccio della famigerata “Foresta Rossa”, ovvero, una foresta di conifere e betulle che subito dopo l’incidente di Chernobyl virò di colore verso il rosso per poi seccarsi successivamente.

L’incendio in questione è quasi risolto, ma un secondo focolaio ben più corposo è scoppiato a pochissimi chilometri dalle Città fantasma di Prypiat e Chernobyl, fiamme che interessano il cuore della Foresta Rossa e che minacciano la Centrale Nucleare teatro del disastro nucleare del 26 aprile 1986.
Il 90% delle radiazioni è imprigionato nel suolo, ma va da sè che un incendio è in grado di disperdere notevoli quantità di radiazioni con le sue ceneri e polveri generate dalle fiamme e dalle correnti ascensionali del gran calore prodotto.

Per estinguere questo focolaio è attivo sul territorio un totale di 124 vigili del fuoco, 2 aerei An-32P e 1 elicottero Mi-8 che hanno effettuato 42 lanci di acqua e schiumogeni per estinguere le fiamme.

“Ci sono cattive notizie, le radiazioni sono al di sopra della norma”, ha riconosciuto Yegor Firsov, capo del servizio di ispezione ecologica ucraino, fornendo come prova un filmato del contatore Geiger che in quella zona dovrebbe segnare valori di 0,14 μSv/h (microsievert) e poi 2,3 μSv/h, quindi 16 volte superiori!

Com’è potuto accadere?
Sicuramente la matrice dell’incendio è dolosa e piante come conifere, pioppi e betulle non possono che ardere più velocemente rispetto ad altre essenze arboree. A questo va sommato il fatto che quella zona a cavallo tra Ucraina e Bielorussia risente di un inverno estremamente secco ed arido. Al suolo non è presente la neve ed il vento forte che ha interessato ed interessa tutt’ora la zona aiuta la dispersione di tizzoni ardenti e dei fumi radioattivi.

Purtroppo nella zona non è la prima volta che si verificano eventi del genere, un altro vasto incendio interessò la “Foresta Rossa” nel 2018, ma pare che i disagi radioattivi siano stati piuttosto contenuti. La zona di alienazione (disabitata) copre un raggio di 30 Km dalla Centrale Nucleare, pertanto non ci sono grandi rischi dovuti alle fiamme per chi abita in zona, ma sicuramente il riscoperto turismo della zona per un periodo non potrà sfruttare il triste evento del 1986. Solo nel 2019 più di 100.000 turisti si sono recati a visitare la Centrale, frutto di una riscoperta di quanto accaduto figlia della serie TV Chernobyl prodotta da Sky e HBO.

La centrale nucleare a fissione Vladimir Il’ič Lenin di Černobyl’ non è più in produzione dallo spegnimento del reattore 3, avvenuto il 15 dicembre del 2000.

Continueremo a darvi notizie in merito.

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Dott. Matteo Benevelli

Torna a bruciare la Russia, ma non solo.

Torna a bruciare la Russia, ma non solo.

In questo periodo in cui non si fa che parlare della grave pandemia Covid-19 passa un po’ in secondo piano tutto il resto, ma comunque la vita del nostro Pianeta prosegue e con essa anche tutto il resto delle problematiche che riguardano la sua difficile convivenza con noi.
Alcuni aspetti dell’inquinamento ambientale stanno sicuramente migliorando per via delle restrizioni in atto per limitare le diffusione del Coronavirus (vedi il crollo dei voli aerei e delle crocere, enormi fonti di immissione di CO2 nell’atmosfera), ma un aspetto che non accenna a migliorare è quello degli incendi.

E’ di ieri la notizia che tra la Russia e l’Ucraina divampano un gran numero d’incendi, tra cui uno interessa la tristemente famosa “Foresta Rossa” a poche decine di chilometri dalla Centrale Nucleare di Chernobyl. Un focolaio di soli due giorni d’età che sta interessando una zona di conifere e betulle che facilmente ardono disperdendo ceneri e polveri radioattive nelle zone limitrofe ed in direzione della capitale Ucarina di Kiev. Per far fronte alle fiamme sono attivi: 90 Vigili del Fuoco, 18 mezzi di supporto, 1 elicottero e 2 aerei.
La zona interessata è quella della riserva naturale di Drevlianskyi, un’area protetta di 309 km2 situata all’interno dell’area di alienazione e che nel 1986 è stata investita in pieno dalla nube radioattiva del disastro nucleare di Chernobyl.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gran parte delle scorie radioattive, però, va detto che si trovano nel suolo e non strettamente all’interno dei tronchi degli alberi. Ciò è di consolazione, ma una componente radioattiva è ugualmente presente nel fumo e nelle ceneri che i stanno sollevando nella zona e che costituiscono un elemento di rischio in più per i coraggiosi pompieri impegnati nell’estizione dell’incendio.

Spostandoci con lo sguardo nel resto del Mondo, però, la situazione non è migliore. Continuano ad ardere nell’indifferenza la Foresta Amazzonica in Brasile e la penisola del Siam (Myanmar, Laos e Thailandia). Questi sono roghi di matrice dolosa atti a deforestare quelle zone per far spazio ad allevamenti intensivi (per quel che riguarda l’Amazzonia) e piantagioni di Palme da olio (per le zone asiatiche). Una fitta nube di fumo da giorni aleggia su gran parte della Thailandia oscurando il cielo in molte zone.

Il quadro globale della situazione è ben comprensibile guardando l’immagine satellitare della NASA ottenuta con la somma delle fotografie raccolte dal satellite MODIS. Ogni puntino rosso rappresenta un Hot Spot, ovvero un punto caldo generato dalla presenza di un picco termico, ovvero di una fiamma da incendio. Non ci resta che consolarci con il fatto che in Africa le cose non stanno poi andado così male.

Continueremo a monitorare questa situazione come abbiamo sempre fatto per tenervi aggiornati su ciò che accade anche al di fuori della nostra provincia.

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Dott. Matteo Benevelli

Continua a borbottare il sottosuolo emiliano

Continua a borbottare il sottosuolo emiliano

A quasi una settimana di distanza dal nostro articolo che trattava l’argomento terremoti, la situazione continua ad evolversi giorno dopo giorno.

Lo sciame che vi avevamo fatto notare sull’Appennino bolognese nei pressi di Borgo Tossignano e Fontanelice lungo il torrente Santerno, continua a dare segno della sua attività con micro-scosse che dal 20 di Marzo è arrivato alla sua settima scossa.
Niente di esagerato, ma nella giornata di oggi, martedì 31 Marzo abbiamo registrato la scossa più forte con magnitudo 3.0 e ben avvertita dalla popolazione.Le scosse che si stanno verificando in questa zona sembrano interessare due faglie diverse ma limitrofe. Le microzone interessate sono nei pressi di Fontanelice (dove stanno avvenendo le scosse più superficiali) e Casalfiumanese (dove avvengono le scosse più profonde).
Due faglie diverse, quindi, ma che reciprocamente si stimolano e periodicamente rilasciano energia nel sottosuolo, frutto di quella spinta tettonica che schiaccia la nostra Regione tra la placca tettonica Africana e quella Euro-Asiatica. Questa spinta del tutto naturale è all’origine della nascita del nostro Appennino a sud e delle Alpi più a nord.

Riassumendo:
20 Marzo – magnitudine 2,3 a 9,3 Km di profondità (Fontanelice)
25 Marzo – magnitudine 2,7 a 23,0 Km di profondità alle ore 08:42 (Casalfiumanese)
25 Marzo – magnitudine 2,4 a 28,4 Km di profondità alle ore 13:03 (Casalfiumanese)
26 Marzo – magnitudine 2,3 a 10,6 Km di profondità alle ore 02:19 (Fontanelice)
28 Marzo – magnitudine 2,4 a 20,8 Km di profondità alle ore 10:28 (Casalfiumanese)
27 Marzo – magnitudine 2,6 a 9,8 Km di profondità alle ore 05:49 (Fontanelice)
31 Marzo – magnitudine 3,0 a 8,6 Km di profondità alle ore 01:19(Fontanelice)

Ma sempre nell’articolo del 25 Marzo vi abbiamo parlato anche di alcuni movimenti sotto il terreno modenese e ferrarese. Proprio questa mattina alle 11:35 tra Finale Emilia e Ferrara si è verificata una scossa di magnitudine 2,9 ad una profondità di 7,8 Km.
Il sisma è stato avvertito anche in alcune zone del reggiano, così come in Città ai piani più alti delle case e dei palazzi. Non si registrano assolutamente disagi, si è trattato di un evento molto debole, ma che sicuramente va a fare compagni agli eventi registrati il 22 ed il 25 Marzo.

Riassumendo:
22 Marzo – magnitudine 2,0 a 4,2 Km di profondità (MO)
25 Marzo – magnitudine 2,6 a 10,3 Km di profondità (MO)
31 Marzo – magnitudine 2,9 a 7,8 Km di profondità (FE)

Conclusioni:
Sono sicuramente attivi due sciami distinti, uno nel modenese/ferrarese ed un secondo sull’Appennino bolognese.
Ci saranno scosse più forti? Impossibile saperlo, i terremoti non sono assolutamente prevedibili.
Ci saranno altri eventi simili? Qui è già più alta la probabilità, ma facilmente si potrebbe trattare di eventi d’intensità tale da essere rilevata solo dai sismografi o dalle persone più sensibili.

L’unica cosa che possiamo fare è monitorare quanto sta accadendo, lo scopo di articoli come questo è semplicemente quello di creare “consapevolezza” per non farsi cogliere alla sprovvista.

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 Dott. Matteo Benevelli

Brusco innalzamento delle polveri sottili, ma perché?

Brusco innalzamento delle polveri sottili, ma perché?

In tanti in questi giorni ci stanno chiedendo com’è la situazione dell’inquinamento dell’aria in questo periodo di restrizioni dovute al Covid-19 sul nostro territorio. Fino a qualche giorno fa le concentrazioni di polveri sottili erano tutto sommato nella norma, specie dopo le piogge dei giorni scorsi, ma soprattutto nella giornata di ieri si è registrato un “curioso” se non “drammatico” boom delle Pm10 sulla nostra regione.
Nella giornata di ieri e soprattutto in quella di oggi si nota una foschia densa che limita in parte la visibilità nel lungo raggio e ciò non segue un iter logico/meteorologico.

Le Pm10 sono schizzate da 16 ppm fino al terribile valore di 99 ppm a Reggio Emilia, addirittura a 140 ppm a Rimini!

Vedi tabella ARPAE qui sotto:
In situazioni del genere è giusto indagare per scoprire se la causa di questa impennata è da ricercare a livello antropico (uomo) o naturale.

Indagine su una causa antropica:
siamo in una situazione eccezionale di restrizioni che limitano il pulviscolo sotto l’aspetto del traffico delle automobili, anche se i riscaldamenti sono ancora accesi e ben funzionanti visto il ritorno di un po’ di freddo da est. Sui siti d’informazione non si parla d’altro che di Coronavirus e non compaiono notizie di incendi dolosi in vasta scala in Italia e nazioni limitrofe.
Pertanto escludiamo il fattore antropico… per una volta l’uomo sembra non centrare nulla con questo aumento delle polveri sottili.

Indagine su una causa naturale:
Solitamente le cause naturali sono imputabili a grandi concentrazioni di Pollini, ma nonostante l’inizio di primavera non abbiamo un boom di fioriture in questo momento. Un’altra causa potrebbe essere di origine vulcanica, ma per ora tutto è tranquillo in Islanda e nel Sud dell’Italia. In fine ci si può concentrare sulla Sabbia del Deserto.
Le correnti che da qualche giorno dominano sul nostro territorio arrivano da est, la Porta della Bora si è aperta ed ancora non si è chiusa definitivamente. Da est, poi, sono arrivate anche le ultime precipitazioni… che a tutti gli effetti hanno sporcato le nostre automobili lasciate all’aperto in questi giorni di fermo. Ma al tempo stesso la Porta della Bora chiude la porta (permetteteci il gioco di parole) in faccia alla sabbia del deserto del Sahara, che è la prima imputata quando piove sabbia dal cielo.

Indizi:
– correnti dominanti da est
– automobili sporche di sabbia dopo le piogge degli ultimi giorni
– aumento delle Pm10 nonostante la pioggia recente che normalmente le abbatte

Causa:
Mettendo insieme questi indizi un buon detective meteorologico si concentra sul vento da est e ripercorre a ritroso il suo percorso. Con l’aiuto dei satelliti attuali e dei loro delicati sensori si può scoprire che il vento est attinge aria da molto lontano. E se si indaga in quelle zone remote, si scopre che da qualche giorno un’intensa tempesta di sabbia sta interessando la zona del Mar Caspio e del deserto del Karakum (Turkmenistan), 2500 km a est dell’Italia. Questa tempesta solleva i granelli di sabbia e li trasporta per migliaia di chilometri fino alla nostra Pianura (e ad onor del vero va oltre… fino al Portogallo e l’oceano Atlantico).

Conclusioni:
Per una volta l’incremento di polveri sottili non è da imputare all’uomo, ma a cause del tutto naturali. Un evento del genere è piuttosto raro, come detto in precedenza, le tempeste di sabbia che solitamente ci raggiungono sono di matrice sahariana poiché il vento dominante arriva dall’Atlantico sulle nostre latitudini. Questa volta, invece, uno spostamento imponente dell’Anticiclone delle Azzorre verso il Nord Atlantico ed una seconda alta pressione presente sul Kazakistan (nostra vecchia conoscenza di qualche giorno fa con il nome di Jurgen che determinò i fiocchi di neve del 26 marzo), hanno innescato questo “getto sabbioso” verso di noi.

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 Dott. Matteo Benevelli

Perde vigore la perturbazione di fine Marzo

Perde vigore la perturbazione di fine Marzo

Assume sempre più i connotati di un “pesce d’Aprile” la perturbazione che ci interesserà tra il 31 marzo ed il 1°aprile. Meno di 24 ore fa i modelli previsionali erano inclini al prevedere una nevicata copiosa sul nostro Appennino che “avrebbe” potuto interessare in buona parte anche la Pianura Padana con accumuli discreti.
I nuovi modelli, invece, ridimensionano di molto quanto detto in precedenza e le nevicate sembrano relegate solamente alla media Collina e la Montagna. Nevicate, tra l’altro, molto ridimensionate anche come accumuli al suolo che sono scesi dai 40 cm di prima ai 10/15 cm attuali.

Tutto ciò è un ottimo spunto di riflessione sul quanto sia difficile eseguire una previsione nel medio termine, spesso ci sentite dire di diffidare da previsioni meteorologiche che vanno oltre i 3 giorni proprio in virtù di questo. Le previsioni oltre i 3 giorni diventano “tendenze” con un ampio margine d’errore dovuto al fatto che le variabili in atto da dover prendere in considerazione diventano sempre più divergenti ed una previsione sempre più aleatoria. Figuriamoci, poi, l’affidabilità di chi già adesso prova a dirvi come sarà l’Estate 2020… vi diranno sicuramente che sarà caldissima (beh… scontato… si tratta pur sempre di una stagione calda e la percezione di tale valore è del tutto soggettiva), previsione del tutto priva di fondamento ma forte del fatto che farà sicuramente molto caldo in qualche giornata.

Tornando alla nostra perturbazione di fine Marzo, invece, i modelli cambiano ogni 6 ore e ridimensionano in continuazione quanto detto in precedenza.

Certezze:
sicuramente ad un buon fine settimana di cielo tendenzialmente sereno o poco nuvoloso e dalle temperature miti seguirà un inizio di settimana instabile, ma molto meno instabile di quanto ci si aspettava fino a 12 ore fa. Avremo delle precipitazioni, ma la quota neve potrebbe essere più alta di quanto ci si aspettava in precedenza con accumuli più avari.

Possibili scenari:
come vi abbiamo detto poco fa, ogni 6 ore i modelli subiscono dei ritocchi e non è detto che siano per forza peggiorativi. Stiamo parlando di qualcosa che dovrebbe accadere tra 4 giorni, pertanto siamo ancora nel campo delle “tendenze”, per una previsione più precisa dovremo attendere la giornata di domani (domenica 29 marzo) e finalmente potremo dirivi qualcosa di più chiaro.

Come potete notare, vi terremo aggiornati ad ogni cambiamento senza aver alcun timore di dover rinnegare quanto detto in precedenza… fa parte del mestiere. Resta comunque valida tutta la meccanica della perturbazione che vi abbiamo spiegato nel nostro articolo precedente.

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Dott. Matteo Benevelli

Terzo affondo freddo dalla porta della Bora

Terzo affondo freddo dalla porta della Bora

Che le stagioni siano ormai saltate è cosa appurata. Anche quest’anno l’Inverno prova a dare qualche colpo di coda in ritardo quando ormai la primavera è ben avviata e le piante presentano i primi fiori da frutto. Recentemente siamo stati interessati dal passaggio di due fronti freddi che dalla “porta della Bora” hanno riportato le temperature sotto la media del periodo e addirittura qualche fiocco di neve fino alla via Emilia.

Con molto ritardo, insomma, l’inverno ha abbandonato la sua noiosa forma circolare ed ha iniziato a muoversi in maniera irregolare con moto verticale generando instabilità e lingue di freddo o caldo che rimescolano l’aria sul nostro continente. Pochi giorni fa siamo stati interessati da due discese fredde, da domani avremo una parentesi calda di 3 giorni, poi un nuovo affondo freddo con il ritorno di abbondanti precipitazioni. Qui sotto vi mostriamo gli “spaghetti” che meteorologicamente ci raccontano gli scombussolamenti dei prossimi giorni:

I modelli previsionali da un paio di giorni prevedono una terza discesa fredda che investirà l’Europa ed il bacino del Mediterraneo. Questa volta l’affondo non arriverà dalla steppa russa, ma scenderà direttamente dall’Artico verso il cuore del continente.

Ancora una volta l’Alta Pressione delle Azzorre giocherà un ruolo fondamentale nell’innescare i movimenti d’aria che riporteranno il freddo sul nostro territorio. Questa volta il gigante alto pressorio si troverà nell’alto Atlantico e non sul Baltico come per i primi due affondi di pochi giorni fa. Ciò determinerà una natura completamente diversa del getto d’aria, che verrà a trovarsi in una posizione più occidentale e pertanto sulla Scandinavia e non più dalle steppe Russo-Kazake.

Differenze tra le due correnti?
Una corrente di aria fredda in arrivo dalla steppa Russa/Kazaka è più secca ed avida di umidità, poiché segue un percorso principalmente di “terra”, senza incontrare mai specchi d’acqua degni di questo nome fino all’arrivo sul mar Adriatico.
Una corrente in calo dalla Scandinava, al contrario, è più umida poiché attinge vapore acqueo dal Mar Baltico e dal Mare del Nord.

Cosa succederà questa volta?
L’Anticiclone delle Azzorre ruotando in senso orario spingerà verso la Germania e la Polonia l’aria del Vortice Polare che scendendo dalla penisola Scandinava andrà ad impattare contro il muro delle Alpi e dei Carpazi. Questa discesa è alimentata anche dal richiamo di due basse pressioni che si troveranno sul Mar Egeo (la prima) e nei pressi di Gibilterra (la seconda). Le due catene montuose e le due basse pressioni saranno all’origine della divisione in ben 3 rami di questo getto d’aria artica.


1° Braccio – Verrà deviato dalle Alpi e richiamato dalla Bassa Pressione presente su Gibilterra.
2° Braccio – Si insinuerà tra la Alpi ed i Carpazi richiamato dalla Bassa Pressione presente nel Mar Egeo.
3° Braccio – Verrà deviato dai monti Carpazi verso est richiamato dalla Bassa Pressione presente nel Mar Egeo e la raggiungerà dallo stretto del Bosforo.

La nostra provincia verrà investita dal 2°Braccio che passando tra Austria, Slovacchia, Ungheria e Slovenia (la Porta della Bora), raggiungerà il nostro territorio con un discreto carico di umidità che potrebbe determinare delle precipitazioni copiose o moderate anche nel reggiano.

Che precipitazioni ci dobbiamo attendere?
Se i modelli resteranno confermati è molto alta la probabilità di nevicate abbondanti sul nostro Appennino con accumuli discreti (al giorno d’oggi si parla di almeno 10/15 cm a Castelnovo né Monti). La Pianura ancora una volta sembra rimanere ai margini di questi fenomeni, ma visto il largo anticipo è necessario attendere l’elaborazione di nuovi dati, poichè il margine d’errore è ancora ampio e non è da escludersi che la neve possa raggiungere anche la via Emilia.

Quali certezze abbiamo?
Con certezza possiamo affermare che la neve farà il suo ritorno sul nostro Appennino. E’ molto alta la probabilità che la neve si spinga almeno fino alla via Emilia se non oltre…
Sicuramente avremo disagi sulla rete stradale del nostro Appennino, ma potrebbero verificarsi anche cadute di alberi o rami a causa del peso della neve. Altro rischio da non sottovalutare sarà quello del ghiaccio, poiché le temperature scenderanno sotto lo zero su tutto l’Appennino.

Se la perturbazione dovesse essere confermata così com’è?
Se la neve dovesse spingersi fino alla Pianura (e lo scopriremmo già nella tarda giornata di Lunedì 30), sicuramente avremo accumuli anche in quelle zone con conseguenti disagi legati ad una copiosa nevicata. Caduta di rami, alberi, rete stradale sporca.

Sicuramente man mano che usciranno nuovi modelli più aggiornati vi terremo informati.

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Dott. Matteo Benevelli

Sette terremoti in 5 giorni Emilia-Romagna

Sette terremoti in 5 giorni Emilia-Romagna

Premettiamo fin da subito che non vogliamo creare ulteriori allarmisi nei nostri utenti e che nessuno sciame sismico è in atto. Semplicemente da qualche giorno nella nostra Regione si stanno verificando continue scosse di terremoto molto deboli tanto che negli ultimi 5 giorni se ne sono verificate 7.

Il nostro territorio è stato risparmiato, ma questa notte ha tremato la terra nei pressi di Cavezzo ed in alcune zone della nostra provincia è stata avvertita nonostante la debole intensità di magnitudine 2,6. La profondità di questa scossa è stata di circa 10 Km ed è prorpio la zona dov’è presente la famosa faglia che generò lo sciame del 2012. Questo dato non ci deve far preoccupare, ma semplicemente farci ragionare sul fatto che la causa è lei e che di tanto in tanto scarica un po’ di energia (meglio tante piccole scosse che una secca e potente).
Questo evento è stato preceduto da altri due piccoli terremoti, uno sulla stessa faglia (ma molto più in superficie a circa 4 Km) il 22 marzo e nel ferrarese il giorno prima (24 marzo), ma su una faglia diversa e molto più profonda (37,2 Km).

Riassumendo:
25 Marzo – magnitudine 2,6 a 10,3 Km di profondità (MO)
24 Marzo – magnitudine 2,2 a 37,2 Km di profondità (FE)
22 Marzo – magnitudine 2,0 a   4,2 Km di profondità (MO)

Queste tre scosse sembrano apparentemente legate tra di loro (quantomeno sono geograficamente vicine), due delle quali sulla stessa faglia, ma sono slegate come profondità e pertanto da considerarsi come eventi non correlati tra essi. Ad accomunarle, tuttavia, vi è sicuramente la spinta tettonica della placca africana verso quella indo-europea che è all’origine di tutti gli eventi sismici del nostro territorio.

Tre eventi legati tra loro, invece, sono quelli che si sono verificati nell’Appennino bolognese sulle Colline di Imola nei pressi di Borgo Tossignano. Scosse facenti parte di un piccolo sciame che si sta manifestando lungo la medesima faglia profonda, tanto che gli ultimi due eventi molto vicini tra loro, in ordine di tempo e non solo, si sono verificati ad oltre 20 Km.

Riassumendo:
20 Marzo – magnitudine 2,3 a   9,3 Km di profondità
25 Marzo – magnitudine 2,7 a 23,0 Km di profondità alle ore 08:42
25 Marzo – magnitudine 2,4 a 28,4 Km di Profondità alle ore 13:03

In fine la settima scossa è stata registrata a Cervia il 23 marzo scorso con una magnitudine di 2,3 ad una profondità di 10 Km e rientra in uno schema di faglie già conosciuto dai geologi.


Conclusione
Come vi abbiamo detto fin dall’inizio non è nostra intenzione installare alcuna ansia nei nostri utenti, stiamo solo facendo una cronaca di quanto stia accadendo nella nostra Regione, ovvero una curiosa serie di scosse telluriche molto deboli. Eventi come questi si registrano tutto l’anno e non sono per niente pericolosi. Prevedere le scosse di terremoto è impossibile, tuttavia possiamo ragionare sul fatto che piccole scosse frequenti hanno il merito di rilasciare periodicamente cariche di energia che se al contrario si accumulassero nel tempo potrebbero dar forma ad eventi ben più molesti.

Le scosse che si stanno verificando in Croazia sono legate a questi eventi?
Bene o male ci troviamo sulla stessa “Zattera” che viene schiacciata tra Africa ed EurAsia, ma ciò che avviene qui è una cosa, ciò che avviene a Zagabria è un’altra. Siamo in una zona sismica ed eventi di magnitudine 2 in Regione ne abbiamo con la frequenza di 1 ogni 2 o 3 giorni circa.

Potrebbe verificarsi qualcosa di più intenso?
Come vi abbiamo detto è impossibile saperlo, ma non ha nemmeno senso attendere con ansia una scossa di terremoto poichè si generano in maniera del tutto improvvisa e senza una cadenza precisa. Pertanto la probabilità c’è… ma molto remota ed ancora più difficilmente che sia legata ai 7 eventi registrati.

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Dott. Matteo Benevelli